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Oulu, capitale europea di cultura e natura

La città è un vero paradiso naturale e uno scrigno della cultura finlandese e Sami. La sua offerta eccezionalmente variegata è in grado di accontentare le molteplici richieste dei visitatori che “incanta” con parchi incontaminati e musei gioiello come quello di Raahe

di Stefano Biolchini

Piazza del mercato estivo di Oulu, Crediti: Visit Oulu.

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Sono quattro le “G” necessarie per descriverla: giovane, gioiosa, gustosa, green... molto green Oulu. Per quei pochi che ancora non lo sanno la citta’ finlandese, a un’ora di volo dalla capitale Helsinki è insieme e a Trenčín in Slovacchia la Capitale Europea della Cultura 2026. Giovane perché il capoluogo dell’omonima provincia che si specchia sulla foce dell’Oulujoki, sulle rive del Golfo di Botnia, ha un’età media inferiore ai quarant’anni per una popolazione di poco più di 200 mila residenti; gioiosa perché con l’intera Finlandia vanta il primato di nazione più felice al mondo, e i sorrisi e la cortesia e ospitalità dei suoi abitanti ne forniscono una conferma ben facile da constatare; gustosa perché la sua cucina, addolcita da frutti di bosco ed erbe aromatiche della tundra è una vera delizia: e se al pomeriggio assaggerete i “Voisilmäpulla”, letteralmente piccole “brioche con l’occhio di burro”, in grado di sciogliersi e incantare anche i palati più esigenti, o il pane nero “mallas leipa (malt bread)” impreziosito da semi e likeni, resterete davvero di stucco davanti a simili raffinatezze nordiche; green perché il verde dei suoi boschi è un vero incanto paradisiaco: e questo è risaputo nella terra di Babbo Natale, che ha casa più a Nord, in quel di Rovaniemi. Ma se tutto questo non è certo abbastanza per descriverne fascino, colori e sapori, sappiate che Oulu, capitale della cultura, offre un programma di eventi, lungo tutto l’anno che la vede premiata, che ha dell’incredibile.

Cartoline da Oulu, meravigliosa Capitale culturale europea 2026

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All’insegna dello slogan dalle tre “C”, “Cultural Climate Change” - che la dice lunga su quanto in Finlandia si presti attenzione all’ambiente e ai suoi effetti sul territorio, qui particolarmente evidenti, specie in Lapponia - sono in cartellone ben 3000 eventi individuali, 520 progetti culturali, 40 partnership, 260 volontari coinvolti per ben 40 città coinvolte a vario titolo nel progetto con 16 mila metri quadrati di opere che resteranno. Numeri da capogiro insomma, in grado di aumentare la qualità di vita giorno per giorno della città, del suo distretto e provincia e non solo. E dunque partiamo con l’aspetto del programma che premia in più modi la Natura e gli amanti del green.

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Natura protagonista

Un percorso di ben 320 km - che attraversa villaggi e cittadine con le caratteristiche casette di legno colorate di ocra, di un celeste chiarissimo o accese di rosso ruggine - costeggia il Mar Baltico (nella Northern Ostrobothnia, per la precisione, ndr) dall’evocativo nome di Flatland Route, costituisce il cuore pulsante del programma. Occorrono da cinque a sei giorni per percorrere in bicicletta i boschi meravigliosi che si stagliano di un verde compatto in questo territorio pianeggiante, dove le betulle la fanno da padrone, surclassando perfino le molte varietà di conifere che segnano il territorio con i loro pennacchi puntuti. Tra gli alberi le zone attrezzate di barbecue fanno la delizia degli avventori, che qui sono anche giovanissimi, grazie ai programmi che incentivano corsi di sopravvivenza nelle scuole. E fra questi boschi la cosa non è poi così difficile, visto che il legname è fornito direttamente dalle municipalità in casette di stivaggio a prova di tutto, e nel sottobosco i “berries”, blu, rossi, neri abbondano come non mai, tanto da riempire di colori i mercatini cittadini; e ancora, funghi di tutti i tipi, per chi sia in grado di riconoscerne la bontà, sono una leccornia sopraffina; ma non è certo ancora finita qui: fiumi e lagune qui sono ricche di pesci d’acqua dolce. E se il quadro bucolico ancora non vi appare sufficiente, sappiate che nei rifugi, attrezzatissimi, con giganteschi barbecue-braciere, dove si grigliano salmoni saporitissimi, è previsto anche l’accompagnamento musicale, con violinisti, violoncellisti e chitarre che vi faranno ascoltare le vecchie partiture popolari, molte delle quali espressamente recuperate di recente. Il che, in un contesto da fiaba, con l’acqua che scorre un po’ ovunque e la frescura del verde più rassicurante, costituisce un invito irresistibile alla danza e al banchettare: il miglior e anche romantico déjeneur sur l’herbe, qui è insomma una certezza più che garantita. Come i giri in kayak o le passeggiate romantiche in riva ai fiumi, e zaino in spalla, l’avventura è assicurata anche agli escursionisti più esigenti, visto che le rocce levigatissime che contornano i fiumi, costituiscono una foresta di scogli nella foresta, mentre le rapide accompagnano con il loro frastuono lo scorrere delle acque fra i massicci di pietra, e perdersi saltabeccando da un costone all’altro di queste rocce che acqua, neve, e ghiaggio hanno modellato in milioni di anni, è un divertimento assicurato. E con il sole, anche la tintarella, incredibile ma vero, sdraiati sulle rocce, avrà il suo turno, con d’intorno panorami mozzafiato che si perdono nel mare. Un paesaggio da sogno o un idillio? Non saprei, fate voi!

