Pa, stop ai buoni pasto in ferie per sminare un rischio da 2 miliardi sui conti
Nel prossimo consiglio dei ministri un decreto legge sulla pubblica amministrazione. Fondi agli atenei e alla videosorveglianza vicino alle scuole
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Nel consiglio dei ministri in calendario martedì prossimo, 4 agosto, dovrebbe approdare un nuovo decreto sulla pubblica amministrazione con un obiettivo principale: fermare il rischio di una maxispesa per riconoscere buoni pasto e indennità ai dipendenti pubblici in ferie.
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L’allarme
Le due vicende sono comuni nell’origine e diverse nel loro sviluppo futuro. Ma sono accomunate dal fatto di produrre una minaccia consistente sui conti pubblici, che la conferenza delle Regioni ha quantificato in 2 miliardi di euro quando ha sollevato il problema a ministero dell’Economia e Funzione pubblica. Per il futuro, le indennità nei giorni di ferie saranno riconosciute secondo le regole fissate nei contratti nazionali appena rinnovati, mentre i buoni pasto saranno collegati alle giornate di lavoro, in presenza o agile (i contratti intervengono anche qui). Ma il problema guarda prima di tutto al passato.
Le sentenze...
Ad accenderlo è stata infatti una serie di sentenze, che prima nel settore privato (in particolare i trasporti) e poi in quello pubblico hanno riconosciuto queste voci anche nei giorni di ferie.
In particolare per i buoni pasto, su cui la normativa del pubblico impiego tace, la questione è spinosa: per i numeri, prima di tutto. I dipendenti pubblici sono tanti, e il conto annuale del personale elaborato dalla Ragioneria generale dello Stato mostra che in un anno i loro giorni di ferie sono oltre 65 milioni, con 21 giorni utilizzati a testa in media.
Da qui la potenziale spesa miliardaria che arriverebbe da un riconoscimento generalizzato anche degli arretrati. Senza contare alcuni paradossi generati dalle sentenze: che chiedono di garantire in ferie i buoni pasto negati invece quando la giornata è ridotta per esempio da permessi, e non arriva quindi alle 7,2 ore contrattuali.
...e le regole Ue
Le sentenze italiane nascono però da un orientamento della Corte di giustizia Ue, chiamata a tutelare il principio di effettività della tutela feriale che per non disincentivare il diritto al riposo chiede di mantenere in quei giorni una retribuzione sostanzialmente equivalente a quella riconosciuta quando si è al lavoro (sentenze Robinson-Steele, Schultz-Hoff, Williams, Torsten Hein e Koch).








