Come superare le barriere tra startup e grandi aziende per valorizzare l’innovazione
L’open innovation rappresenta una leva strategica per la competitività, ma in Italia meno del 10% delle grandi imprese riesce a quantificarne il ritorno economico
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L’imprenditoria italiana sta trasformando l’open innovation in una leva (anche finanziaria) misurabile e in grado di incontrare le esigenze delle aziende? E come? Tema che ricorre da anni e che il “boom” dell’intelligenza artificiale ha probabilmente oscurato ma non messo da parte. Fare “innovazione aperta” rimane un compito complesso, prova ne sia che, della quasi totalità di grandi aziende impegnate in progetti di questo genere, meno di una su dieci è oggi in grado di misurarne realmente il ritorno economico. La possibilità di combinare la velocità delle startup con la solidità delle corporate, con l’obiettivo di trasformare la tecnologia in vantaggio competitivo, è però un’opzione che il sistema Paese non può permettersi di trascurare e sottovalutare.
Le soluzioni non mancano e fra queste vi sono modelli innovativi che puntano a risolvere la cronica mancanza di competenze interne, problema che affligge quasi un’organizzazione su due. Abbiamo provato a capire perché l’open innovation soffre ancora di problemi di crescita con Emanuele Manzotti, Ceo e Founder di Innovation Match, piattaforma che aggrega oltre 2.500 professionisti specializzati e 600 realtà innovative e collabora con aziende come Credem, Zucchetti e Randstad.
Solo una minima parte delle grandi imprese italiane che fanno open innovation riesce a misurarne il ritorno economico. Dove si rompe la catena del valore? È un tema di governance o di KPI sbagliati?
La catena del valore si rompe quasi sempre tra la fase di esplorazione e quella di implementazione. Negli ultimi anni molte aziende hanno sviluppato programmi di innovation lab, call for startup o iniziative di scouting tecnologico che hanno avuto il merito di aprire l’organizzazione verso nuovi ecosistemi. Il passaggio più difficile però è far entrare davvero queste soluzioni nei processi industriali dell’azienda. Nelle grandi organizzazioni progettate per garantire stabilità e continuità operativa, l’introduzione di nuove tecnologie deve necessariamente attraversare diversi livelli aziendali, dai dipartimenti tecnologici alle operations, fino all’area compliance e procurement: si tratta di funzioni essenziali per tutelare l’integrità dell’impresa ma che, in assenza di percorsi chiari, possono anche rallentare l’adozione dell’innovazione. In questo contesto, una funzione di innovation autonoma e dedicata alla sperimentazione può favorire l’avvio di nuove iniziative. Allo stesso tempo, diventa cruciale definire con chiarezza che cosa si intende innovare, con quali risorse e in quali tempi: quando questi tre elementi sono espliciti, anche la collaborazione con startup e partner tecnologici risulta più rapida ed efficace.
C’è ancora il rischio che l’innovazione resti una voce di spesa e non venga considerata come un asset di produttività?








