I numeri

Parigi 2024, dal ciclismo alla boxe in gara vince la parità di genere

In campo 5.377 atlete su 10.971 partecipanti, il 49% del totale rispetto al 48% di Tokyo 2020. Il nuoto si ferma al 44,5%, l’atletica al 48,8%. Gli Usa il Paese con più donne (339 a fronte di 297 maschi)

di Marta Casadei e Michela Finizio

 Spada/LaPresse

3' di lettura

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Dai portabandiera - preferibilmente due, un uomo e una donna - al numero di atleti o di eventi in programma, la parità di genere conquista Parigi 2024. Insieme al tema della sostenibilità, è uno dei pilastri su cui si fonda la trentatreesima edizione delle Olimpiadi, in corso fino all’11 agosto. Che alza ulteriormente il livello di partecipazione femminile ai Giochi (49%) e sfiora dunque l’obiettivo del pieno equilibrio.

Se già l’Olimpiade di Tokyo 2020 - disputata ad agosto 2021 a causa del Covid - era arrivata molto vicina (48%) a questo target, il Comitato olimpico internazionale (Cio) ha fortemente voluto che l’edizione in corso alzasse ancora l’asticella. E il risultato sembra un grande progresso soprattutto se paragonato alla quota del 2,2% di atlete in gara alle Olimpiadi di Parigi del 1900, le prime ad ammettere le donne.

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LE DONNE ALLE OLIMPIADI

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A una manciata di ore dalla cerimonia di apertura dei Giochi (al momento della stesura dell’articolo, ndr), il database ufficiale di Parigi 2024 segnalava 10.971 atleti in gara, di cui 5.594 uomini e 5.377 donne. Al sostanziale equilibrio nelle presenze complessive, al netto di eventuali ritiri o variazioni “in corsa”, si intreccia la parità di genere nelle discipline: ci sono quelle solo femminili, come la ginnastica ritmica (94 atlete) o il nuoto artistico (106 atlete), oppure quelle con una presenza più marcata di atleti uomini nel wrestling (96 atlete, il 33% del totale); la perfetta parità si raggiunge ad esempio nel basket, nella pallavolo, nella boxe e nel tiro con l’arco; le donne addirittura superano gli atleti uomini nel ciclismo su strada (51,2%, con 98 partecipanti su 191). Sfiorano la parità, ma ancora non la raggiungono, altri sport, tra i quali il football che si ferma al 43,3%, il nuoto al 44,5% e l’atletica al 48,8 per cento.

Anche nel confronto tra i Paesi partecipanti la quota rosa è molto differenziata. Mentre sono gli Stati Uniti ad avere il maggior numero di atlete donne (339 a fronte di 297 atleti uomini), esistono ben sei paesi con nessuna donna qualificata (Belize, Guinea-Bissau, Iraq, Liechtenstein, Nauru, Somalia) e in quattro paesi invece le atlete superano il 75% del totale dei partecipanti (Guam, Nicaragua, Sierra Leone e Kosovo). L’italia ha portato a Parigi 189 atlete e 205 atleti.

Il Cio ha deciso di aggiungere una scelta più bilanciata anche nei riconoscimenti:  le medaglie da assegnare sono nel complesso 329, di cui 152 in discipline femminili, 159 maschili e 20 miste. E, ancora, il comitato ha lavorato sulla “scaletta” dei Giochi per assicurare un maggiore equilibrio in termini di esposizione, anche televisiva. Gli eventi sportivi previsti sono 329, per il 45,9% femminili e per il 52,6% femminili o misti (erano rispettivamente il 41,5% e il 44,9% cinque edizioni fa, nel 2004). Sempre in termini di visibilità, inoltre, l’organizzazione ha caldeggiato i Paesi partecipanti a scegliere due portabandiera: un uomo e una donna. La maggior parte sembra aver aderito: per l’Italia, per esempio, c’erano Arianna Errigo (scherma) e Gimbo Tamberi (salto in alto).

Quello della parità di genere tra gli atleti olimpici è un cammino iniziato proprio a Parigi nel 1900. La prima edizione dei Giochi aperta alle donne ne contava solo 22 (2,2% del totale). Tra loro sei tenniste da quattro Paesi che si sfidarono nel singolare femminile: a spuntarla fu Charlotte Cooper. Nel 1924 le donne erano salite a 135, pari al 4,4% del totale: l’inizio di una “scalata” che le avrebbe portate al 13,3% nel 1956, quando si svolsero le Olimpiadi di Melbourne, e al 21,5% nel 1980, a Mosca, dove l’italiana Sara Simeoni si aggiudicò la medaglia d’oro nel salto in alto. Lo scatto vero e proprio avviene - alle Olimpiadi come su altri fronti - nel nuovo millennio: ad Atene, nel 2004, partecipano 4.329 atlete su 10.625 atleti (40,7%). Quell’anno l’Italia vince gli ori nella pallanuoto femminile e nel fioretto individuale con Valentina Vezzali, e “incassa” anche gli argenti di Josefa Idem, Federica Pellegrini, Giovanna Trillini, Valentina Turisini e della squadra di ginnastica ritmica.

La sfida più ostica - insieme al superamento gap nei salari: non ci sono donne nella classifica di Forbes dei 50 atleti più pagati al mondo -resta quella dell’uguaglianza tra i sessi nelle file degli allenatori. Secondo Nawal El Moutawakel - oro olimpico a Los Angeles 1984 dove era l’ unica atleta donna nella delegazione marocchina, oggi membro del Cio - «negli ultimi 10 anni abbiamo avuto solo il 10% degli allenatori donne». Il Cio, a questo proposito, ha avviato un programma di formazione e promozione delle coach donne.

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