Vaticano

Parolin: l’Intelligenza artificiale sia al servizio dell’umanità, non del profitto

Parolin evidenzia i benefici dell’IA ma avverte sui rischi di un uso guidato dal profitto, richiamando la necessità di preservare valori umani e spirituali.

PIETRO PAROLIN, SEGRETARIO DI STATO VATICANO PAPA LEONE XIV AL MEETING DI RIMINI 7146

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«Non sono un tecnico, ho scoperto l’intelligenza artificiale recentemente e mi ha lasciato allibito perché parlare con questa persona anonima che sembra una persona viva e che ti risponde mi ha veramente lasciato molto sorpreso». Lo ha detto questa mattina a Oria, in provincia di Brindisi, il cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin incontrando la stampa. «Per la Chiesa, vale il discorso di sempre di fronte al progresso e di fronte alle nuove scoperte che soprattutto in questi ultimi decenni sono state rapidissime. L’umanità ha sempre camminato, ma prima ci voleva molto tempo, adesso tutto è diventato velocissimo».

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Tecnologia ambivalente

«Di per sé - ha spiegato Parolin - sono cose buone, anche l’intelligenza artificiale mi dicono che per esempio aiuta a sintetizzare documenti che avrebbero dovrebbero altrimenti prendere mesi e mesi per poterli leggere. E però sono anche ambivalenti, presentano - ha riferito - sempre dei limiti, che devono essere tenuti presenti e che devono essere ovviati proprio sulla linea di quanto dice il Papa nella “Magnifica humanitas”: cioè preservare l’umano, che siano a servizio degli uomini, che siano a servizio dell’umanità, del bene, dello sviluppo dell’umanità e che non sia invece usati per altri scopi a cominciare dal profitto. Purtroppo - ha concluso Parolin - tante volte anche queste cose vengono utilizzate soltanto per guadagnare di più e non invece per favorire e aiutare le persone».

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«Nella Chiesa non tutto è perfetto, ma va amata»

«Come diceva San Cipriano - ha ricordato Parolin - “non può avere Dio per padre chi non ha la Chiesa per madre”. Noi dovremmo davvero riscoprire anche la Chiesa come nostra madre e amarla come si amano le mamme di cui si accetta tutto. Anche se magari qualche volta, come dire, non ci piacciono, assumono qualche atteggiamento che non ci è gradito, però si ama. L’amore non è cieco: vede anche i difetti che ci sono e aiuta a correggerli. Anche nella Chiesa, perchè nella Chiesa evidentemente non tutto è perfetto. Perfetto è solo Gesù Cristo».

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