In fiera

Paris Internationale Milano, una prima edizione che convince

Tra vendite diffuse e nuove scoperte, l’appuntamento inaugura un formato sostenibile che intercetta un collezionismo attento alla scena emergente

di Maria Adelaide Marchesoni

«Honeymoon», 2026, di Ibuki Inoue, olio su tela Courtesy l’artista e Ciaccia Levi (Parigi, Milano)

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Quando Paris Internationale ha annunciato la sua prima edizione a Milano - dal 17 al 21 aprile - la domanda tra i fondatori era chiara: cosa ci piacerebbe vedere, oggi, in una fiera d’arte contemporanea? La risposta, a fiera conclusa, è un bilancio articolato che va oltre i numeri: accanto ai sold out di alcune gallerie, si delinea un orientamento verso una scena emergente capace di intercettare un collezionismo in cerca di nuove traiettorie.

È una lettura condivisa da Nerina Ciaccia (Ciaccia Levi, Parigi) - tra i fondatori della fiera parigina - che sottolinea “come le vendite abbiano attraversato in modo diffuso la fiera — tra chi ha venduto singole opere e chi ha raggiunto il tutto esaurito — restituendo un clima generalmente positivo, in particolare tra le gallerie internazionali, come Jocelyn Wolff, che evidenzia anche la qualità dell’accompagnamento curatoriale”.
Anche sul fronte delle gallerie italiane il riscontro è stato solido, con alcune vendite rilevanti, tra cui Francesca Minini che presentava tra gli special project le sculture in marmo, bronzo e cera d’api di Ambra Castagnetti - prezzo compreso tra 12 mila a 23 mila euro - che sono state apprezzate e alcune sono state vendute all’opening.

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« Kobraltar», 2023 di Ambra Castagnetti, cera, bronzo, cristalli. Courtesy l’artista e Francesca Minini - Ph. Damian Griffiths

A emergere tra le proposte è un dato significativo: la buona tenuta di opere sotto i 15 mila euro, segnale di un mercato attento e reattivo su una fascia accessibile. A questo si aggiunge una struttura di costi relativamente accessibile: la quota di partecipazione per gli espositori varia infatti tra i 4 mila e i 13 mila euro.

E per il futuro? “Guardando al futuro - afferma Nerina Ciaccia - l’intenzione è di consolidare il formato senza alterarne l’equilibrio: la fiera tornerà nel 2027 mantenendo la stessa durata e un numero di espositori sostanzialmente stabile - 34 le gallerie presenti - ritenuto adeguato per garantire una fruizione agile e un dialogo diretto tra galleristi e visitatori. Anche la sovrapposizione con i giorni del Salone del Mobile, inizialmente osservata con cautela, sembra aver prodotto risultati incoraggianti, tra visite qualificate e ulteriori vendite. L’obiettivo, piuttosto, è quello di sedimentare nel tempo un’abitudine, affinché questo appuntamento possa progressivamente entrare nel calendario mentale della città”.

L’evento ha inoltre valorizzato il dialogo tra arte contemporanea e trasformazione urbana. La scelta della sede — Palazzo Galbani — è, infatti, parte integrante del progetto curatoriale. L’edificio storico in fase di restauro da parte dello studio Park per conto di Domo Media ha beneficiato di un allestimento che, come sempre, è stato firmato dallo studio svizzero Christ & Gantenbein in collaborazione con i designer milanesi NM3.

« Sleepers #2», 2025 di Emma Masut. Courtesy l’artista e Clima, Milano

Il riscontro delle gallerie

Tra i galleristi, il riscontro appare diffusamente positivo. Se Ciaccia Levi (Parigi, Milano) ha venduto tutte le tele del giovanissimo artista giapponese, Ibuki Inoue, classe 2002 (con prezzi compresi tra 2.500 e 8 mila euro), Gian Marco Casini (Livorno) parla di “un’esperienza eccellente”, sottolineando come l’obiettivo di valorizzare il lavoro di Renato Spagnoli sia stato raggiunto anche grazie a numerosi feedback e a vendite che hanno sostenuto il progetto, in gran parte a collezionisti internazionali. Insieme a La Veronica (Modica), lo show dedicato a Renato Spagnoli (1928–2010) era incentrato sulla reiterazione della lettera “A”con due installazioni, tre tele e una scultura in plexiglas (opere dal 1961–1980), con prezzi tra 7 e 14 mila euro.

