Ossorio, voce del meridionalismo
di Vera Viola
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Conobbi Peppino Ossorio attraverso mio padre, me ne parlava come del suo amico e referente politico nel Partito repubblicano napoletano, molto vicino a Francesco Compagna. Quest’ultimo fu esempio e guida di una generazione di giovani talentuosi napoletani (e non solo) dell’epoca. Peppino era il primo tra questi in ambito napoletano, e della scuola di Compagna ha fatto tesoro poi per tutta la vita.
Lo conobbi di persona solo anni dopo quando lo contattai per un articolo che avrei scritto sul bilancio della Regione Campania. Lui all’epoca era consigliere regionale e mi inondò di informazioni. Da allora ho sentito Peppino costantemente e ogni volta mi affascinavano la gran mole di informazioni che potevo carpire dai suoi discorsi e la sua generosità nel trasferirmele.
Era nato a Ragusa, ma era vissuto sempre a Napoli. Dottore commercialista, revisore dei conti e giornalista pubblicista, fu eletto alla Camera dei deputati nel 2006 e vi ritornò dal 2012 al 2013. Nel 2001 ha fondato il Movimento Repubblicani Europei, formazione attiva fino al 2011. E ha svolto la sua attività professionale a Napoli, dove è stato titolare dello studio associato di dottori commercialisti “Ossorio-Vassallo”.
Era entrato nel Partito Repubblicano Italiano (PRI) molto giovane, partendo dalla Federazione Giovanile Repubblicana, l’organizzazione giovanile del PRI. Ha lavorato a stretto contatto con Francesco Compagna negli anni del suo mandato parlamentare alla Camera dei deputati, di ministro della Repubblica e di sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri. È stato vicesegretario nazionale del PRI, segretario regionale della Campania e segretario provinciale di Napoli. Ma con il partito ha avuto sempre un rapporto dialettico.
Dentro o fuori dalle istituzioni non ha mai lasciato la politica, forte di un buon numero di repubblicani ed ex che lo avrebbe seguito ovunque e con cui ha conservato per sempre un forte legame. Per lui la politica era passione, ma anche modo di vivere, cosicchè ha continuato a frequentarla fino alla fine. Dopo la politica, l’altra sua grande passione era scrivere articoli di opinione. Ha avuto spazio a lungo sulle colonne di Repubblica Napoli: nei suoi articoli segnava sempre una linea, guardava in avanti. Si impegnava assiduamente anche nella organizzazione di convegni e dibattiti che spesso mi ha chiesto di moderare e, poi, di farne un resoconto, da cui trarre un volumetto. Diceva: «Ogni dibattito deve lasciare traccia scritta. Così avrebbe fatto Compagna».









