Tecnologia

Nvidia, l’Ai diventa un asset finanziario. Intesa con big della finanza globale

La partnership prevede di mobilitare fino a 500 miliardi di dollari e include Goldman Sachs e società d’investimento quali Apollo, BlackRock e KKR,

FOTO D'ARCHIVIO: I loghi di Nvidia e ChatGPT sono visibili in questa illustrazione scattata il 22 settembre 2025. REUTERS/Dado Ruvic/Illustrazione/Foto d'archivio REUTERS

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Nvidia vuole portare sempre di più la finanza globale dentro la corsa all’intelligenza artificiale. Il gruppo guidato da Jensen Huang ha raggiunto un’intesa con alcuni dei maggiori operatori finanziari mondiali - Apollo, BlackRock, Blackstone, Brookfield, Goldman Sachs e KKR - con l’obiettivo di mobilitare fino a 500 miliardi di dollari per finanziare nuove infrastrutture dedicate all’AI.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

La cifra è enorme, ma va interpretata correttamente. Non significa che Nvidia abbia stanziato 500 miliardi di dollari, né che i sei gruppi finanziari abbiano già raccolto quella somma. I 500 miliardi rappresentano l’ammontare di capitale che le nuove piattaforme finanziarie puntano a mobilitare nel tempo, coinvolgendo investitori esterni.

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Il denaro dovrebbe arrivare soprattutto dal grande bacino del risparmio istituzionale mondiale: fondi pensione, compagnie assicurative, fondi sovrani, grandi patrimoni e altri investitori professionali. A questo capitale potranno aggiungersi prestiti bancari, private credit e altre forme di debito.

La soluzione

Il meccanismo, nella sostanza, è quello già utilizzato per finanziare grandi infrastrutture come autostrade, aeroporti, reti energetiche o torri per le telecomunicazioni. La novità è l’asset da finanziare: la capacità di calcolo necessaria all’intelligenza artificiale.

Costruire un grande data center AI richiede infatti miliardi di dollari. Servono terreni, edifici, collegamenti alla rete elettrica, sistemi di raffreddamento, networking e soprattutto centinaia di migliaia di acceleratori e processori. Una parte rilevante di questa infrastruttura è costituita proprio dalla tecnologia Nvidia.

Finora questi investimenti sono stati sostenuti soprattutto dai bilanci delle grandi società tecnologiche. Microsoft, Amazon, Alphabet e Meta stanno spendendo centinaia di miliardi per aumentare la propria capacità di calcolo. Ma la crescita dell’AI sta portando il fabbisogno di capitale a livelli tali da rendere utile una seconda fonte di finanziamento.

L’intesa

È qui che entrano in gioco Apollo, BlackRock, Blackstone, Brookfield, Goldman Sachs e KKR. L’accordo non prevede, almeno sulla base delle informazioni rese pubbliche, la costituzione di un unico fondo da 500 miliardi. I diversi operatori finanziari dovrebbero invece sviluppare piattaforme indipendenti attraverso le quali strutturare e finanziare i singoli progetti.

Un progetto da dieci miliardi di dollari, per esempio, potrebbe essere collocato in una società dedicata. Una parte del capitale potrebbe essere fornita da fondi pensione e assicurazioni attraverso i fondi gestiti da uno dei partner di Nvidia. Un’altra parte potrebbe arrivare sotto forma di debito da banche, fondi di private credit o investitori obbligazionari.

In questo modo una parte del denaro che oggi alimenta fondi pensione, assicurazioni e fondi infrastrutturali potrebbe essere indirizzata verso data center, energia e sistemi di calcolo per l’intelligenza artificiale.

Per Nvidia il vantaggio è evidente. Più capitale è disponibile per costruire infrastrutture AI, maggiore è potenzialmente la capacità dei suoi clienti di acquistare GPU, networking e altri sistemi del gruppo. Ma il modello permette anche alle società che utilizzano il compute di non sostenere necessariamente sul proprio bilancio l’intero costo iniziale dell’infrastruttura. Una parte del rischio finanziario può essere trasferita agli investitori che finanziano il progetto.

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È anche il punto più delicato dell’operazione. Una centrale elettrica può avere una vita economica di diversi decenni. I processori utilizzati per l’intelligenza artificiale diventano invece tecnologicamente superati molto più rapidamente.

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