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Orsini: «Forse dobbiamo cambiare chi ci sta governando in Europa»

Il presidente di Confindustria a margine del convegno “Genova e Liguria capitali dell’economia del mare 2026”: «Recessione certa nell’Ue senza una negoziazione nel Golfo»

di Redazione Roma

Iran, Orsini: miopia Ue spaventa, forse va cambiata governance

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«È logico che se il conflitto continua diventa un problema, cominciamo ad avere problemi a reperire prodotti sugli scaffali in Sicilia e con i voli aerei. Così fare impresa è veramente complicato. Mi meraviglio che l’Europa non stia vedendo questa cosa e non abbia pronte misure, che si stia parlando ancora di aiuti di Stato e non di debito pubblico. Ancora oggi il cambio euro-dollaro vale 1.16, questa miopia mi spaventa, forse dobbiamo cambiare chi ci sta governando in Europa». Lo ha detto il presidente di Confindustria Emanuele Orsini a margine del convegno “Genova e Liguria capitali dell’economia del mare 2026”.

«Il vero tema è l’incertezza e l’instabilità - ha detto ancora Orsini -, ogni giorno noi combattiamo con quello che nessuno vuole, abbiamo bisogno di avere mercati aperti, di saper andare nei mercati, per noi il Golfo vale 32 miliardi di interscambio con un saldo positivo di 11,3 miliardi, quindi è ovvio che perdere aree così importanti fa sì che gli investimenti non vengano messi a terra. L’instabilità, non abbiamo ancora l’executive order degli Stati Uniti, per noi un mercato da 65 miliardi - ha detto Orsini - quindi l’incertezza fa sì che gli investimenti non vengano messi a terra, bisogna fare prestissimo a mettere a terra l’iper ammortamento perché credo che sia una via per dare un overboost al Paese, i nostri imprenditori se lo stanno aspettando».

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Orsini: «Recessione certa nell’Ue senza una negoziazione nel Golfo»

«Speriamo che si arrivi presto a una negoziazione nel Golfo perché se continuiamo con il conflitto e con questa instabilità sicuramente entreremo in recessione. Il Centro Studi di Confindustria l’ha detto quasi tre settimane fa: se la guerra finisse velocemente siamo a un più 0,5% del Pil italiano nel 2026, se arriviamo ai quattro mesi dal conflitto siamo allo zero, la stagnazione, ed è logico che se il conflitto continua diventa un problema». Così Orsini ha commentato l’allarme dell’Fmi sul rischio recessione nell’Ue con inflazione al 5% nel caso la guerra in Iran e la chiusura dello stretto di Hormuz continuino.

Dentro il Patto di stabilità l’Italia non è competitiva

«La Germania ha deliberato 26 miliardi per sostenere l’aumento dei costi energetici. L’Italia se sta dentro al 3% del rapporto deficit-Pil stabilito dal Patto di stabilità 26 miliardi non ce li ha, quindi la competitività tra noi e i Paesi europei viene a mancare. Lasciamo stare la Cina e gli Stati Uniti, ma in casa nostra in Europa oggi non abbiamo la stessa competitività, oggi il costo dell’energia in Spagna è 40 euro a megawattora l’Italia è a 160 euro a megawattora, dove andiamo?» ha sottolineato Orsini. «Sono a favore delle fonti rinnovabili, acceleriamole, ma cominciamo a capire quali sono le aree idonee in Italia per poter mettere a terra il fotovoltaico e l’eolico. - esorta Orsini - Perché se non ce la raccontiamo, ogni sindaco per un impianto fotovoltaico e l’eolico ha già sotto il palazzo del Comune il comitato in difesa dell’uccellino. Da una parte vogliamo l’energia a poco dall’altra non vogliamo il fotovoltaico e l’eolico. Fissiamo le aree idonee e cominciamo a fare gli impianti per le rinnovabili».