La cultura Sami e non solo

Se però vorrete prendere una pausa dopo l’immersione naturalistica, sappiate che Oulu 2026, oltre al meraviglioso e celebrato festival di luci Lumo Light Festival Oulu, imperdibile davvero (con date novembrine), rischiarerà le giornate più buie, lanciando e riflettendo bagliori sulla neve, sui ponti e sulle case. Perché quando il sole non brilla a queste latitudini, non ci si scoraggia e si rilancia con un festival che è un incanto per ogni età, ovvero quando la tecnologia supplisce alle oscurità notturnine... (non dimentichiamo che Oulu è la città sede e patria di Nokia, che qui ha il suo quartier generale avveneristico e tradizionale al contempo: non a caso in cima al suo building c’è una immensa sauna all’aperto!).

Oulu poi confina con la terra dei Sami, la popolazione indigena più antica d’Europa. Un unicum culturale, fatto di gentilezza e colori, di amore per la natura, celebrata in ogni sua forma e di tradizioni millenarie, per una popolazione di non stanziali, per lo più allevatori di renne e pescatori, che si ramifica nei territori della Fennoscandia, ai più conosciuta come Lapponia, che si estende dalla Norvegia centrale fino alla Russia, passando per Svezia e Finlandia per l’appunto. Un territorio immenso e difficile, per una popolazione censita di 60 mila persone, che con i loro costumi tradizionali dal rosso acceso, tempestato di ghirigori ricamati di bianco e di blu, abita paesaggi incontaminati che comprendono aree che vanno dalla Russia alla Norvegia. Confini sensibili (quello con la Russia in particolare), che non per nulla sono al centro, con tutto il proprio peso storico-evocativo, di una sezione particolare di eventi dedicati da Oulu 2026 al tema della pace, con installazioni artistiche create per l’0ccasione). Ma per tornare ai Sami, saranno i loro racconti, al centro degli eventi “Northern sounds, The sound of north”, fatti di musiche popolari, miti, leggende e racconti (”Tales of a far route”) a far conoscere questa cultura affascinante e imperdibile, che purtroppo, numeri alla mano, rischierebbe altrimenti di scomparire. E proprio ai Sami e alla loro lingua e cultura è anche dedicata la prima opera lirica, dal titolo Ovvllà, che debutterà il prossimo gennaio.

Brutalismo e Alvaar Aaalto

A spasso per Oulu due edifici colpiscono per spettacolarità architettonica: uno è il teatro, costruito nell’isola artificiale di Vanmann e l’altro prospiciente è la biblioteca. Entrambi gli edifici, di architettura tardo brutalista, sono in avanzato stato di restauro, e con il 2026 entreranno a pieno titolo nella scena festivaliera. Ma per gli appassionati del genere, la visita non finisce di certo qui: è nel quartiere polare di Meri-Toppila, in fase di recupero dalle strutture industriali, che si trova un rudere di vecchio silos. L’edificio porta significativamente la firma del più importante architetto del Nord, il finlandese Alvar Aalto, ed è anche la sua prima creazione cementizia d’architettura industriale. Abbandonata per lungo tempo, questa struttura, di sicuro fascino si presenta con un ambiente unico, che si erge maestoso fino a 28 metri d’altezza e con una base rettangolare, quasi fosse una basilica d’epoca imperiale! La struttura venne edificata al limite delle capacità ingegneristiche dell’epoca, nel 1931, e fino a pochi anni fa rischiava di essere abbattuta, per poi essere acquisita e salvata nel 2020 dalla Factum Foundation e dallo studio and Skene Catling de la Peña. Quella che gli acquirenti definiscono una “cattedrale di cemento”, è ora in fase di ristrutturazione (e anche se i lavori di recupero pongono evidenti limiti strutturali) ospiterà la prossima edizione del premio Mies Van Der Rohe, oltre ad una esposizione site specific dedicata a Marina Abramoviclo e a molteplici iniziative multimediali, con proiezione di film quali Metropolis. Il suggestivo residuato d’architettura industriale, che non fa parte degli edifici costruiti da Aalto nei dintorni della capitale (protetti perché parte del patrimonio Unesco), entra così a buon diritto fra le testimonianze architettoniche più rilevanti del secolo passato, oltre che del ricco patrimonio architettonico finlandese, che ha in Aalto il massimo esponente.

