Pandemiche superstizioni
Dalle punizioni o ammonizioni divine alle più diverse e fantasiose credenze per spiegare le malattie: lotte di classe, patriottismo, volontà di dominio
di Emilio Gentile
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Diventerà un’icona di questo periodo di pandemia l’immagine della bianca figura di papa Francesco, solitario sul sagrato della basilica di San Pietro, la sera del 27 marzo, mentre si reca a piedi sotto la pioggia verso un modesto baldacchino, dal quale ha pregato rivolto all’immensa piazza deserta. Il pontefice ha esortato i fedeli a rivolgersi a Cristo per «trovare il coraggio di abbracciare tutte le contrarietà del tempo presente, abbandonando per un momento il nostro affanno di onnipotenza e di possesso»:«Abbracciare il Signore per abbracciare la speranza: ecco la forza della fede, che libera dalla paura e dà speranza» (
Nelle sue preghiere e omelie, il papa non ha evocato il Dio biblico che scatena le malattie sterminatrici per punire l’umanità peccatrice, né Gesù quando ammonisce: «Se non fate penitenza, voi perirete tutti nello stesso modo. Oppure, credete voi che quelle diciotto persone sulle quali cadde la torre di Siloe e le uccise, fossero colpevoli e non tutti gli abitanti di Gerusalemme? Noi, io vi dico, ma se voi non fate penitenza, perirete tutti nello stesso modo» (Luca, 13, 3-5)
Per oltre un millennio, la chiesa di Roma ha presentato le catastrofi naturali, le epidemie, le guerre come azioni punitive inflitte dalla volontà divina. Di questa interpretazione si avvalse nell’autunno del 1918 il vescovo di Zamora, quando in Spagna esplose l’influenza “spagnola”, la prima e la più micidiale pandemia della storia, che subito gli spagnoli, indignati per tale denominazione, chiamarono “il soldato napoletano”, dal nome di una canzonetta allora in voga a Madrid. Come narra la giornalista scientifica Laura Spinney nel libro
Dopo il Concilio Vaticano II, l’idea della punizione è stata sostituita dall’idea dell’ammonizione. Di «ammonimento della Madonna» ha parlato nel febbraio scorso Radio Maria, un’emittente cattolica ascoltata da molti credenti. Nel commentare la comparsa in Cina del Covid-19, Radio Maria ha osservato che non è un caso se il virus ha avuto origine proprio nel Paese governato dal comunismo ateo, persecutore dei cristiani, così come la sua propagazione nel mondo è avvenuta perché l’umanità si è resa colpevole di fronte a Dio. La stessa denominazione del virus, “corona”, ha spiegato l’emittente cattolica, corrisponde a un messaggio della Madonna di Medjugorje, che esorta alla conversione, annunciando «tempi terribili» per l’uomo, che ha abbandonato Dio per idolatrare sé stesso.
Alla millenaria interpretazione delle epidemie come punizione o ammonizione divina, presente anche nelle religioni precedenti il cristianesimo, si è affiancata nella superstizione popolare l’attribuzione delle epidemie a un complotto. Tucidide attribuì la peste, che fece strage di ateniesi nel 430 a.C., ai veleni gettati dai loro nemici nelle cisterne del Pireo. La diffusione di sostanze venefiche fu definita da Seneca “pestilenza manufatta”, e questa denominazione fu adoperata durante il Medioevo, e per tutta l’epoca moderna. Per secoli, la superstizione popolare ha attribuito la peste o il colera alla «presunta apparizione di esseri angelici, ministri di morte e strumenti di vendetta divina oppure si individuano in determinati gruppi sociali i responsabili del contagio», come scrive Paolo Preto nel libro


