«A inizio anno - continua Bonifazi - abbiamo inserito nei nostri portafogli una quota di oro compresa tra il 2% ed il 5%. Una marginale esposizione all’oro è utile per diversificare il portafoglio e renderlo più bilanciato, vista la decorrelazione con i mercati azionari e la funzione di bene rifugio».
L’oro non è considerato soltanto un bene rifugio, ma un’attività indicata alle condizioni del quadro macroeconomico.
«Le banche centrali - spiega Luca Gabriele Trabattoni, Country Head Italy and Mediterranean countries di Ubp -, hanno messo a disposizione una liquidità enorme, come nel 2008 e nel 2011, congelando le attese di inflazione e,viceversa, accentuando le aspettative di tassi reali negativi. Uno scenario favorevole all’oro, che nelle fasi di tassi reali positivi, invece, è meno appetibile perché non dà rendimenti né dividendi. In questo contesto, dunque, l’oro ha il vantaggio di preservare un valore reale. Manterremo le posizioni in oro nei prossimi mesi, ma non possiamo fare previsioni più lunghe, perché dipenderà dai mercati finanziari».
Nell’ultimo mese, la propensione al rischio è tornata sulle azioni e sulle obbligazioni, nonostante i brutti segnali che arrivano dall’economia mondiale, ancora ferma. Il rialzo si deve anche agli interventi delle banche centrali, che forniscono liquidità e sostegno alle attività finanziarie. L’oro, comunque, ha continuato a salire. Gli investitori, infatti, da un lato guardano già alla ripartenza, ma con una visibilità ridotta; dall’altro, monitorano l’evoluzione della pandemia, che condiziona l’umore sui parterre.
Il modo più efficace per investire sull’oro è comprare strumenti che investono direttamente nel lingotto, esponendosi soltanto al prezzo della materia prima. Così si evitano gli effetti indiretti (positivi o negativi) dei prodotti “sintetici”, che comprano i future sull’oro o di quelli legati alle società aurifere, la cui quotazione è influenzata da fattori legati alla singola impresa o all’area geografica.