Raahe, per un tuffo nostalgico nella storia

La distanza tra Oulu e la cittadina di Raahe è di circa ’un’ora di percorso. Le tipiche case in legno del centro, forse quello che si è meglio preservato della Filnlandia (un concentrato armonico che ricalca la griglia del piano urbanistico di metà del 1600 di Claes Clesson, andata in fumo con il devastante incendio del 1810) fanno ala lungo le vie dritte fino al porto. Dietro le palizzate di queste “case di bambola” si aprono giardini curati con fiori dalle tonalità più disparate, che li rendono giocose tavolozze d’artista, fra i meli carichi di pomi e le cataste di legno rimpiattate in protettive casupole seminterrate. Alle finestre di queste case fanno bella mostra tendine ricamate e gingilli, piccoli lumi e soprattutto curiosi cagnolini di ceramica d’un kitsch prettamente britannico. Attraversate le piazze, all’angolo della maggiore, il ristorante “Tradehouse” ha fermato il tempo: le cameriere in trine e abiti ottocenteschi si aggirano fra tavoli vittoriani e vecchie porcellane edoardiane. Perché a Raahe la parola d’ordine sembra ritrovare il tempo perduto, ancorandosi alla nostalgiche vestigia di un passato che fece di questa cittadina un ricco e rinomato porto mercantile. Quando le vie diritte, attraversati deliziosi giardini pubblici dalle aiuole curatissime, finisco al mare, quasi “spiaggiata” e solitaria, si erge la costruzione del Raahe Museum. Sulla banchina una bella imbarcazione primonovecentesca sta ancorata con i suoi ottoni lucidi e le modanature in legno chiaro fresche di lacca. Al piano terreno del piccolo museo - che è una miniera di raccolte le più variegate di mirabilia ottocenteschi provenienti da ogni dove e assemblati quasi alla rinfusa, i resti in legno intagliati e coloratissimi del corredo decorativo della vecchia chiesa, attribuiti a Michael Balt e salvati per caso dalla furia delle fiamme, raccontano passi del Vangelo con interpretazioni ingenue quanto suggestive della vita di Cristo e di alcuni santi. Una decorazione in particolare - mal collocata fra i resti degli ornamenti parietali baroccheggianti del tempio andato in fumo - colpisce subito l’attenzione: si tratta di una curiosa scultura di santa dalle mammelle scoperte e sgorganti di latte; è l’attrazione misteriosa dell’intera ricostruzione musiva. Forse che si tratti di Sant’Agata, protettrice delle donne e del loro seno, martirizzata per la sua fede devota? O è il retaggio arrivato per marineria di una latina Mater Matuta o della greca impazzita Ino, sorella di Semele e zia, nonché balia, di Dioniso? Questa che appare come una polena in una chiesa frequentata da vecchi marinai meriterebbe di essere meglio studiata e tutto l’insieme, davvero suggestivo e poetico, andrebbe filologicamente meglio articolato.

Ma questo non è che il pianterreno, dove resti del corredo di antichi velieri, mappe, oggetti d’uso quotidiano, e chi più ne ha più ne metta, fanno da contraltare a immagini religiose rinvenute per caso, ritratti di marinai e ufficiali, monete da ogni dove e vecchie fotografie. Al piano superiore tassidermie e animali conservati in barattoli di vetro e formaldeide si specchiano su teche con all’interno vecchi souvenir delle più remote colonie europee. Un pot-pourri variegato, che accosta vecchie macchine da cucire, il corredo delle bisnonne, vetuste borsette di perline coloratissime, i cappelli e i vestiti da sera montati su manichini alle spinette, spartiti musicali, gioielli, toiletries, fucili e coltelli, e c’è perfino la ricostruzione di un soldato disteso nella veste candida con un complesso sistema per mimetizzare il proprio fucile, collocato su una sorta di slitta leggera, che gli consentiva di muoversi rimanendo disteso sulla neve. Come e soprattutto da dove e quando si sia raccolta e assemblata questa cornucopia infinita di oggetti non è dato sapere. Di certo si tratta di una collezione straordinaria per numero e provenienza, attraversata dal fascino nostalgico di gozzaniana memoria: cose buone, spesso di pessimo gusto, in grado di raccontare un mondo ormai smarrito, certamente più umano, e che fa di questo museo un luogo imperdibile e di Oulu e dintorni una meta veramente fiabesca!

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