Paralimpiadi invernali 2026

Oksana Masters, la rosa americana (e ucraina) che ha incantato Milano Cortina

Figlia di Chernobyl, è l’atleta paralimpica Usa più medagliata di sempre: 24 podi (13 d’oro) tra Giochi invernali e estivi

di Giulia Riva

Paralimpiadi Milano Cortina 2026 - Sci di fondo paraolimpico - Cerimonia di premiazione della gara femminile di sci di fondo 10 km a partenza intervallata (categoria seduti) - Stadio di sci di fondo di Tesero, Lago, Italia - 11 marzo 2026 La medaglia d'oro Oksana Masters degli Stati Uniti festeggia sul podio REUTERS/Sarah Meyssonnier

4' di lettura

English Version

4' di lettura

English Version

Se vincere un oro alle paralimpiadi è un sogno, vincerne 13 non sembra nemmeno immaginabile. Eppure Oksana Masters ce l’ha fatta, e non ha intenzione di fermarsi qui. Sono 24 le medaglie paralimpiche nel suo palmarès finora, l’ultima (un bronzo) nella 20 km di sci di fondo sitting a Milano Cortina. Collezionate - da Londra 2012 in poi - in 7 edizioni dei Giochi e quattro diverse discipline: para canottaggio e para ciclismo in estate, biathlon e sci di fondo in inverno. Medaglie che pesano, letteralmente: più di mezzo chilo quella d’oro a Milano Cortina (500 grammi d’argento più 6 grammi del metallo più prezioso, fanno sapere gli organizzatori), e Oksana del metallo più prezioso al collo ne ha quattro. «La buona notizia è che non posso saltare, quindi non credo le romperò», scherza lei - intervistata dalla Cnn - ricordando come alla pattinatrice olimpica Alysa Liu si sia staccato il laccio che permette di indossarle. Una storia, quella di Oksana Masters, che attraversa e unisce tanti dei luoghi che oggi vivono in guerra.

Paralimpiadi Milano Cortina 2026 - Sci di fondo paralimpico - 20 km a partenza scaglionata (sedute) - Stadio di sci di fondo di Tesero, Lago, Italia - 15 marzo 2026. Oksana Masters degli Stati Uniti in azione durante la gara femminile dei 20 km a partenza scaglionata (sedute) REUTERS/Sarah Meyssonnier

L’infanzia in un orfanotrofio sovietico e l’adozione

Nasce nel giugno del 1989 a Chmel’nyc’kyj, oggi Ucraina. Non abbastanza lontano da Chernobyl, dove tre anni prima era esploso il reattore 4 della centrale nucleare. Sua mamma è esposta alle radiazioni, per cui Oksana sviluppa diverse patologie congenite: le dita dei piedi sono sei, quelle delle mani sono cinque, ma palmate e senza pollici. Di rene ne ha solo uno, mentre le gambe hanno lunghezze molto diverse tra loro (la sinistra è 15 centimetri più corta dell’altra) e mancano alcune ossa indispensabili per reggere il peso del corpo e camminare. Viene abbandonata dalla famiglia in un orfanotrofio sovietico, dove resterà fino ai 7 anni e mezzo. «Era sopravvivenza, non infanzia», dice lei di quel periodo. Anni di abusi e solitudine - racconterà di aver visto morire la sua migliore amica, picchiata fino allo stremo per aver rubato un po’ di pane, e di aver imparato a non piangere - fino a quando incontra Gay Masters, professoressa statunitense e logopedista, arrivata in orfanotrofio con l’intenzione di adottare nonostante sia single.

Loading...

Paralimpiadi Milano Cortina 2026 - Sci di fondo paralimpico - Sprint femminile (seduta) - Stadio di sci di fondo di Tesero, Lago, Italia - 10 marzo 2026. Oksana Masters degli Stati Uniti festeggia con la bandiera nazionale dopo aver vinto l'oro. REUTERS/Sarah Meyssonnier

«Mi ha dovuto insegnare cosa significhi felicità», dice di lei Oksana, che l’altro giorno, per ringraziarla, appena scesa dal podio le ha messo al collo l’oro agguantato nello sprint donne sitting di sci di fondo. Crescendo, le malformazioni alle gambe le impediscono di camminare, per cui vengono entrambe amputate sopra il ginocchio prima dei 13 anni. Una scelta dolorosa, ma che le permette una nuova mobilità grazie alle protesi: «Spesso sono le mie mani a farmi sentire disabile, non le gambe», confessava al giornalista statunitense Graham Bensinger un anno fa. Numerosi interventi chirurgici - 28, finora - le hanno permesso di creare spazio tra le dita e di “trasformare” in pollice il primo dito di ogni mano.

