Festival dell’Economia di Trento

Orsini: «L’Europa cambi passo o rischia di essere stritolata. Sui dazi negoziare velocemente. Serve semplificare e sostenere gli investimenti»

Il presidente di Confindustria: «Rischiamo la deindustrializzazione, l’ultima commissione ha preso atto degli errori fatti in passato, in particolare non mettere al centro l’industria. Ma ora serve la cura, velocissimamente, le risposte sono lente»

di Nicoletta Picchio

4' di lettura

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“Rischi e scelte fatali. L’Europa al bivio”. «È un titolo quanto mai azzeccato. Sono un europeista convinto, ma l’Europa deve cambiare, se non cambia passo, in un momento in cui c’è un conflitto economico, rischia di essere stritolata». Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, esordisce così rispondendo alla prima domanda di Fabio Tamburini, direttore del Sole 24 Ore, che ha preso spunto proprio dal titolo del Festival dell’economia di Trento, organizzato dal Gruppo 24 Ore, insieme a Trentino Marketing, per conto della Provincia autonoma di Trento, con il contributo del Comune e dell’Università della città.

«Rischiamo la deindustrializzazione, dobbiamo essere più rapidi, l’ultima commissione ha preso atto degli errori fatti in passato, in particolare non mettere al centro l’industria. Ma ora serve la cura, velocissimamente, le risposte sono lente», ha incalzato Orsini. Un’urgenza resa ancora più stringente dalla minaccia dei dazi di Trump: «in un giorno abbiamo bruciato 143 miliardi. Bisogna mantenere la calma, spero che il braccio di ferro si tramuti in una stretta di mano. Ma bisogna fare presto: l’incertezza penalizza gli investimenti, bisogna correre velocemente a fare una trattativa. Il nostro paese esporta 626 miliardi di euro, gli Stati Uniti sono il nostro secondo mercato e un alleato storico, non possiamo perderlo. Occorre agire su tre leve: difesa, energia e big-tech, il delta tra Usa e Ue è di 80 miliardi, non è incolmabile», ha continuato il presidente di Confindustria rispondendo alle domande del direttore del Sole 24 Ore che ha toccato tutti i temi d’attualità, dalla Ue ai dazi, alla difficile situazione tedesca, al calo della produzione industriale nel nostro paese, ai giovani e alla crisi demografica. Sono stati i temi approfonditi nei giorni del Festival: «un bellissimo evento – ha detto Orsini – mettere al centro i temi economici è fondamentale».

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In risposta ai dazi occorre anche aprire nuovi mercati: «Mercosur, ma anche India ed Emirati arabi e l’Arabia Saudita, hanno potenzialità enormi». Una preoccupazione anche l’andamento della Germania: «la nostra interconnessione è fortissima, se va male noi non siamo felici, abbiamo bisogno che tutti in Europa vadano bene. Anche come Confindustria abbiamo sempre costruito alleanze, se vanno insieme in Europa tutte le Confindustrie c’è una massa critica più importante».

Bisogna agire, in Europa e in Italia. Martedì si terrà a Bologna l’assemblea annuale pubblica di Confindustria e saranno presenti la presidente del Consiglio, Meloni, e quella del Parlamento Europeo, Metsola: «rivolgeremo loro un grande appello», ha detto Orsini. Anche noi, ha detto durante l’intervista, dobbiamo fare i compiti a casa. È la semplificazione il tema più sentito. «Negli ultimi cinque anni la Ue ha prodotto 13.500 norme. Gli Usa 3.500. In Italia, dati Ocse, la burocrazia pesa per 80 miliardi. Bisogna semplificare», ha insistito il presidente di Confindustria. Il rischio è di mettere a repentaglio l’industria, e quindi lavoro, benessere, welfare. Ci sono alcuni settori che vanno bene, altri in difficoltà: «rischiamo di perdere quelle imprese che sono riconosciute da tutti come eccellenze, le tecnologie non si cambiano per norma. Abbiamo settori come la siderurgia, il vetro, la carta, che sono penalizzati da norme in confronto ad altri paesi. Abbiamo aziende come Fincantieri che hanno dieci anni di ordini, con i problemi che abbiamo oggi all’Ilva, cui serve dare risposte, poi saremo costretti a comperare acciaio da India e Cina. Un’eccellenza come le piastrelle italiane, se non si interviene sulla speculazione che deriva dagli Ets, rischia di andare fuori competizione».

Sono 26 mesi che la produttività in Italia è in calo: «sia in Italia che in Europa occorre programmare il futuro. Gli investimenti sono a zero virgola, dobbiamo convincere gli imprenditori ad investire. Servono misure di sostegno per gli investimenti», ha sottolineato Orsini. «Noi non abbiamo colore, proviamo a dare soluzioni per l’industria. Serve un senso di responsabilità comune e servono governi stabili, perché con governi stabili si riescono a dare risposte a lungo termine». C’è l’energia come problema che lede la competitività: «sono felice che sia cambiata la narrativa sul nucleare, dobbiamo nel frattempo costruire un mix energetico che garantisca la sicurezza nazionale del paese». Il presidente di Confindustria ha sollecitato il sindacato al confronto: «quando Landini mi dice non riusciamo a incontrarci vorrei ricordare che il 7 aprile gli ho mandato una lettera, mi hanno risposto lui e la Cisl, non la Uil. Ne abbiamo mandata un’altra due giorni fa. Incontri one to one non ne faccio, voglio vederli insieme». I temi sono molti: «dobbiamo parlare dei contratti di produttività e di sicurezza». Per aumentare la produttività servono anche le aggregazioni, ha sottolineato Orsini, mettendo insieme le imprese più piccole.

C’è un altro aspetto che preoccupa: le migliaia di giovani che lasciano l’Italia e la previsione che al 2050 un italiano su tre avrà più di 65 anni, come è emerso durante il Festival. «Mancano 100 profili, un gap che ci costa 43 miliardi all’anno. Stiamo facendo sperimentazioni per attrarre persone formate dall’estero, offrendo la dignità di una abitazione a un prezzo sostenibile, è l’altro nostro grande progetto. Lo scenario dell’invecchiamento è agghiacciante».

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