Dello stesso tenore il commento di Ermes, Ermes che presentava un dialogo tra pittura e scultura e ha incontrato nuovi collezionisti che hanno apprezzato “una combinazione riuscita tra location e spirito della fiera”, le vendite non sono mancate per entrambi gli artisti Andrea Salvino (da 3 a 25 mila euro per le tele più grandi) e Lizzi Bougatsos (sculture da 4.500 euro).

Anche Clarissa Grecchi della galleria Clima (Milano) conferma la solidità dell’esperienza, soffermandosi sulla qualità dello spazio e del layout di Palazzo Galbani, capaci di favorire una fruizione luminosa e distesa e un flusso di visitatori costante che ha reso possibili conversazioni approfondite, evidenziando una risposta positiva sia del pubblico italiano sia dei collezionisti stranieri, insieme a numerosi contatti con curatori internazionali. “In termini di vendite - afferma la gallerista - siamo soddisfatti”; Clima presentava le ricerche di Emma Masut (classe 2001) e Nicola Martini, con lavori che partivano rispettivamente da circa 2 mila e 6 mila euro.

« Il massacro di Nanchino», 2024 di Andrea Salvino, oli su tela. Courtesy l’artista e Ermes Ermes , Roma

Sulla stessa linea Martina Simeti (Milano), che definisce la partecipazione “oltre le aspettative” con vendite per entrambi gli artisti presentati, Alek O. e Santo Tolone, e un duplice risultato tra consolidamento dei rapporti esistenti e apertura di nuovi contatti qualificati (prezzi tra 4 e 12 mila euro).

Per Mezzanin (Ginevra) ha rappresentato l’opportunità di tornare a fare una fiera a Milano, una città che oggi - per la gallerista - possiede un potenziale maggiore. La galleria ha puntato in alto e ha presentato il progetto di Lou Masduraud, «Self-portrait as a fountain of you (identity crisis)», 2024 (35 mila franchi svizzeri). L’installazione esplora la confusione tra auto-percezione ed esperienza degli altri: attraverso l’interazione dei materiali e l’uso del rame, l’artista suggerisce una porosità tra architettura sociale e corpo, dando forma a una dissoluzione dell’identità.

«Armachairs», 2026 di Thomasz Kręcicki, olio su tela, dittico. Courtesy l’artista e Stereo, Varsavia

Apprezzata la proposta di Sophie Tappeiner (Vienna) che ha condiviso lo spazio con la galleria Triangolo (Cremona) mettendo in dialogo le opere di Anna Zemánková e Samuel Haitz. Zemánková, artista autodidatta attiva nel dopoguerra, ha sviluppato un linguaggio visivo personale e quasi rituale, fatto di forme organiche stratificate tra precisione e automatismo, spesso arricchite da interventi materiali come collage e cuciture (prezzi da 14 mila euro). Altre proposte che hanno attirato collezionisti quella di Stereo (Varsavia), presente alla fiera parigina sin dal 2015 e per la prima volta a Milano, in un contesto reso ancora più attrattivo anche dalle recenti evoluzioni fiscali, con il solo show del pittore polacco Tomasz Kręcicki, con dipinti iperrealistici dedicati a postazioni d’ufficio (circa 30 mila euro). Anche l’estate di David Mendalla presentato dalla galleria berlinese Mountains ha trovato il consenso dei collezionisti, nonostante alcune delle opere proposte come «Sand Machines - Baguio 1», 1963/2017 presentavano un livello di prezzo più elevavo (160 mila euro), ma in offerta anche opere con un range di prezzo più affordable compreso tra 10 mila e 36 mila euro. Infine Art:Concept (Parigi) ha venduto opere di Pierre Bellot e Kate Newby (prezzi tra 3 e 20 mila euro), confermando l’attrattività di una fiera che ha saputo coinvolgere sia il pubblico dell’arte sia quello del Salone del Mobile, favorendo nuovi contatti accanto a relazioni già consolidate.

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