La carriera paralimpica

La sua carriera paralimpica internazionale comincia nel 2012, ai Giochi estivi di Londra: è bronzo nel doppio misto di para canottaggio in coppia con Rob Jones, ex marine che ha perso le gambe in Afghanistan. Del canottaggio ama «la sensazione di scivolare sull’acqua e avere tutto sotto controllo» Oksana, ma problemi alla schiena le impediscono di continuare ad allenarsi. Lei però non molla, cambia: guarda alle discipline invernali - para biathlon e para cross-country skiing - e vince: 13 i podi alle Paralimpiadi per lei da Sochi 2014 nello sci di fondo sitting, tra chi gareggia seduto (quattro ori a Milano Cortina 2026) e altri sei nel biathlon classe LW12 (un oro a Milano Cortina 2026), che abbina fondo e poligono. Quando la neve si scioglie, anche l’allenamento cambia: Oksana monta in sella della sua handbike e macina chilometri. Anche qui, seconda a nessuno: sono quattro gli ori per lei - due a Tokyo 2020, altri 2 a Parigi 2024 - nel para ciclismo.

Paralimpiadi Milano Cortina 2026 - Para-biathlon - Allenamento - Stadio di sci di fondo di Tesero, Lago, Italia - 5 marzo 2026. Oksana Masters degli Stati Uniti durante l'allenamento REUTERS/Sarah Meyssonnier

L’impegno dentro e fuori dalle piste

Oggi tutti la vedono splendere, Oksana - biondissima e sorridente, è l’atleta paralimpica del team Usa più medagliata di sempre a una paralimpiade - ma lei si definisce «una abituata a inseguire, a dover dimostrare che vale» e sottolinea di continuo l’importanza «di avere qualcuno che crede in te».

«Quando trovi qualcosa per cui alzarti alle 5 del mattino ti emoziona, allora quello è il tuo sport. Nessuno si diverte con la sveglia così presto», ammette.

«Per tante donne con disabilità, la parte più difficile è cominciare. Non per mancanza di passione, anzi. Nella maggior parte dei casi è per mancanza di supporto. Mancano gli eventi dedicati, ci sono barriere finanziarie. Quando vedi qualcuno che lo fa, cominci a credere che puoi farcela anche tu». Così la campionessa statunitense ha deciso di co-fondare Sisters In Sports Foundation, per supportare «in sorellanza» giovani atlete con disabilità.

Paralimpiadi Milano Cortina 2026 - Sci di fondo paralimpico - Cerimonia di premiazione della staffetta mista 4x2,5 km - Stadio di sci di fondo di Tesero, Lago, Italia - 14 marzo 2026. I medagliati d'oro Joshua Sweeney (Stati Uniti), Oksana Masters (Stati Uniti), Sydney Peterson (Stati Uniti), Jake Adicoff (Stati Uniti) e la guida Reid Goble (Stati Uniti) festeggiano sul podio REUTERS/Sarah Meyssonnier

Ha imparato a mostrare con orgoglio ogni dettaglio del suo corpo, «perchè la bellezza si presenta in tante forme diverse, è potere, va celebrata» secondo lei, che nel 2012 ha posato senza veli per la rivista ESPN. Ma non è stato un percorso immediato. Un corpo segnato da tante cicatrici, che ora ospita anche diversi tatuaggi: sul polso porta incise le iniziali del suo nome americano/ucraino - Oksana Oleksandrivna Bondarčuk, quando è nata - «Perchè sono orgogliosa di essere ucraina e voglio contribuire alla ricostruzione dell’Ucraina», dichiara. Su un’anca ha disegnato un dente di leone che viene soffiato via come uccelli che spiccano il volo: «È una metafora del fatto che devi lasciare andare se vuoi essere felice», spiega. E poi, sul basso ventre, c’è una rosa - che dal rosso sfuma in bianco e nero - a coprire la cicatrice di uno stupro subito in orfanotrofio. «A rose is still and always will be a rose», è la frase accanto, scritta con l’inchiostro sulla pelle: «Una rosa è comunque, e resterà sempre, una rosa», citazione da un brano di Aretha Franklin.

Paralimpiadi Milano Cortina 2026 - Sci di fondo paralimpico - Cerimonia di premiazione dello sprint femminile (categoria seduti) - Stadio di sci di fondo di Tesero, Lago, Italia - 10 marzo 2026. La medaglia d'oro Oksana Masters, degli Stati Uniti, festeggia con il fidanzato e collega paralimpico Aaron Pike. REUTERS/Sarah Meyssonnier

Una rosa potente, resistente, vincente. Che ha ammaliato Milano Cortina e che ora, terminate le fatiche agonistiche sulla neve di Tesero, sogna di sposare Aaron Pike - anche lui atleta paralimpico del team Usa di biathlon, sci nordico e corsa in carrozzina - con cui da 12 anni condivide gioie e dolori dentro e fuori dalle piste. Forse proprio in Italia, subito dopo la chiusura dei Giochi.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti

Tutto mercato WEB