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Nvidia, buyback da record e una piattaforma per evitare che l’AI faccia danni

L’azienda americana annuncia un riacquisto di azioni da 150 miliardi di dollari, il più grande di sempre

Il CEO di Nvidia, Jensen Huang  REUTERS

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Il più grande buyback della storia. Lo sigla Nvidia, che ha aumentato di 150 miliardi di dollari l’autorizzazione al riacquisto di azioni proprie. Una cifra enorme, che supera il buyback da 110 miliardi annunciato da Apple nel 2024. Con la nuova tranche, la capacità residua di riacquisto sale a 235 miliardi di dollari, che l’azienda prevede di utilizzare entro l’anno fiscale 2028.

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A rendere possibile l’operazione è la cassa generata dalla domanda di chip per l’addestramento e l’inferenza dei modelli di intelligenza artificiale. «La nostra capacità di generare cassa ci dà i mezzi per investire nelle tecnologie che fanno avanzare questa trasformazione e per restituire capitale agli azionisti», ha detto l’amministratore delegato e fondatore, Jensen Huang.

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Una notizia, quella del riacquisto record, che chiaramente ha avuto effetti sul mercato, anche se non violentissimi. Il titolo ha avuto immediatamente uno scossone positivo.

Nel pre-market, con il titolo che guadagnava lo 0,8%, dopo la notizia è salito fino all’1,8%.

Da inizio anno, alla chiusura di venerdì, le azioni avevano accumulato un rialzo superiore al 20%. Mentre il mese scorso la società aveva indicato una crescita dei ricavi di circa il 70% per l’anno fiscale 2028. Percentuale assolutamente rassicurante per gli investitori, che ora si chiedono quanto a lungo possa durare la corsa della spesa in intelligenza artificiale dopo anni di crescita esplosiva.

Ciononostante, rimane un punto su cui una parte del mercato mantiene dubbi. Nvidia investe da tempo in startup dell’AI e in fornitori di servizi cloud, e alcuni investitori si domandano se questi finanziamenti finiscano per sostenere, in modo indiretto, la domanda dei suoi stessi chip. Domanda destina a rimanere inevasa.

Intanto, sempre l’azienda di Santa Clara, nelle ultime ore, ha reso disponibili una serie di strumenti software per la sicurezza degli agenti di intelligenza artificiale, cioè i sistemi in grado di svolgere in autonomia compiti complessi. Secondo Nvidia, questi strumenti avrebbero fermato, ad esempio, l’attacco subito da Hugging Face, la piattaforma di riferimento per lo sviluppo di codice AI che Nvidia ha acquistato per 13 miliardi di dollari pochi mesi dopo che era stata invasa da agenti fuori controllo di OpenAI.

Una notizia che arriva in un momento molto delicato per l’AI. Sia OpenAI che e Anthropic, i due principali player americani di intelligenza artificiale, stanno indagando su numerosi casi in cui i loro agenti sono penetrati in sistemi commerciali e governativi. Casi che, a dispetto delle informazioni circolate nelle ultime settimana, potrebbero essere migliaia. Huang, alla guida della società più grande al mondo, i cui chip di fatto hanno alimentato e continuano ad gran parte del boom dell’AI, ha respinto le richieste di regole ampie sulla sicurezza. E ha trovato in Donald Trump un prezioso alleato. Per il ceo di origini taiwanesi, gli agenti sfuggiti al controllo sono semplicemente un problema di ingegneria da risolvere, come è successo con la sicurezza delle automobili. Però, intanto, Nvidia presenta una piattaforma per contenere questi errori.

Il primo strumento si chiama OpenShell. Sfrutta funzioni hardware dei processori centrali di Nvidia per contenere gli agenti, e l’azienda sta lavorando con Arm e Intel perché funzioni anche sui loro processori. Il secondo, Sentry, usa un chip Nvidia separato che lavora insieme a OpenShell: se un agente prova a uscire dal suo contenitore sul processore centrale, viene isolato.

Justin Boitano, vicepresidente e direttore generale dell’enterprise computing di Nvidia, ha fatto riferimento esplicito all’attacco a Hugging Face reso noto quest’estate. «Da quello che sappiamo, questa nuova piattaforma di sicurezza avrebbe potuto fermare la violazione se fosse stata usata fin dall’inizio nei laboratori di frontiera per la valutazione dei modelli», ha detto durante un incontro con la stampa. «Stiamo portando avanti questo lavoro in modo aperto e vogliamo che tutti collaborino con noi».

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