«Tutte le parti politiche pensino a bene Paese, no a campagna elettorale permanente»

Intervistato durante il convegno, il presidente di Confindustria ha messo in evidenza l’importanza di un dialogo tra i protagonisti della politica italiana. «Credo - ha affermato - che in un momento come questo tutte le parti politiche, in modo responsabile, debbano pensare a una cosa sola: il bene del Paese. E il bene dell’Italia si fa costruendo alcune misure che servono al nostro Paese. Con quello che ci sta succedendo intorno, non è tempo per pensare di entrare in campagna elettorale, di avere un anno di campagna elettorale permanente», ha detto il numero uno degli industriali, sottolineando che «abbiamo bisogno di stabilità, noi stiamo chiedendo da tempo di avere un piano industriale per il Paese. Non possiamo pensare di sfrondare ogni giorno un piano industriale che noi serve per avere una reputazione e per continuare a essere quello che siamo, un’eccellenza nel mondo». Orsini ha sottolineato che Confindustria, dal canto suo, c’è: «Ci mettiamo in gioco, faremo la nostra parte, stiamo incontrando anche i sindacati, stiamo lavorando insieme su alcuni capitoli. Su alcuni siamo d’accordo, su alcuni no, ma sicuramente Confindustria ci sarà», ha detto.

L’Italia rifletta sullo stop al gas russo

“Prima del conflitto Russia-Ucraina noi pagavamo l’energia 28 euro a megawattora oggi siamo a 160 euro a megawattora, credo che su questo serva fare una riflessione, oggi noi abbiamo bisogno di fare tutto ciò che è possibile per salvaguardare le nostre imprese, che in questo momento sono veramente fuori dalla competizione globale” ha detto il presidente di Confindustria sulla proposta dell’amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi. “Bisogna fare dei ragionamenti, anche perché mi risulta che stiamo ancora comprando gas naturale liquefatto dalla Russia, De Scalzi diceva questo - afferma Orsini -. Il Gnl russo passa ancora da Amsterdam, bisogna avere una visione comprensiva del discorso partendo da un dato: prima del conflitto Russia-Ucraina pagavamo l’energia 28 euro a megawattora e i problemi di competitività che abbiamo oggi allora erano sicuramente molto ridotti”.

Fare presto con iperammortamento per overboost Paese

Contro l’instabilità del quadro globale dopo la Crisi del Golfo “dobbiamo fare prestissimo mettere a terra l’iperammortamento perché credo sia la via anche per dare un overboost al Paese che i nostri imprenditori stanno aspettando” ha aggiunto Orsini. “Abbiamo bisogno di mercati aperti e saper andare nei mercati, per noi il Golfo vale 32 miliardi di interscambio e l’incertezza purtroppo fa sì che gli investimenti non vengano messi a terra”.

Confindustria, Germania, Francia, Italia, Spagna 60% valore aggiunto blue economy

Quattro principali Paesi dell’Unione Europea, Germania, Francia, Italia e Spagna, rappresentano insieme il 60% del valore aggiunto e il 52% dell’occupazione complessiva della Blue economy europea. E a livello dell’Unione europea l’economia del mare impiega 4,82 milioni di persone, generando un valore aggiunto di 250,7 miliardi di euro e un fatturato di 890,6 miliardi. Sono alcuni numeri del rapporto di Confindustria e Boston consulting group, elencati da Mario Zanetti, delegato Confindustria all’Economia del mare nel suo intervento al convegno a Genova dedicato proprio al comparto. L’Italia è seconda in Europa per occupazione e valore aggiunto nella Blue economy. “Mentre Germania e Paesi Bassi si specializzano rispettivamente nella logistica portuale e nel trasporto marittimo e la Francia nella cantieristica militare e nelle biotecnologie marine, l’Italia è l’unico grande paese europeo a presidiare in modo equilibrato cantieristica , shipping e turismo costiero - ha detto Zanetti - seconda in Europa nella shipbuilding and repair per valore aggiunto (19%) e occupazione (15%), seconda per occupazione nel trasporto marittimo con il 17% dei posti di lavoro, seconda per visitatori nel turismo costiero con 238 milioni”.

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