Ogni armadio è un libro, ogni vestito un nuovo capitolo
Compie 10 anni la direzione creativa di Alessandro Sartori. Proprio quando il gruppo Zegna rinnova i suoi vertici e comincia l’era della quarta generazione, con Edoardo e Angelo al comando.
di Silvia Paoli
5' di lettura
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C’è stato un tempo in cui le collezioni le facevano i designer. Ora, almeno in Zegna, le collezioni le fanno i clienti. Collezioni di capi di diverse stagioni e anni, a cui si aggiungono sempre nuovi pezzi. Oggi che sfila a Milano l’uomo Zegna, aprendo la Fashion Week milanese, Alessandro Sartori, al decimo anno di direzione artistica del brand, ci racconta il menswear nell’era della quarta generazione della famiglia, con Angelo ed Edoardo, figli di Gildo, da gennaio entrambi nel ruolo di co-ceo del marchio, Gianluca Tagliabue ceo del gruppo e Gildo che rimane come presidente esecutivo. «Noi siamo fermamente convinti di avere un consumatore particolare. Un consumatore che colleziona i capi, per cui la stagionalità ha un’importanza relativa. Questi capi hanno un alto valore intrinseco, ma anche simbolico, e i clienti non pensano di comprare per una stagione, ma per un utilizzo decisamente più ampio. Tutta la linea stilistica è rivolta a questo concetto: è un’estetica che deve durare nel tempo. Le vestibilità, i dettagli, i materiali, le tinture sono studiati in funzione di questo, per cui io mi trovo ad affrontare due fasi: una di fitting e styling con i capi che stiamo per lanciare e una seconda fase di styling con capi che invece arrivano dal guardaroba delle ultime stagioni. È come se scrivessimo i capitoli di un libro. Il libro è l’armadio del nostro cliente e all’interno di questo armadio serve una serie di elementi».
Il capo da collezione della nuova stagione è «la Conte jacket in Vellus Aureum. Nel tempo abbiamo creato tanti prodotti iconici: l’overshirt in cashmere nel 2020, la short jacket nel 2021, novità abbastanza sorprendenti per il menswear perché univamo la facilità di styling di una camicia sportiva con la qualità del fatto a mano e con materiali unici come l’Oasi Cashmere». Ed ecco i punti di forza della nuova Conte jacket: «È una giacca con il collo in piedi, molto versatile. Può essere il top di un abito, ma anche un blazer moderno. Esprime lo stile del nostro fondatore: è elegante, ma sportiva, ha dettagli estremamente sofisticati, come la tasca interna alla patch pocket davanti in pelle e materiali pregiati, come il nostro Vellus Aureum, una lana esclusiva di 12 micron». La materia prima, i territori di provenienza, la sostenibilità sono i capisaldi della storia di questo brand. «Craft, natura e arte sono i tre pilastri che si intrecciano nella nostra storia e visione. Craft vuol dire stile, estetica relativa al manufatto. L’arte si concretizza nella collaborazione della famiglia con gli artisti: Ermenegildo lavorava con Olivero Pistoletto, che era il papà di Michelangelo Pistoletto. All’architetto paesaggista Pietro Porcinai sono state fatte disegnare alcune vallate dell’Oasi Zegna che hanno un valore storico e artistico molto importante. E veniamo dunque alla natura: l’Oasi è un incipit culturale e, diciamo così, valoriale importante. Un imprenditore che si occupa della sua comunità dal 1910, che tra il 1930 e il 1945 fa piantare 100mila alberi che poi diventano 500mila (e oggi sono un milione) è stato geniale, perché ha pensato non solo al sostentamento infrastrutturale della comunità (con scuole, strade, un ospedale), ma anche a quello naturale. Da questo nasce il nostro pensiero verde, con sostenibilità e tracciabilità come valori imprescindibili». Valori che sono propulsori creativi. «Il vero design parte dalla fibra, non nasce né un secondo prima, ma neanche un secondo dopo. I 12 micron del Vellus Aureum hanno dietro uno studio tecnico incredibile che ha portato ad avere tessuti che vanno dai 200 agli 800 grammi di peso al metro. Questo genera idee e progetti. Lo stesso vale per Oasi cashmere e Oasi Lino».
Dato che il prodotto è destinato a durare, non viene progettato e creato in poco tempo. «Se vogliamo dei materiali esclusivi non possiamo iniziare a pensarci alla fine dello show precedente, quindi lavoriamo con un concetto di multistagionalità e progettiamo alcune silhouette pensando a domani e a dopodomani. Analogamente andiamo nei lanifici del gruppo che sono 5 – perché oltre a Ermenegildo Zegna c’è Tessitura di Novara (seta tecnica e seta per l’abbigliamento), Ubertino (tessuti jacquard), Bonotti (tessuti jacquard, stampati e moda) e Dondi, dove c’è il jersey più bello che esista. Iniziamo a progettare i materiali per quel tipo di estetica, e la progettazione parte dalla fibra, dal filato e poi dalle strutture tessili. Alcuni prodotti, come alcune lane trofeo (si riferisce all’Ermenegildo Zegna Wool Trophy Awards, istituito nel 1963 in Australia per premiare i produttori della lana merino più fine del mondo, ndr), presenti in questo show, sono nate un anno e mezzo, due anni fa».
Guardando al futuro, al nuovo anno e le prospettive dell’azienda, Sartori vede «una situazione unica, molto bella. Edoardo e Angelo hanno avuto la possibilità di respirare, capire, crescere in questo ambiente e oggi ci mettono del loro, sono estremamente bravi. È un passaggio generazionale che aggiunge valori, dà energia, ma è in continuità. Il 2026 sarà ricco. Abbiamo tanti negozi nuovi in apertura, e continuiamo ad aprire i salotti, luoghi privati, in cui si riceve il cliente per appuntamento con prodotti esclusivi e servizi di personalizzazione. Nel 2026 apriremo il salotto più grande al mondo a New York, sulla 57esima, angolo Quinta».
Progetti, personalizzazioni, sperimentazioni, sfilate, icone. «Se è possibile tutto questo, dalla pecora al negozio, è grazie ai nostri atelier. Qualche numero: 70 modellisti, un paio di centinaia di sarti soltanto per la progettazione. Ricordo che quando andai con i miei tagli di cashmere nell’atelier per farmi fare le prime overshirt, mi guardarono strano, dicevano: “Ma noi facciamo giacche, facciamo abiti”. Ne uscì un prodotto che era la crasi tra il craft di sarti con cinquant’anni di esperienza e il design di un capo che non esisteva ancora. Oggi, ogni volta che c’è un disegno nuovo, mi chiamano per chiedermi quando facciamo i fitting. Hanno la luce negli occhi!».








