Musica

Oasis, i biglietti dei concerti di Roma spiegati col marketing del desiderio

Accaparrarsi il posto diventa un gioco di ruolo che sta tra il Superenalotto e Squid Game. Ma attenti al «Fomo»

Noel Gallagher e Liam Gallagher, ossia gli Oasis, tornano dal vivo in Italia nell’estate 2027 con due date all’Olimpico di Roma ANSA

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Cosa c’entrano il cappellino da pescatore di Liam e gli anfibi di Noel Gallagher con le borse Hermès? Apparentemente niente, ma se siete tra quelli che l’estate prossima vogliono (o meglio: sperano di) andare a vedere dal vivo gli Oasis nelle due date romane, o in una qualsiasi delle 11 venue del loro tour 2027, probabilmente la risposta la conoscete già: marketing del desiderio.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

L’antefatto è noto. Da mesi circolavano indiscrezioni su un imminente nuovo tour della band simbolo del Brit Pop anni Novanta che, dopo la reunion del 2025, avrebbe fatto anche tappa per due volte allo Stadio Olimpico di Roma. Nel pomeriggio del 14 settembre è finalmente arrivato l’annuncio (Oasis nella Capitale il 29 e 30 luglio) ma, più che l’ufficialità della cosa, a colpire è la modalità alquanto bizantina per l’acquisto dei biglietti. Niente general sale: se vuoi sentire live i fratelli Gallagher devi registrarti entro le 17 del 17 settembre sul sito dedicato. Ma precedentemente devi esserti registrato anche sul sito di Ticketmaster, la piattaforma di ticketing del gruppo Live Nation che organizzerà gli show. Non si sa se andrai al concerto, ma intanto vieni profilato.

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«Coloro che saranno selezionati», recita il sito, «riceveranno un codice univoco e non trasferibile» per accedere alle finestre di vendita vere e proprie che si apriranno, in orari e modalità che potranno variare di città in città, tra venerdì 25 settembre e domenica 27 settembre. Per dovere di cronaca, in redazione abbiamo effettuato una registrazione che, con nostra sorpresa, ci ha dato la possibilità di scegliere tre venue tra quelle del tour 2027 a scatola chiusa (non sai la data che ti tocca, né il settore). Eloquente il messaggio apparso a fine procedura: «Controlla attentamente l’orario della vendita indicato» nella mail che riceverai, «poiché sarà l’unica finestra temporale durante la quale potrai accedere alla vendita».

L’anno scorso gli Oasis, per la loro reunion britannica che all’epoca doveva sembrare qualcosa di eccezionale, tipo il passaggio della cometa di Halley, praticarono il dynamic pricing e il governo inglese aprì un’istruttoria. Stavolta ci portano in una dimensione parallela: la definitiva gamification della musica live, un gioco di ruolo che sta a metà strada tra il Superenalotto e Squid Game.

A proposito di vendita: a quanto ammontano i prezzi per le date romane? Risponde il sito dedicato: «I prezzi dei biglietti con posto a sedere sono pari a 92,29 €, 166,12 €, 184,58 €, 221,49 € e 276,86 €, commissioni incluse. I prezzi dei biglietti per il settore in piedi sono pari a 221,49 € e 276,86 €, commissioni incluse. I pacchetti hotel sono disponibili a 499 € a persona, commissioni incluse, e vengono venduti a coppie. I pacchetti VIP sono disponibili a 437,36 €, 490,86 € e 651,36 €, commissioni incluse». Questo è quello che sappiamo. Live Nation però non rende note le disponibilità di posti per le singole aree messe in vendita. Un’incognita che magari darà adrenalina soltanto agli amanti del tavolo verde.

Non è il primo caso di «profilazione obbligatoria» del pubblico dei concerti: c’è il precedente del tour dei Radiohead del 2025, certo, ma costruito con intenzioni opposte (netto contrasto del prezzo dinamico, annullamento immediato dei biglietti in vendita sulle piattaforme di secondary ticketing, un euro di donazione a Medici Senza Frontiere per biglietto venduto).

E qui torniamo alle borse Hermés di cui sopra: per le più ambite - i modelli Kelly e Birkin che partono da un prezzo di 8mila euro - ci si deve iscrivere a specifiche liste d’attesa, così come per vedersi consegnare le chiavi di una Ferrari o di una Lamborghini occorrono almeno otto mesi. Perché i bisogni sono pochi, i desideri infiniti e proprio a questi ultimi il marketing deve puntare. Stimolandoli, trasformando il prodotto in vendita in oggetto aspirazionale, non vendendo la merce ma il brand che ne è l’identità. Siccome ogni band funziona un po’ come un brand, nel nostro caso il brand si chiama Oasis e, se ti metti in lista per i concerti, non sei tu a scegliere loro: al massimo, saranno loro a scegliere te.

Qui entra in gioco un’altra variabile che chi studia marketing conosce bene: Fomo, acronimo di «Fear of Missing Out», paura di essere esclusi, in questo caso di restare fuori da quello che tutti si aspettano sarà l’evento dell’estate 2027. Peccato mortale nell’epoca in cui ai concerti non si va più per pogare sotto al palco, ma per farsi un selfie da diffondere sui social. E così, se nei «ballottaggi» del 25-27 settembre il destino ti sorriderà e troverai il «biglietto d’oro» per visitare la Fabbrica di Cioccolato di Willy Wonka, non vorrai certo lasciarti scappare questa occasione. Anche se dall’altra parte del display dovessi imbatterti soltanto in biglietti da 600 euro. Non avrai scelta. A meno che tu non voglia prestare ascolto alla voce di uno che gridava nel deserto: «Please don’t put your life in the hands / Of a rock and roll band».

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