Economia e sostenibilità

Paesi emergenti e sostenibilità, Cile al primo posto in classifica

Nel Sustainability ranking del gestore Dpam, Cile al primo posto seguito da Repubblica Ceca e Polonia

di Niccolò Gramigni

Nella foto Santiago del Cile (Adobe)

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La sostenibilità sta diventando sempre di più uno degli indicatori centrali per stabilire la solidità di un Paese nel lungo periodo. In questo senso il report Dpam, asset manager belga parte del gruppo Indosuez Wealth Management specializzato sulla sostenibilità, ogni sei mesi pubblica lo studio aggiornato, con all’interno un ranking dei Paesi emergenti più sostenibili.

Nel report si fa riferimento al fatto che «le economie emergenti sono generalmente considerate ad alto potenziale, soprattutto grazie alla crescita demografica e a una popolazione mediamente più giovane rispetto a quella dei Paesi sviluppati. Allo stesso tempo, questi mercati sono però spesso percepiti come meno solidi sul piano della sostenibilità ambientale, sociale e della qualità delle istituzioni democratiche».

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Il Sustainability ranking: chi sale e chi non può essere classificato

Quella elaborata da Dpam, ovvero il “Sustainability ranking” è una classifica semestrale di Paesi costruita su un universo di riferimento di 84 mercati emergenti, selezionati in base all’esistenza di un mercato del debito sovrano in valuta locale o forte.

Il ranking si fonda su una serie di oltre cinquanta indicatori quantitativi. I dati provengono esclusivamente da fonti internazionali riconosciute, tra cui agenzie delle Nazioni Unite, Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale, Freedom House e Transparency International. Nel ranking i primi tre Paesi emergenti mostrano andamenti differenti rispetto alla precedente rilevazione: il Cile rafforza la propria leadership migliorando il punteggio complessivo da 74/100 a 76/100, la Repubblica Ceca conferma un profilo stabile mantenendo invariato il punteggio a 75/100, mentre la Polonia registra un miglioramento più marcato, salendo da 72/100 a 75/100.

Da evidenziare che il Costa Rica ha migliorato il punteggio complessivo da 70/100 a 74/100 mentre l’Albania è passata da 66/100 a 71/100.

I Paesi esclusi

Va ricordato che i Paesi classificati sia come “non liberi” da Freedom House sia come “autoritarî” dall’Economist Intelligence Unit sono esclusi. Tra questi figurano, ad esempio, Cina, Russia, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Bielorussia, Vietnam ed Egitto. Julie Gossen, responsabile investments specialist Dpam, ha infatti spiegato che «il rispetto dei valori democratici non è un fattore accessorio, ma il punto di partenza per valutare la sostenibilità e la credibilità finanziaria di uno Stato».

Il caso dell’India

Nell’ultimo report si fa riferimento al caso dell’India il cui punteggio Esg complessivo è cresciuto da 49/100 nel 2023 a 57/100 nell’ultimo ranking pubblicato. L’India viene considerata un «banco di prova significativo per valutare l’efficacia di un’analisi Esg applicata al rischio sovrano nel medio-lungo periodo».

Il Paese «mostra un progressivo miglioramento ma è ancora segnato da forti elementi di complessità. Pur non essendo ancora posizionata nella parte alta del ranking, l’avanzamento del punteggio complessivo dell’India riflette risultati tangibili soprattutto sul fronte socio-economico, grazie a una combinazione di crescita sostenuta, riduzione della povertà e miglioramento di alcuni indicatori demografici e occupazionali. Allo stesso tempo, il percorso verso una maggiore sostenibilità resta disomogeneo, con differenze marcate tra le diverse dimensioni Esg e tensioni strutturali che continuano a incidere sul profilo di rischio sovrano nel lungo periodo».

Secondo il report «la dimensione della governance rimane infine uno degli ambiti più delicati. A fronte di un sistema democratico formalmente consolidato, emergono criticità legate alla tutela delle libertà civili, alla libertà di stampa e all’allineamento agli standard internazionali in materia di diritti e istituzioni».

È proprio questa combinazione di progressi economici, avanzamenti sociali e persistenti vulnerabilità istituzionali a rendere il caso indiano particolarmente rappresentativo delle sfide che l’analisi Esg applicata ai mercati emergenti è chiamata a intercettare.

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