Social network

Parlamento Ue: dobbiamo garantire un ambiente online sicuro per i minori

Tra le misure richieste, accesso graduale ai social, più trasparenza sui sistemi algoritmici e codice di condotta per gli influencer

Young group of people using mobile phone device standing together in circle outdoors. Millennial friends addicted to social media app, betting or playing video game on platform online. Xavier Lorenzo - stock.adobe.com

3' di lettura

English Version

3' di lettura

English Version

Nel giorno in cui la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha annunciato l’adozione dell’Eu Kids Act - il regolamento che prevede limiti all’uso dei social network da parte dei minori -, anche il Parlamento europeo chiede «una strategia europea integrata» che coinvolga legislatori, famiglie e scuole per garantire che i social media e Internet siano sicuri, in particolare per gli utenti più giovani. Con 395 voti a favore, 136 contrari e 80 astensioni, gli eurodeputati hanno adottato una serie di proposte per obbligare le piattaforme, i paesi dell’Ue e la Commissione a garantire un ambiente online sicuro per i minori che vivono nell’Unione europea.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Pur riconoscendo che il digitale offre opportunità di apprendimento e sviluppo della creatività, il Parlamento Ue sottolinea i rischi di dipendenza dai social media e di esposizione al cyberbullismo, che possono portare a problemi di salute mentale. Per questo, viene chiesto alle piattaforme di assumersi maggiori responsabilità nella protezione dei giovani da contenuti dannosi o manipolatori e di mitigare l’impatto del design persuasivo e fonte di dipendenza, implementando misure di salvaguardia basate sul rischio per i sistemi di raccomandazione, nonché misure per vietare le pratiche che creano maggiore dipendenza.

Loading...

Reazioni e dati

«L’Eu Kids Act della presidente von der Leyen è un passo avanti positivo e va nella direzione indicata dalla nostra relazione sui social media e i giovani», ha commentato il relatore del rapporto sull’impatto dei social media e dell’ambiente online sui giovani, Sandro Ruotolo (S&D, IT). «Gli algoritmi non si fermano alle frontiere: l’Europa ha bisogno di norme comuni. Niente social media al di sotto dei 13 anni, accesso supervisionato dai 13 ai 15 anni, compreso un limite di un’ora al giorno, e maggiore autonomia in seguito. La responsabilità non può ricadere solo sui minori e sulle famiglie: le piattaforme devono rendere sicuri i loro prodotti».

L’appello si inserisce in un contesto di grandissima diffusione del digitale nella vita quotidiana: secondo i dati Eurostat, nel 2025 il 98% dei giovani tra i 16 e i 29 anni nell’Unione europea ha utilizzato Internet quotidianamente, a fronte del 90% della popolazione complessiva. La partecipazione ai social network è risultata l’attività online più diffusa tra i giovani lo scorso anno: la creazione di profili e la pubblicazione di messaggi rappresentano una pratica abituale per una media dell’89% dei giovani.

L’Ue mette al bando i social media per i bambini

Le richieste del Parlamento Ue

La strategia di tutela dei minori online da parte del Parlamento europeo si articola, dunque, in tre punti:

  • ambiente online e social media più sicuri, con l’introduzione della verifica dell’età senza raccolta o conservazione di dati personali; più trasparenza sui sistemi algoritmici; la disattivazione della pubblicità mirata per i minori; standard etici obbligatori per i compagni virtuali basati sull’intelligenza artificiale (i cosiddetti AI companions); più trasparenza nell’addestramento dei modelli di IA e divieto per i sistemi di AI di generare, manipolare o modificare immagini o video che ritraggono contenuti sessuali di una persona senza il suo consenso;
  • protezione contro contenuti video illegali e dannosi tramite la revisione della direttiva sui servizi di media audiovisivi (Avmsd);
  • codice di condotta Ue per gli influencer.

Le richieste della società civile

Ad alzare la voce, in occasione del discorso sullo stato dell’Unione, tenuto mercoledì dalla presidente von der Leyen, è stata anche la Fondazione Patti Digitali Ets, insieme ad altri 20 movimenti di genitori europei, che rappresentano complessivamente centinaia di migliaia di famiglie, con la seguente richiesta: fissare un’età minima armonizzata di almeno 16 anni per l’accesso ai social media, almeno fino a quando le piattaforme non avranno dimostrato di essere sicure e adeguate all’età dei minori.

La lettera, inviata il 9 settembre alla presidente della Commissione, parte da un principio condiviso: la sicurezza dei minori deve essere garantita «by default», cioè per impostazione predefinita. Devono, quindi, essere le piattaforme a dimostrare che i propri servizi sono sicuri e adeguati all’età, e non bambini, minori, famiglie e autorità a doverne dimostrare i danni a posteriori. L’urgenza è confermata dalla stima riportata nella lettera: più di 10mila bambini nell’Unione europea iniziano ogni giorno a utilizzare i social media prima dei 16 anni, migliaia dei quali prima dei 12 anni.

«Il punto non è soltanto capire come dovranno essere le piattaforme del futuro, ma cosa facciamo oggi, mentre quelle attuali non hanno ancora dimostrato di essere sicure e adeguate all’età», ha ricordato il professor Marco Gui, presidente della Fondazione Patti Digitali e docente di Sociologia dei Media all’Università di Milano-Bicocca.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti