Compie 60 anni la “missione” dell’Ilo di Torino, Agenzia delle Nazioni Unite dedicata al lavoro . Una storia fatta di impegno sul campo e di visitatori prestigiosi, dalla Regina Elisabetta ad Alfred Hitchcock, passando per tutti i presidenti della Repubblica italiani e tutti i segretari generali delle Nazioni Unite. Una realtà che genera impatti sulla città, tra diretti e indiretti, per oltre 49 milioni di euro, 57 se si considera l’impatto sull’intero paese. La sede funziona come un vero e proprio campus, con spazi per le attività di formazione, servizi di traduzione e 200 tra camere e suite per gli ospiti della struttura.
La funzione dell’Ilo
«In oltre mezzo secolo di storia il Centro ha formato funzionari, lavoratori, datori di lavoro e studenti, accompagnando le grandi trasformazioni del mondo del lavoro e proponendo metodologie di insegnamento innovative e corsi all’avanguardia» racconta una nota dell’Ilo che accompagna la mostra organizzata proprio per raccontare questa storia attraverso le immagini e che aprirà i battenti il prossimo 24 ottobre. «Vogliamo raccontare il lavoro che si fa nel Campus e far conoscere una struttura importante per la Città - raccontano gli organizzatori della mostra –che mantiene una forte connotazione internazionale visto che tra formatori e fruitori delle attività, abbiamo ospitato oltre 170 diverse nazionalità». Promuovere il lavoro dignitoso a ogni latitudine, «coltivando giustizia sociale per una pace duratura», questo il mandato dell’Agenzia dell’Onu il cui lavoro nella sede di Torino si è evoluto affiancando alle attività formative in presenza anche i corsi online, attraverso strumenti innovativi come la realtà virtuale e le applicazioni di intelligenza artificiale. Il tema dell’inclusività resta del Campus di Torino sin dall’inizio della sua storia, con le attività di formazione destinate ai formatori di paesi in via di sviluppo partite già negli anni Sessanta. Nel campus è inoltre attiva la Turin School of Development, affiliata all’International Training Centre dell’Ilo e all’Università di Torino, che offre percorsi di alta formazione in diversi ambiti connessi con le attività internazionali del Centro, dal Master in International Trade Law che prende il via il primo novembre ai corsi dedicati allo Sviluppo sostenibile.
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La mostra
La mostra fotografica, dunque, celebra il 60° anniversario del Centro attraverso le immagini delle persone che lo hanno frequentato, delle autorità che lo hanno visitato e delle pagine dei giornali che lo hanno raccontato. La storia del Centro Internazionale di Formazione dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ITCILO) comincia in realtà nel 1961.
La storia
In quell’anno Torino ha ospitato l’Esposizione Internazionale del Lavoro, organizzata in occasione del centenario dell’Unità d’Italia. In quell’occasione vengono costruite numerose infrastrutture, tra cui il Palazzo del Lavoro e dall’altra parte di Corso unità d’Italia, i 19 padiglioni delle Regioni italiane. Dopo tre anni a Roma il Governo italiano e l’Ilo firmano un accordo, il 24 ottobre del 1964, e così Palazzo del Lavoro - edificio progettato da Pier Luigi Nervi - diventa la prima sede del Centro mentre nei padiglioni lungo la riva del Po viene realizzato il Campus destinato a ospitare i partecipanti a corsi e laboratori. Nella metà degli anni Ottanta il Centro trasloca nella sede attuale, dove arrivano anche l’Istituto Internazionale delle Nazioni Unite per la Ricerca sul Crimine e la Giustizia (UNICRI) e lo Staff College del Sistema delle Nazioni Unite (UNSSC). Dunque negli spazi del Campus sono attive tre organizzazioni del sistema delle Nazioni Unite con più di 300 corsi e attività di formazione in un ambiente internazionale.
L’impatto ambientale
Nel corso degli anni la sede dell’Ilo a Torino ha intrapreso un percorso per migliorare impatto ambientale e prestazioni energetiche, con una riduzione del consumo energetico del 28%, un processo di riduzione della produzione di rifiuti del 66% (da 696 a 234 chilogrammi pro capite) e una diminuzione delle emissioni di CO2 del 55%, ossia 1.500 tonnellate di CO2.
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