Ortaggi, frutta e olio d’oliva: caldo e siccità mettono in ginocchio l’agricoltura. Latte -10%
Imprese in crisi di redditività tra raccolti in calo ed escalation dei costi produttivi. In difficoltà vino e zootecnia, la scarsità d’acqua penalizza anche miele e funghi
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L’agricoltura italiana è in grande difficoltà. La vera e propria tenaglia fatta di condizioni climatiche sfidanti ed escalation dei costi produttivi sta mettendo a dura prova il settore.
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Sotto il profilo climatico le difficoltà sono legate alla siccità, diffusa soprattutto nelle regioni del Nord. Sul fronte dei costi di produzione invece sta pesando la crisi in Medio Oriente che ha innescato forti rincari dei carburanti e dei fertilizzanti, che in gran parte transitano dallo stretto di Hormuz. Dai cereali all’ortofrutta, dal vino all’olio e alla zootecnia fino al settore apistico e ai funghi in questo momento si fa fatica a trovare una filiera dell’agroalimentare che sia al riparo da minacce.
Cereali, diminuiscono i raccolti
In difficoltà sono i cereali a cominciare dal grano duro, materia prima per un prodotto simbolo del made in Italy quale la pasta. Il frumento duro ha chiuso la campagna di raccolta con un calo del 6% rispetto allo scorso anno. Ma a preoccupare è soprattutto il trend dei prezzi in sensibile calo rispetto allo scorso anno in presenza di costi di produzione aumentati sensibilmente.
E preoccupazioni si registrano nel riso (la cui campagna partirà a settembre) cereale il cui intero ciclo produttivo avviene in acqua e nelle regioni del Nord Italia e che quindi è a rischio a causa della siccità che ha colpito le zone settentrionali. A chiudere il quadro complesso per il settore risicolo la crescita delle importazioni dal Sud Est asiatico che stanno premendo al ribasso sui listini e penalizzando i produttori del principale player europeo, l’Italia.
Zootecnia, latte giù del 10%
Non è esente da difficoltà la zootecnia con in prima fila la zootecnia da latte visto che il caldo prolungato sta lasciando il segno nelle stalle e «sta determinando – come sottolineato ieri da Fedagri-Confcooperative – un calo della produzione stimato in un meno 10%. Il tutto in un quadro di costi produttivi in crescita».








