Orticaria cronica spontanea

Origine biologiche ma non solo: vademecum di una patologia che non ha una causa definita

L’esperto della Mayo Clinic di Rochester: “Alterazioni del sistema immunitario possono svilupparsi spontaneamente e senza alcun fattore scatenante specifico”

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Infiammazione, femminile singolare. Dietro questa definizione da dizionario, c’è sempre e comunque un mondo da esplorare. Esiste infatti un pianeta di impercettibili differenze che rendono i fenomeni infiammatori dell’organismo diversi tra loro, possono vederli riaccendersi e affievolirsi, mettono in luce rapporti “pericolosi” che uniscono organi apparentemente lontani. Tutte queste realtà, sia pure se con impatto e caratteristiche cliniche diverse da persona a persona, caratterizzano anche l’orticaria cronica spontanea, i pomfi che la caratterizzano, la durata e l’intermittenza dei segni cutanei e delle problematiche generali. A provare a definire un percorso dei processi infiammatori della patologia è un interessante contributo di Rohit D. Divekar, della Mayo Clinic di Rochester, che sul web ha disegnano una sorta di “vademecum” per i pazienti partendo da un dato. L’orticaria cronica spontanea nella maggior parte dei casi non ha una causa ben definita. E quindi non ha senso, spesso, cercare una possibile responsabilità nella vita di ogni giorno, magari nel cibo o nell’ambiente. Secondo l’esperto, infatti, la patologia è legata ad “alterazioni del sistema immunitario che possono svilupparsi spontaneamente e senza alcun fattore scatenante specifico”come spiega lo stesso Divekar sul sito web della struttura.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

La sfida della comprensione

Provare a capire cosa accade, quindi, è ancora una sfida. Nella complessità del sistema immunitario infatti, sono tante unità cellulari e tante molecole ad entrare in gioco nella genesi del fenomeno. Si è visto comunque che ci sono cellule immunitarie, dai mastociti fino ad eosinofili, basofili e linfociti (in pratica famiglie diverse di globuli bianchi) che in caso di malattia tendono a lavorare troppo. La loro iperattività porta al rilascio di una serie di molecole infiammatorie che pervadono l’organismo e di sostanze come le citochine, che in ultima analisi diventano tra le responsabili dell’orticaria e non solo. Limitare tutto il processo ad una semplice cascata biologica, peraltro ancora da chiarire completamente nei suoi meccanismi più intimi e immunologicamente celati, è comunque riduttivo. Basti pensare ad esempio alla presenza di condizioni psicoemotive che in qualche modo accendono più facilmente le reazioni cutanee: come si rileva nel documento presente sul sito della Mayo Clinic lo stress può giocare un ruolo importante, così come esisterebbero caratteristiche di genere e d’età che fanno delle donne tra i 20 e i 40 anni le figure maggiormente soggette a sviluppare la malattia.

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Le ultime ricerche

Ma nell’ambito dei possibili “legami” tra condizioni patologiche ci sono altre condizioni che vanno considerate, in una sorta di “continuum” ancora da valutare. In questo senso vanno i risultati di una ricerca apparsa su Allergy e condotta da Philip Curman, Diamant Thacj e Ralf J. Ludwig dell’Università di Lubecca. Secondo lo studio l’infiammazione sistemica sarebbe alla base di un possibile maggior rischio di aritmie ed altri eventi cardiovascolari in chi soffre di orticaria cronica spontanea, rendendo necessario effettuare valutazioni preventive sull’apparato circolatorio per chi soffre della malattia cutanea. “L’infiammazione sta riemergendo come uno dei principali meccanismi patogenetici alla base di numerose patologie cardiovascolari – segnala Leonardo De Luca, Direttore della Cardiologia del Policlinico San Matteo di Pavia -. Si rafforza l’idea che condizioni apparentemente limitate a un singolo organo, come l’orticaria cronica spontanea, possano riflettere uno stato infiammatorio sistemico con ricadute anche sul cuore e sui vasi”. Infine, per chiudere il cerchio, occorre ricordare quanto e come l’orticaria cronica spontanea possa più facilmente associarsi a patologie autoimmuni. Volete un esempio di quanto accade? Provate a valutare quanto e come l’infiammazione autoimmune della tiroide, la tiroidite di Hashimoto, possa entrare in gioco. Ed è solo un esempio!

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