Il fenomeno - Prevenzione

Over 65 e giovanissimi in cima alla classifica Gli stranieri i più penalizzati

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3' di lettura

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Non è iniziato bene il 2024: nel primo mese del nuovo anno l’emergenza sicurezza sul lavoro ha contato due vittime in più a livello nazionale rispetto a gennaio 2023.

Con differenze territoriali ampie: in zona rossa, con un’incidenza superiore a +25% rispetto alla media nazionale (Im=Indice incidenza medio, pari a 1,4 morti sul lavoro ogni milione di lavoratori) sono Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Marche, Umbria, Abruzzo e Calabria. In zona arancione: Sardegna, Lazio, Piemonte, Liguria e Sicilia. In zona gialla: Lombardia e Campania. In zona bianca: Veneto, Basilicata, Emilia-Romagna, Molise, Puglia e Toscana.

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Se il Veneto vede dunque i risultati degli investimenti in formazione e prevenzione - con l’obiettivo che resta fissato a zero infortuni - il NordEst nel suo complesso non è ancora al sicuro.

«Ciò che maggiormente colpisce in questa nostra mappatura è, da un lato, l’incidenza di mortalità più elevata tra gli over 65 e, dall’altro, l’elevato numero degli infortuni tra i giovanissimi fino ai 14 anni, che sono oltre il 10% del totale delle denunce di infortunio. E poi c’è il più che significativo dato relativo all’incidenza di mortalità dei lavoratori stranieri: quasi il triplo rispetto agli italiani», è il commento di Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega Engineering di Mestre, rispetto alle prime proiezioni.

Gli stranieri deceduti in occasione di lavoro - a livello nazionale - nel mese di gennaio, sono 8 su 33. Con un rischio di morte sul lavoro che risulta essere quasi triplo rispetto agli italiani. E infatti gli stranieri registrano 3,4 morti ogni milione di occupati, contro l’1,2 degli italiani che perdono la vita durante il lavoro.

Nel primo mese del 2024 si sono contate 45 vittime sul lavoro in Italia, delle quali 33 in occasione di lavoro (1 in meno rispetto a gennaio 2023) e 12 in itinere (3 in più rispetto a gennaio 2023). Ancora alla Lombardia va la maglia nera per il maggior numero di vittime in occasione di lavoro (6). Seguono: Trentino-Alto Adige (5), Lazio (4), Piemonte (3), Campania, Sicilia, Marche e Friuli-Venezia Giulia (2), Veneto, Abruzzo, Calabria, Valle d’Aosta, Umbria, Liguria e Sardegna (1).

Guardando ai settori, le morti sul lavoro vedono le costruzioni registrare il maggior numero di decessi, seguono il settore servizi di alloggio e ristorazione, trasporti e magazzinaggio e attività manifatturiere. Il venerdì risulta essere il giorno più luttuoso della settimana, ovvero quello in cui si sono verificati più infortuni mortali nel primo mese dell’anno (27,3%).

Il bilancio 2023

Nel 2023 le denunce di infortunio in Italia presentate all’Inail sono state 585.356, in calo del 16,1% rispetto alle 697.773 del 2022.

Questo decremento è dovuto principalmente al minor peso dei casi da Covid-19, passati da circa 111mila nel 2022 a meno di seimila. Al netto dei contagi, la riduzione degli infortuni sul lavoro “tradizionali” è molto più contenuta, di poco superiore all’1%. Il calo è molto più consistente tra le lavoratrici (-27,6%) rispetto ai lavoratori (-8,1%). L’analisi territoriale evidenzia una diminuzione delle denunce di infortunio in tutte le aree del Paese: più consistente al Sud (-20,6%) e nel Nord-ovest (-19,6%), seguiti da Isole (-18,6%), Centro (-15,9%) e Nord-est (-9,9%). Concentrando l’attenzione sui casi mortali denunciati, i dati provvisori del 2023 mostrano una diminuzione del 4,5% rispetto all’anno precedente, da 1.090 a 1.041.

Concentrando l’attenzione sugli infortuni riconosciuti in Veneto, nel 2022 (ultimo dato disponibile) gli infortuni di lavoro riconosciuti a esito delle denunce sono stati 51.777, dei quali 45.485 in occasione di lavoro (6.292 in itinere).

Nello stesso anno, gli infortuni mortali in occasione di lavoro riconosciuti sono stati 42. Il numero complessivo degli infortuni mortali accertati sale a 79, inclusi gli infortuni da Covid e quelli in itinere. Questi infortuni sono avvenuti per il 38% in siti industriali, per il 25% nei cantieri, per il 22% in agricoltura.

Le cause degli infortuni di lavoro verificatisi in Veneto vanno ricondotte nel 33% dei casi al mancato uso Dispositivi di Protezione Individuale (soprattutto per le cadute dall’alto), il 37% a comportamenti in violazione delle regole di sicurezza (uso di scale, rimozione protezioni), il 30% a inadeguatezza delle misure e violazione delle norme antinfortunistiche (macchine o impianti non a norma).

Nella sostanza il 70% degli infortuni ha come causa errati comportamenti umani che non vengono rilevati dai preposti alla sicurezza e una difficoltà di coinvolgimento dei preposti nell’attività di sorveglianza sul rispetto delle regole di prevenzione.

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