Oscar, gli abiti del red carpet fra nostalgia e futuro
La serata di premiazione degli Oscar è stata un tributo al cinema hollywoodiano di ieri e di domani tra impegno e sogno.
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Se nella gara alle statuette il testa a testa è avvenuto tra due film estremamente moderni e politici, I Peccatori e Una battaglia dopo l’altra, il red carpet degli Oscar 2026 si è diviso tra look retrò, tributi alla Hollywood degli anni ’50 e dichiarazioni esplicite di cosa è la nuova e moderna eleganza.
Il tappeto rosso degli Oscar continua, infatti, ad essere l’archivio vivente del cinema: ogni abito può diventare una citazione visiva, un omaggio o una reinterpretazione di epoche, icone e stili che hanno costruito l’immaginario hollywoodiano. Non è soltanto spettacolo, ma un vero e proprio mercato simbolico in cui moda, cinema e comunicazione convivono in una sera. Un ecosistema dove ogni dettaglio - dalla scelta del tessuto alla firma sull’etichetta - contribuisce a costruire narrazioni di stile destinate a influenzare tendenze, consumi e immaginario collettivo ben oltre la notte delle statuette.
Ci porta immediatamente a un classico di animazione Renate Reinsve, protagonista del film Sentimentale Value che ha vinto come Miglior film straniero, una moderna Jessica Rabbit, sobria ed elegante. La star norvegese ha indossato un abito rosso senza maniche di Louis Vuitton con un lungo spacco, décolleté e rossetto coordinati.
Sempre moderna ma stavolta Crudelia De Mon (de La carica dei 101), Teyana Taylor, rivelazione degli Oscar di quest’anno e candidata al premio come Miglior Attrice non protagonista, è una star dalle mille vocazioni, attrice, cantante, ballerina e icona di moda e fitness. Lei come Demi Moore sanno che le piume fanno sempre tanto diva. Dunque, Chanel per la star di Una battaglia dopo l’altra e Gucci per la veterana che combatte strenuamente con l’età, qui a suon di piume di pavone (o simil).
Ancora Chanel per Jessie Buckley premio Oscar come Migliore Attrice protagonista per Hamnet, che tenta un tributo alla Grace Kelly del ’56 che vinse l’Oscar per La ragazza di campagna ma il confronto è difficile, dal risultato modesto ma apprezzabile.















