“Palermo Palermo” avvampa Charleroi
Il capoluogo siciliano ripensato e trasfigurato da Pina Bausch nel 1989 rivive nella programmazione di Charleroi Danse
di Vito Lentini
2' di lettura
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Senza dubbio un’officina antropologica pregna di eccedente autenticità umana: così si può considerare la residenza artistica palermitana di Pina Bausch e della sua compagnia nella primavera del 1989 per dare vita a “Das Palermo-Stück”, titolo primigenio e provvisorio di quello che poco dopo sarebbe diventato un emblema dell’urlante identità siciliana. Un progetto nato dall’embrionale idea di Pietro Carriglio - all’epoca direttore artistico del Teatro Biondo di Palermo - e tradotto in tre intensissime settimane trascorse dalla troupe tedesca nel cuore del capoluogo dell’isola in un bramoso sguardo di spietata realtà attraversata da “vento biblico”, “sporcizia”, “freddo raffinato”, “movimenti infiniti”, come rammentava Bausch. Un dono mai avulso dal corso storico dell’epoca - si ricordi la caduta del muro di Berlino un mese prima del debutto dello spettacolo e le concomitanti numerose rinascite della città siciliana - rimaneggiato e ripensato nella peculiare poetica del repertorio bauschiano applicato alle molteplici antinonime palermitane.
Charleroi Danse e il Tanztheater Wuppertal Pina Bausch
A trentasette anni dalla creazione di questo lavoro teatrale torniamo a riscoprire con la nuova generazione di artisti del Tanztheater Wuppertal la densità di senso e significato proposta nell’indagine effettuata dalla coreografa tedesca tra i siciliani dell’epoca. Oggi è la nutrita programmazione di Charleroi Danse ad ospitare e rispolverare il possesso, l’indolenza, la moralità inflessibile e feroce di una Sicilia ritualizzata nelle sequenze coreografiche immaginate dalla regina del teatrodanza.
In ogni segmento è vigorosamente ripudiata ogni pretesa didascalica di presentare le tante Palermo. Così tra le macerie si agita la vita predominante della città in uno sviluppo drammaturgico che continua a convincere in particolare nella sfrontatezza delle donne e nell’apparente risolta mascolinità dell’epoca. Qui il viril sesso - e “il sentirsi superiore per qualcosa” direbbe Bausch - tenta di adorare e donare “ciatu” ad un femminino idolatrato, trascurato e “annacato” tra i suoni del marranzano e il frinire delle cicale. Ed è proprio questo dondolio - “l’annacata” in siciliano - uno dei numerosi “leitmotiv” della pièce riproposto anche nella chiusa del lavoro. L’ensemble, difatti, accompagna la conclusione del pezzo oscillando e rievocando, sulle note di una delle più tradizionali marce funebri dei riti pasquali dell’isola, l’ineludibile religiosità del popolo devoto e intento a giocare scrupolosamente con il flebile equilibrio dei pomi posti sul capo: un richiamo alla precaria stabilità e una possibile “trasformazione di diavoli in angeli” ricorderebbe Bausch?
Interrogativi sempre aperti e dopo Palermo, Milano, Bari, Anversa, Parigi, New York, Hannover, Londra, Kawasaki, Düsseldorf, Weimar, Taipei, Berlino, Ludwigshafen, Lille, Ottawa, Montreal e Montpellier il pezzo di Bausch oggi avvampa il Palais des Beaux-Arts di Charleroi in attesa di un auspicato ritorno in Italia per una delle creazioni di riferimento dell’indimenticata coreografa.
Tanztheater Wuppertal Pina Bausch, Palais des Beaux-Arts de Charleroi






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