Uno dei fiori all’occhiello del Coni è Casa Italia, diventata la vera e propria media factory dell’Italia Team. Si tratta di una piattaforma multimediale che consente, durante lo svolgimento delle Olimpiadi, l’incontro fra gli atleti e gli sponsor, mettendo il Coni nelle condizioni di valorizzare i diritti tv secondari e i suoi canali ott. Ma Casa Italia è anche un network che, al di là dell’esperienza olimpica, ha permesso di maturare un know-how tecnologico impiegato, ad esempio, per dare visibilità a manifestazioni non coperte integralmente dalle tv come i Giochi del Mediterraneo.
Anche grazie a questo impegno produttivo il Coni, presieduto da Giovanni Malagò, è in grado oggi di supportare la crescita dello sport tricolore e della nazionale olimpica.
Una nazionale che se nelle ultime stagioni è stata capace di mietere così tanti successi, non è detto che lo sia anche in futuro. «Lo sport italiano – sottolinea infatti Mornati - è un artigianato d’eccellenza. Lavoriamo in nicchie con un capitale umano ridotto rispetto ad altre realtà. Disponiamo di tecnici preparatissimi che curano i talenti fin da ragazzini, in maniera quasi sartoriale. Penso a Molfetta con il taekwondo o a Jesi e Livorno per la scherma. Sui grandi numeri, sugli sport di massa, invece perdiamo, perché in Italia non si cura più, e in parte non si è mai curato davvero, lo sport. E per sport non intendo la mera attività fisica o motoria, ma l’insieme delle discipline regolamentate. In passato, ad esempio, il calcio si praticava negli oratori, che non ci sono quasi più. Per questo, penso che oggi sia indispensabile che il calcio e gli sport in genere siano presenti a scuola. Tutti i bambini dovrebbero praticare uno o più discipline, come avviene in Australia o guardando più vicino a noi, nei Balcani. Dalla Slovenia alla Croazia, i ragazzi fanno sport a scuola, a partire proprio dagli sport di squadra, come parte del piano didattico. Non è un miracolo perciò che pur avendo una popolazione meno numerosa dell’Italia siano competitivi in in tante discipline».
C’è poi un problema sottovalutato legato all’invecchiamento. «In poco più di 20 anni, rispetto a quando io facevo sport – conclude il Segretario generale del Coni, ex canottiere, medaglia d’argento nel quattro senza ai Giochi olimpici di Sydney 2000 - sono spariti oltre quattro milioni di giovani in quella fascia d’età in cui potenzialmente si possono andare a scovare i nuovi campioni. I risultati che stiamo ottenendo, essendo già uno dei paesi vecchi al mondo, prima o poi cesseranno. Non è un grido d’allarme è una certezza, se non si farà nulla per contrastare i problemi che si stanno palesando all’orizzonte».