Agricoltura

Ortofrutta, pronto un progetto di legge per la riforma del mercati all’ingrosso

Le mosse per rendere il sistema più efficiente secondo il presidente di Italmercati Massimo Pallottini

di Silvia Marzialetti

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Passa attraverso il recupero di una identità ben definita e di una rappresentanza più efficace, la strategia di rilancio dei mercati all’ingrosso che Massimo Pallottini, presidente Italmercati (22 strutture distribuite sul territorio nazionale, 7 milioni di tonnellate di merce l’anno movimentate, 11 miliardi di euro di fatturato), racconta a Il Sole 24 Ore.

Il primo punto in agenda è la promozione di un progetto di legge - già bollinato dal ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida - che classifichi i mercati sulla base della matrice strategica. «Nessuno vuole chiudere i mercati minori - spiega - ma devono avere un’altra funzione».

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I numeri dell’«eccesso di frammentazione che mina la competitività» sono contenuti nell’ultimo rapporto Italmercati-Ismea-Censis, che al 2025 fotografa oltre 130 strutture attive in Italia, circa sei volte quelle di Spagna o Francia.

Oltre che dai soggetti gestori, il progetto di legge è condiviso dagli operatori e dal mondo della produzione. «È nell’interesse di tutti - dice Pallottini - che queste infrastrutture siano ridotte, perché solo in quel caso riuscirebbero a catalizzare le risorse della filiera e a recuperare una funzione che non è solo commerciale, ma anche distributiva, logistica e di valorizzazione del prodotto».

Bruciano ancora i 200 milioni del Pnrr distribuiti a tutto il comparto. «Le risorse devono andare a chi svolge una funzione - dice - non a mercati finti, o residui».

La proposta di legge dovrà passare in Conferenza Stato-Regioni, perché la competenza sui mercati è regionale, ma l’obiettivo di Pallottini è accendere una «attenzione nazionale».

Secondo punto in agenda, una vecchia «fissa» del romano Massimo Pallottini, per dare forza al mercato: la Consulta. Presentata durante Macfrut l’iniziativa Italmercati-Fedagromercati (con la partecipazione di Coldiretti, Confagricoltura, Cia), punta a recuperare una voce che troppo spesso ha pagato lo scotto della frammentazione. «È l’interlocutore che mancava per spingere il settore verso obiettivi strategici condivisi e sempre più alti», dice.

Il che, tradotto in una vision strategica (molto ambiziosa per un Paese gravato da un pesante gap infrastrutturale) vuol dire trasformare i centri agroalimentari in hub logistici interconnessi, capaci di integrare il sistema portuale, ferroviario e degli interporti, «per ottimizzare la circolazione delle merci e accrescere il valore aggiunto dei prodotti».

L’ultimo step del progetto si concentra sul recupero del rapporto con la grande distribuzione (altro attore che la Consulta ambisce a cooptare). Un processo che - ne è convinto il presidente Pallottini - passa anche attraverso la programmazione di orari differenti.
«Dobbiamo spostarci dalla fascia notturna a quella diurna per intercettare nuove opportunità», dice.

Il presidente di Italmercati spiega come, dopo una fase di stanca, il mondo della grande distribuzione si stia riavvicinando ai mercati, «spinta dalla crescente domanda di localismo, che solo i mercati possono supportare».
Emblematico l’accordo stretto con Gros (Gruppo Romano Supermercati, 205 punti vendita nel Lazio), interessato a lanciare una nuova linea dedicata ai prodotti locali a chilometro zero.
E poi c’è il tema dei giovani, destinati a ereditare la professione. «La fascia notturna non fa per loro», conclude.

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