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Brasile, rally al test elettorale
All’appuntamento col voto il Paese si presenta forte di un’economia in crescita e forti rialzi per azionario e valuta. E ora?
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Un sì chiaro e forte dall’assemblea degli azionisti. Ma anche un voto favorevole espresso in misura massiccia - ed è forse il dato ancora più importante - dal mercato. Il ceo di Intesa Sanpaolo Carlo Messina porta a casa un doppio risultato dall’assise di giovedì. Perché dietro il voto pressoché “bulgaro” dei soci c’è soprattutto il sostegno di una larghissima parte degli investitori istituzionali, molti dei quali siedono anche nel capitale di Mps. Una sovrapposizione che, in prospettiva, può pesare nettamente a favore di Ca’ de Sass, nel duello tra i due progetti.
Basta guardare i numeri. L’aumento di capitale al servizio dell’Opas ha ottenuto il favore del 97% del capitale presente, che era pari al 63,9% del capitale totale. Ma quasi il 70% dell’assemblea, come riportato da Radiocor, era riconducibile agli investitori istituzionali, contro poco meno del 30% delle fondazioni.
Ora: anche ipotizzando, per estremo, che tutto il 3% circa dei voti contrari sia arrivato dai fondi, il sostegno degli istituzionali risulta pressoché unanime. Oltre il 95% degli investitori istituzionali presenti deve necessariamente aver votato a favore. Il via libera, insomma, non è arrivato soltanto dalle fondazioni, il cui sostegno era ampiamente atteso, ma soprattutto dal mercato istituzionale. E questo è il primo punto.
Il secondo elemento riguarda chi siede contemporaneamente sui due lati della partita. Le disclosure individuali sul voto non sono ancora tutte disponibili, ma i numeri rotondi di ieri rendono pressochè certo il voto favorevole dei grandi colossi del risparmio, a loro volta presenti anche nel capitale di Mps. Si tratta di BlackRock (che ha circa il 5,1% di Ca’ de Sass e poco meno del 5% di Mps); Vanguard (3,5% e 2,6%); Norges Bank (1,2% e 3,1%), che peraltro ha reso pubblico il proprio voto favorevole all’aumento Intesa e Amundi (1,2% e 2,3%). Ma la platea degli investitori favorevoli al voto di Intesa (e presenti anche nel capitale di Mps) è più ampia. Da quanto raccolto dal Sole 24 Ore, nel novero figurano anche Geode Capital (1% e 1,5% in Mps); Arrowstreet Capital, (0,5% circa in entrambe); JPMorgan, (0,5% e 0,2%); State Street (0,5% e 0,3%). A questi si aggiungono posizioni residuali riconducibili a Charles Schwab. Da capire Ubs Asset Management, che pesa circa lo 0,9% in Ca’ de Sass e risulterebbe con una quota più contenuta anche a Siena. Nel complesso, l’universo degli azionisti comuni si avvicina al 14-15% del capitale in entrambe le banche. Ovvero poco meno di un quarto del capitale presente all’assemblea di Intesa.
Che cosa faranno i fondi che ieri hanno sostenuto la banca milanese quando, il 29 ottobre, questa volta in qualità di azionisti di Mps, saranno chiamati a votare sulle due contro-Ops su Banco Bpm e Banca Generali proposte dal ceo Luigi Lovaglio a difesa della stessa Intesa? Il voto di ieri è segnaletico, anche perché, a parità di prospettive, conta l’esposizione economica. E per molti grandi investitori comuni alle due banche quella verso Ca’ de Sass è sensibilmente superiore per effetto delle diverse capitalizzazioni. Ciò non significa che il voto sia già scritto. I fondi possono assumere posizioni diverse, anche all’interno dello stesso gestore, e le partecipazioni possono essere distribuite tra veicoli con strategie differenti. Un ruolo importante lo avranno poi i proxy advisor, che devono ancora esprimersi su Mps. Il dato certo, però, è che a Torino ieri gli investitori hanno accettato la diluizione necessaria a finanziare l’Opas. E così hanno espresso implicitamente un giudizio anche sul rapporto tra prezzo, sinergie e ritorni attesi, cash incluso. E il verdetto (favorevole) è stato pressoché unanime. Tra poco più di un mese e mezzo la domanda sarà diversa. E cioè se il progetto alternativo di Siena sia in grado di creare più valore dell’offerta già messa sul tavolo da Messina. Lovaglio dovrà insomma convincere il mercato che rinunciare all’Opas Intesa sia più conveniente che accettarla. Per ora il primo responso è chiaro: il mercato ha detto sì senza riserve al progetto di Messina. A fine ottobre, in casa Mps, si vedrà.