Il saggio di Massimo Cacciari e Roberto Esposito

Oltre le logiche della sovranità e del dominio

La confusione e il disordine che sembrano marcare l’epoca forse nascondono un Vuoto dove stanno maturando nuovi ordini e nuovi principi.

di Pier Luigi Portaluri

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È Chaos l’origine di ogni Ordine, e così degli Stati. Minacciati a loro volta – se non proprio disgregati – da strutture più vaste: i Grandi Spazi, che si scontrano per l’egemonia sul mondo. Oggi sono la Cina, la Russia e gli Stati uniti a generare nuovo dis-Ordine.

È Kaos, infatti, il titolo del libro – densissimo – di Massimo Cacciari e Roberto Esposito, appena uscito per il Mulino.

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Due saggi, con una Premessa che dà la tonalità dominante: «la confusione e il disordine che sembrano marcare l’epoca forse nascondono un Vuoto che è il grembo dove stanno maturando nuovi ordini e nuovi principi. Poiché il Vuoto apre a infiniti possibili».

Poeticamente immerso nel sapere della classicità greca, così come nella linea di pensiero che va da Goethe a Bachofen quindi a Nietzsche, Il mito del globo è il saggio di Cacciari con cui il libro si apre. Vi domina la categoria del Politico, visto nel rapporto con lo Spazio: lo Stato europeo – dice Cacciari – in origine è potere «terraneo», poiché ha nel suolo la sua prima radice. Ma esso supera ben presto quella soglia e si apre verso l’Oltre, verso il Mare aperto, ancora privo di sentieri e di memorie. Non si ferma ancora: l’Oceano ha pur sempre un confine, un limes, mentre l’Aperto, l’Aria è illimite. Occorre quindi conquistarla per garantirsi l’egemonia sul Globo. L’espansione prosegue. Nel suo slancio eterno (lo Streben) l’uomo abbandona la dimensione della fisicità per tendere a un «processo di smaterializzazione di ogni forma di vita»: per cui lo Stato «dovrà estendere sempre più la propria sovranità […] dominando l’immateriale complesso di onde […] che trasportano in sé ogni informazione».

Ma quale potere istituzionalizzato, quale governo “timaico” – si chiede l’autore. – potrà regolare questo nuovo Grande Spazio, sempre più conteso nella lotta per il dominio globale? Un nuovo Ordine non potrà certo provenire dalla «giuridicizzazione del conflitto», cioè dalla «costituzione di autorità internazionali e tribunali riconosciuti da tutti»: la storia del mondo non la fanno i pretori, diceva Hegel. Forse sarà «l’unità del sistema tecnico-economico-finanziario» a scongiurare una guerra totale per l’egemonia finale; o, al contrario, quel sistema cercherà proprio «la grande catastrofe» per liberarsi dal «vecchio Politico». Forse ci salverà un realismo tragico: consapevoli – come dice lo Zarathustra di Nietzsche – che le cose della Storia danzano sempre ai piedi del Caso.

E tragica è la “mente” che guida il saggio di Roberto Esposito, Geopolitica e metafisica. Si parte, un po’ a sorpresa, dai presupposti “metafisici” del pensiero di Henry Kissinger: ebreo tedesco sfuggito ai Nazisti, anche lui pensa tragicamente, poiché vede che la storia umana è lotta soccombente contro Chaos e Destino.

Se non una soluzione, almeno uno strumento di analisi risiede nella geopolitica, disciplina che studia i condizionamenti dell’azione umana causati dallo spazio: un concetto da sempre foriero di antagonismi e conflittualità.

Esposito ci conduce lungo un viaggio nel tempo. Si inizia dalla dottrina del Presidente americano Monroe sull’intangibilità dell’emisfero occidentale, rivendicata contro la Russia e la stessa Europa. Poi, all’inizio del XX secolo, il diplomatico inglese John Mackinder ci avverte dei pericoli derivanti da una possibile alleanza russo-tedesca: era questo, infatti, il sogno del consigliere hitleriano Karl Haushofer, avveratosi col patto Molotov-Ribbentrop, ma tragicamente naufragato con l’invasione nazista dell’URSS.

Durante la Guerra fredda, poi, l’idea della “convivenza” strategica col nemico – cioè col Grande Spazio comunista – sarà sostenuta da George Kennan, teorico realista del containment: «la pressione sovietica contro le istituzioni libere del mondo occidentale può essere contenuta mediante l’abile e vigile attivazione di una contro-forza in una serie di punti geografici e politici in continuo cambiamento, corrispondenti ai movimenti e alle manovre della politica sovietica».

Ma questo è il passato. Servono categorie nuove, che accantonino le logiche della sovranità e del dominio, orientandosi invece verso pratiche di governamentalità in cui – secondo Esposito – sia il diritto a giocare un ruolo decisivo: poiché «senza forma giuridica lo spazio geopolitico resterebbe del tutto indeterminato».

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