Milano Cortina 2026

Paralimpiadi, l’Ipc boccia le divise ucraine: «Troppo politiche»

Sulle giacche cerimoniali gialle e azzurre, la stampa di una mappa del paese che include Donbass e Crimea, territori ora occupati dai russi

di Giulia Riva

Le divise ucraine per le Paralimpiadi di Milano Cortina 2026

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L’abito non fa il monaco, ma — a quanto pare — ancora una volta fa politica. Almeno stando a quanto stabilito dal Comitato paralimpico internazionale (Ipc), che ha vietato agli atleti ucraini di indossare la divisa cerimoniale pensata per partecipare alle Paralimpiadi di Milano Cortina 2026, al via venerdì 6 marzo con la Cerimonia d’apertura all’Arena di Verona.

«Sono vietati testi di inni nazionali, parole motivazionali, messaggi pubblicitari/politici o slogan legati all’identità nazionale. Una mappa di un Paese rientra in questa categoria». Con questa motivazione l’Ipc ha cassato le divise paralimpiche ucraine. Al centro della querelle, delle giacche — pubblicate sui canali social del Comitato paralimpico ucraino — su cui è stampata, a tinte gialle e azzurre come la bandiera del Paese, una mappa dell’Ucraina entro i confini riconosciuti a livello internazionale, che include quindi territori occupati dopo l’invasione russa come il Donbass e la Crimea.

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Una divisa «bella e simbolica», che «grida molto chiaramente che l’Ucraina esiste nel mondo e in Europa con tutti i suoi territori, senza occupazione russa», l’ha definita Valerii Sushkevych, presidente del Comitato paralimpico ucraino, intervistato lunedì 2 marzo da Ukrinform.

«Ci sono burocrati dell’Ipc seduti lì, che stanno a guardare e impediscono all’Ucraina di dichiararsi un paese senza occupazione e che combatterà in questa forma contro il paese aggressore», ha chiosato Sushkevych in una dichiarazione rilanciata dalla testata giornalistica sportiva Tribuna.com.

La questione divise si inserisce in un quadro già controverso. A febbraio, durante le Olimpiadi di Milano Cortina 2026, lo skeletonista ucraino Vladyslav Heraskevych — tra i favoriti, alla vigilia, per le medaglie — è stato squalificato per aver indossato un casco personalizzato che riportava i volti di alcuni atleti ucraini che sono rimasti uccisi nella guerra contro l’invasione russa. Anche in quel caso il Cio, il Comitato olimpico internazionale, aveva bocciato il casco perchè portatore di un messaggio politico.

TOPSHOT - L'ucraino Vladyslav Heraskevych partecipa alla sessione di allenamento maschile di skeleton al Cortina Sliding Centre durante i Giochi Olimpici Invernali Milano Cortina 2026 a Cortina d'Ampezzo il 9 febbraio 2026. (Foto di FRANCK FIFE / AFP)

«Questo è il prezzo della nostra dignità», aveva scritto Heraskevych su X dopo l’annuncio della sua squalifica. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky gli ha poi conferito l’Ordine della Libertà, per premiare la sua scelta. Un gesto approvato anche dall’imprenditore ucraino Rinat Akhmetov — proprietario della squadra di calcio Shakhtar Donetsk e dell’acciaieria Azovstal a Mariupol — che ha donato a Heraskevych oltre 200mila euro, importo è pari a quello che riceve chi torna in Ucraina con una medaglia d’oro olimpica, per continuare ad allenarsi. Heraskevych «torna in Ucraina come un vero vincitore», aveva dichiarato Akhmetov.

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Sul fronte paralimpico, invece, il Comitato nazionale ucraino aveva già dichiarato giorni fa l’intenzione di boicottare la cerimonia d’apertura all’Arena di Verona, in protesta contro la decisione dell’Ipc di ammettere alle competizioni invernali sei atleti russi e quattro bielorussi con relative divise, bandiere e i rispettivi inni nazionali. Una decisione sottoscritta poi anche dai comitati paralimpici nazionali di Repubblica Ceca, Estonia, Lettonia, Polonia, Finlandia e, più di recente, Canada.

«Più del boicottaggio mi preoccupa chi usa questo momento come pretesto per politicizzare le Paralimpiadi», ha risposto in merito il presidente dell’Ipc, Andrew Parsons.

Secondo una ricerca recente realizzata da Swg e commissionata da Coca-Cola — partner del movimento olimpico e paralimpico — un italiano su due segue con interesse sia i Giochi olimpici sia quelli paralimpici e più di 7 italiani su 10 riconoscono nei due eventi la stessa matrice sportiva e valoriale. Una percezione particolarmente marcata tra i più giovani, dove oltre l’80 per cento della Generazione Z in Italia identifica in entrambi la capacità di unire le persone attraverso lo sport. Lo stesso studio mostrerebbe che, per quasi 9 italiani su 10, i Giochi Paralimpici vanno oltre l’aspetto puramente competitivo e diventano un momento capace di parlare al Paese, attraverso una riflessione collettiva su inclusione, accessibilità e responsabilità condivisa.

Resta da capire quanta attenzione rimarrà — al netto delle polemiche — sulle imprese sportive degli atleti, di qualsiasi nazionalità essi siano.

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