La misura

Pacchetto sicurezza in Cdm, cos’è il fermo preventivo e cosa chiede di chiarire il Quirinale

La norma pensata come misura pre-manifestazione o durante la manifestazione, per intervenire su chi presenta segnali di rischio. I due rilievi dei tecnici della presidenza della Repubblica

di Ivan Cimmarusti

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Nel pacchetto sicurezza messo a punto dal Viminale in vista del Consiglio dei ministri di oggi c’è una misura che può cambiare, nel concreto, la gestione delle manifestazioni: il fermo preventivo. Un nome tecnico, un effetto immediato: accompagnamento in ufficio e trattenimento fino a 12 ore per chi è ritenuto un pericolo per il pacifico svolgimento dell’evento. Proprio questa forza d’urto, però, è il motivo per cui il Quirinale chiede a Palazzo Chigi di stringere i bulloni: durata troppo alta e presupposti di pericolosità da rendere più chiari e puntuali, per evitare che una formula ampia diventi una porta troppo larga. Ma andiamo con ordine.

Che cos’è il “fermo di prevenzione”

La norma prevede la possibilità per ufficiali e agenti di polizia, durante specifiche operazioni di prevenzione svolte nell’ambito dei servizi di ordine e sicurezza pubblica disposti per manifestazioni in luogo pubblico o aperte al pubblico, di:
1. accompagnare una persona nei propri uffici;
2. trattenerla lì, per gli accertamenti di polizia, per non oltre 12 ore.

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Il presupposto non è generico: la misura riguarda persone sospettate di costituire un pericolo per il pacifico svolgimento della manifestazione e per la sicurezza e l’incolumità pubbliche in relazione a specifiche circostanze di tempo e di luogo, e sulla base di elementi di fatto.

La norma indica anche quali elementi possono fondare il sospetto: possesso di armi, strumenti atti ad offendere, oppure uso di caschi o strumenti che rendono difficoltoso il riconoscimento della persona.

In altre parole: il fermo preventivo è pensato come una misura pre-manifestazione o durante la manifestazione, per intervenire su chi, secondo la valutazione operativa degli agenti, presenta segnali concreti di rischio collegati a quella situazione specifica.

Il cuore della misura, quindi, non è l’arresto né una sanzione: è un accompagnamento e trattenimento temporaneo per fare verifiche, con una soglia massima fissata dalla norma, appunto 12 ore.

Perché il Quirinale chiede chiarimenti: i due rilievi

Secondo le valutazioni dei tecnici del Quirinale, i rilievi sono due e sono entrambi strutturali.
La durata: 12 ore di trattenimentoLa norma consente di trattenere la persona fino a 12 ore. È un tempo lungo abbastanza da incidere concretamente sulla libertà della persona e sull’effettiva possibilità di partecipare alla manifestazione. Per il Quirinale, il nodo è proprio questo: se 12 ore siano una soglia proporzionata rispetto alla natura preventiva della misura e al fatto che si parla di «accertamenti di polizia”.

I presupposti di pericolosità: servono criteri più puntualiIl secondo rilievo riguarda il rischio di formulazioni «elastiche”. I tecnici del Quirinale, infatti, sottolineano la necessità di ancorare la misura a presupposti chiari e puntuali di pericolosità, evitando formulazioni troppo ampie.

Qui il punto non è negare l’impianto della norma, ma evitare che la categoria del «pericolo» venga percepita (o applicata) come troppo estesa: più la definizione è larga, più aumenta la possibilità di interpretazioni variabili sul campo. E una misura preventiva, proprio perché anticipa l’intervento, ha bisogno di una soglia di attivazione più leggibile e verificabile.

Il punto politico-istituzionale: una misura forte, da scrivere “a prova di equivoco”

Letta insieme alle osservazioni del Quirinale, la norma si muove su una linea sottile: intervenire prima che accada qualcosa, ma senza lasciare zone grigie su durata e presupposti. Il messaggio che emerge dai rilievi tecnici è chiaro: se l’obiettivo è rafforzare la prevenzione nelle manifestazioni, allora il fermo preventivo deve poggiare su due certezze: un tempo di trattenimento giustificabile e proporzionato; condizioni d’innesco definite in modo puntuale, per evitare che la pericolosità resti un concetto troppo «aperto».

Riproduzione riservata ©
  • Ivan Cimmarustigiornalista

    Luogo: Roma

    Lingue parlate: Italiano, inglese

    Argomenti: Sicurezza, giudiziaria, inchieste, giustizia tributaria

    Premi: Nel 2011 tra i vincitori del Premio Internazionale Antimafia Livatino-Saetta

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