Turismo

Overtourism, l’Europa alza il prezzo dell’accesso: dai ticket sulle isole greche alle tasse sulle crociere in Croazia

Dai ticket per i visitatori giornalieri alle tasse sulle crociere, in Europa cresce il ricorso a nuovi strumenti fiscali per contenere l’overtourism e finanziare la sostenibilità delle destinazioni

di Silvia Martelli (Il Sole 24 Ore), Mike Konstantopoulos (Efsyn, Grecia) e Marina Kelava (H-Alter, Croazia)

(Adobe Stock)

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Di fronte all’overtourism, l’Europa sperimenta nuove leve fiscali per governare i flussi e difendere territori sempre più sotto pressione. Dai ticket di ingresso per i visitatori giornalieri sulle isole greche alle tasse sulle grandi navi da crociera in Croazia, cresce il numero di amministrazioni locali che prova a “mettere un prezzo” all’accesso, con l’obiettivo dichiarato di finanziare infrastrutture, mitigare l’impatto ambientale e migliorare la qualità della vita dei residenti.

Il caso più avanzato è quello della Grecia. Qui alcune isole minori, particolarmente esposte al turismo giornaliero via mare, stanno introducendo o valutando un contributo di ingresso. Symi, nel Dodecaneso, ha promosso una tariffa di 3 euro per i visitatori “mordi e fuggi”, in larga parte passeggeri delle crociere. Ma l’iniziativa potrebbe estendersi: 34 isole del Sud Egeo, tra Cicladi e Dodecaneso, hanno chiesto al governo l’autorizzazione a introdurre una misura analoga. L’obiettivo non è solo disincentivare l’afflusso eccessivo nelle ore di punta, ma anche creare una fonte stabile di finanziamento per servizi pubblici, gestione dei rifiuti, reti idriche e protezione ambientale.

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La pressione del turismo di massa, soprattutto quello concentrato in poche ore, ha infatti effetti evidenti sulla vita quotidiana delle comunità locali. Aumentano i costi della casa, si riduce l’offerta abitativa per i residenti, crescono i fenomeni di gentrificazione e l’equilibrio ambientale di territori fragili viene messo a rischio. Le amministrazioni locali, spesso con risorse limitate, si trovano a sostenere costi elevati per infrastrutture dimensionate su popolazioni stagionali molto superiori a quelle residenti.

Un approccio diverso, ma con finalità simili, è quello adottato in Croazia, altro Paese fortemente esposto al turismo crocieristico nel Mediterraneo. Qui non si tassa il singolo visitatore, ma le navi. Diverse città e municipalità applicano una tariffa alle crociere in base al numero di passeggeri a bordo. Nel 2026, ad esempio, una nave con oltre 3 mila passeggeri paga più di 5.300 euro per l’attracco, mentre le imbarcazioni più piccole sono soggette a importi progressivi inferiori. Dubrovnik e Split hanno scelto di applicare il prelievo, mentre altre città, come Zadar, hanno deciso di non introdurlo. La cornice normativa è data dalla legge croata sulla tassa di soggiorno, che lascia alle amministrazioni locali la decisione se applicare o meno il contributo. L’85% del gettito resta al comune o alla città, il restante 15% va alla contea. Le risorse devono essere destinate per legge al miglioramento delle infrastrutture turistiche e allo sviluppo sostenibile. Un meccanismo che punta a riequilibrare il rapporto tra benefici economici del turismo e costi sociali e ambientali.

Accanto a Grecia e Croazia, anche altri Paesi europei stanno sperimentando strumenti fiscali e regolatori per contenere l’overtourism, soprattutto nelle destinazioni urbane e insulari più esposte.

In Spagna il tema è particolarmente sentito nelle Baleari e nelle Canarie. Le Baleari applicano da anni un’ecotassa per pernottamento, differenziata in base alla stagione e alla tipologia di struttura, destinata a progetti ambientali e di tutela del territorio. Negli ultimi mesi, però, il dibattito si è spostato anche sui flussi giornalieri e sulle crociere, soprattutto a Palma di Maiorca e Ibiza, dove l’elevata pressione turistica incide su prezzi immobiliari, traffico e consumo di risorse. A Barcellona, oltre all’aumento della tassa di soggiorno, il Comune ha imposto limiti severi agli affitti turistici e ha annunciato lo stop graduale alle licenze, nel tentativo di contrastare l’espulsione dei residenti dal centro urbano.

In Francia l’attenzione è concentrata soprattutto su Parigi e sulle aree costiere e montane più frequentate. La tassa di soggiorno, recentemente aumentata in vista dei grandi eventi internazionali, viene utilizzata per finanziare trasporti, manutenzione urbana e servizi pubblici. In località particolarmente fragili, come l’isola di Porquerolles o alcune zone della Bretagna, sono stati introdotti contingentamenti degli accessi e sistemi di prenotazione obbligatoria, più che ticket diretti, per proteggere ecosistemi e qualità della vita.

Anche i Paesi Bassi hanno adottato misure restrittive. Amsterdam ha progressivamente aumentato la tassa di soggiorno – una delle più alte in Europa – e introdotto una tariffa specifica per i passeggeri delle navi da crociera fluviali e marittime. Le risorse vengono reinvestite in pulizia urbana, gestione dei rifiuti e sicurezza, mentre sul piano regolatorio si interviene per scoraggiare il turismo “low cost” e di massa, ritenuto poco compatibile con la vivibilità della città.

Nel cuore dell’Europa, l’Austria rappresenta un altro laboratorio interessante. In città come Vienna o Salisburgo la tassa di soggiorno è consolidata da tempo, ma il tema emergente riguarda le località alpine, dove l’eccesso di presenze stagionali mette sotto pressione infrastrutture, trasporti e ambiente. Qui il dibattito si concentra meno su nuovi ticket e più su limiti agli accessi, gestione dei flussi e redistribuzione dei visitatori su periodi e aree meno congestionate.

Il dibattito attraversa ormai gran parte dell’Europa, dalle grandi città d’arte alle isole minori. La questione di fondo resta la stessa: il turismo continua a generare occupazione e reddito, ma sempre più spesso in forma stagionale, poco stabile e con effetti collaterali rilevanti su housing, servizi e ambiente. In un contesto di crescita dei viaggi e di pressione sulle destinazioni più fragili, l’Europa sperimenta così una nuova frontiera della politica turistica: far pagare l’accesso non per chiudere le porte.

*Questo articolo rientra nel progetto di giornalismo collaborativo europeo “Pulse”

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