Infrastruttura

Ozzero, rivolta contadina contro gli espropri

Con l’ok alla prima tratta sono partitele lettere agli agricoltori
interessati dal tracciato. Il fronte del no: il 94% della strada su terreni fertili

di Micaela Cappellini

Protesta.  Insieme ai cittadini dei comitati del No, gli agricoltori della provincia di Milano chiedono dunque, ancora una volta, di puntare sulla riqualificazione delle infrastrutture stradali esistenti e sul potenziamento del trasporto su rotaia

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I campi dell’Abbiatense, l’area agricola a Sudovest di Milano, non si toccano. Gli agricoltori delle cascine vicine al Parco Sud e a quello del Ticino tornano a far sentire la loro voce contro la realizzazione della superstrada di collegamento tra Malpensa e la Tangenziale Ovest. L’occasione per alzare il tiro arriva dall’approvazione, a fine dicembre, del progetto esecutivo per partire con la prima tratta, che va da Ozzero ad Albairate. Approvazione a cui ha fatto seguito l’invio delle lettere d’esproprio ai proprietari dei terreni agricoli interessati dal tracciato.

«Alla mia cascina espropriano una piccola parte, ma ai nostri vicini di casa portano via una fetta consistente dei terreni», racconta Renata Lovati che ad Albairate, insieme al marito, possiede l’azienda agricola biologica Isola Maria. È per sostenere gli agricoltori come lei che tutte le associazioni sindacali del territorio, dalla Cia alla Coldiretti, fino a Confagricoltura, sono scese in campo e hanno fatto fronte comune con la città metropolitana di Milano, i Comuni di Albairate e Cassinetta di Lugagnano, il Parco Agricolo Sud Milano e i comitati No Tangenziale per opporsi alla realizzazione del progetto.

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Il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, ha promesso che questa volta i lavori partiranno entro la fine del 2024, ma il fronte del no è pronto a giocare tutte le carte. «Bisogna prima attendere l’esito dei due ricorsi che abbiamo fatto al Tar - spiega Renata Lovati - il primo riguarda la scelta di un dirigente Anas come commissario di un’opera che la sua stessa società non è riuscita a realizzare. Il secondo ricorso riguarda l’esito dell’ultima Conferenza di servizi, quella dello scorso gennaio alla Regione Lombardia: la maggioranza dei pareri espressi era contraria all’opera, non si capisce proprio come da quella riunione possa essere uscito un esito positivo». La data fissata dal Tar del Lazio, per i due ricorsi in via unificata, è quella del 12 di giugno.

Renata Lovati è una veterana della battaglia degli agricoltori contro la superstrada Ozzero-Magenta. Insieme al marito è stata in prima fin dal 2001, quando per la prima volta il progetto fu messo sul tavolo. Venti anni che hanno visto le battaglie delle istituzioni locali, la ferma opposizione dei cittadini, persino un commissariamento, ma nessuna posa della prima pietra. «Riteniamo questa infrastruttura eccessiva, gravemente penalizzante per il comparto agricolo e contestata anche da migliaia di cittadini del territorio», ha scritto la Cia-Agricoltori italiani nel suo ultimo comunicato contro. «Nell’Abbiatense - racconta Renata Lovati - noi contadini siamo riusciti a mettere in piedi un’agricoltura di qualità. Nel 2009, insieme ad alcuni gruppi di acquisto di Milano, abbiamo dato vita a un distretto di economia solidale per tutelare l’agricoltura intorno ai due grandi parchi a Sud della città e coltivare prodotti biologici di fascia alta. Da allora, sono nate una trentina di aziende bio là dove non ce n’erano che due o tre».

Una riqualificazione della campagna a Sud di Milano, questa, che il progetto della superstrada comprometterebbe irrimediabilmente, sostengono gli agricoltori. La tratta complessiva, nei piani, ha una lunghezza di 17,6 chilometri e occuperà una superficie totale di 1,27 milioni di metri quadrati di terreno, pari a 180 campi di calcio, di cui il 94,5% sottratto proprio ai terreni agricoli fertili. La Lombardia, tra l’altro, è già maglia nera delle regioni consumatrici di suolo: se la percentuale consumata nel nostro Paese è in media del 7,1%, in Lombardia è del 12,1%.

Il no degli agricoltori alla Ozzero-Magenta è anche dovuto al fatto che, così come sono stati previsti,̀ gli espropri non permettono un adeguato utilizzo delle porzioni residue degli appezzamenti interessati dal passaggio della superstrada. Stando al progetto, cioè, si verrebbero a creare zone intercluse lungo la nuova viabilità, le cui dimensioni e forme sarebbero tali da non permetterne la coltivazione, con ripercussioni negative sulla sostenibilità economica delle stesse aziende agricole dell’area. Oltre che sulle aree coltivabili, la nuova superstrada avrà un impatto negativo anche sulle infrastrutture irrigue della provincia. Il progetto dell’Anas, sostengono i contadini insieme con le istituzioni locali, interferisce pesantemente con il sistema dei Navigli e con una serie di rogge e canali: «Ancor più preoccupanti e difficilmente prevedibili - aggiunge la Cia - saranno le conseguenze causate dalla tombinatura e dalla deviazione di lunghi tratti di rogge e cavi che fino ad oggi non solo hanno garantito l’irrigazione delle nostre campagne, ma hanno assicurato anche il corretto deflusso delle acque meteoritiche nei periodi di forte piovosità, scongiurando di fatto il pericolo di frequenti allagamenti che gravissimi danni arrecano alle comunità locali».

Insieme ai cittadini dei comitati del No, gli agricoltori della provincia di Milano chiedono dunque, ancora una volta, di puntare sulla riqualificazione delle infrastrutture stradali esistenti e sul potenziamento del trasporto su rotaia. E sono pronti a scendere di nuovo in piazza. «Negli anni passati - ricorda Renata Lovati - abbiamo raccolto firme, organizzato mostre e raccolto fondi per i ricorsi legali. Siamo anche andati a Bruxelles, la prima volta nel 2017, e poi di nuovo l’anno scorso. In questi giorni ci stiamo confrontando con i comitati di Vimercate contrari alla tratta D della Pedemontana, il cui ok definitivo è arrivato lo scorso autunno. Sembra che anche lì vogliano partire coi lavori. Vorrà dire che uniremo le forze».

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