Ministero della Cultura

Nuovo scossone al MiC: si dimette il direttore generale Cinema e Audiovisivo Nicola Borrelli

Il passo indietro comunicato dopo la mezzanotte al ministro, alle prese con le polemiche per la mancata partecipazione al Premio Strega

di Andrea Biondi

L’ex direttore generale Cinema e audiovisivo del Ministero della Cultura, Nicola Borrelli

4' di lettura

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Un’altra notte agitata per il ministero della Cultura, un’altra poltrona che salta. Con un comunicato stringato e diffuso a tarda ora, il ministro Alessandro Giuli ha annunciato di aver «preso atto» delle dimissioni di Nicola Borrelli, storico direttore generale Cinema e Audiovisivo del MiC. L’uscita di scena, arrivata in un momento di crescente tensione, rappresenta l’ennesimo scossone per un settore strategico ma tormentato, proprio nel cuore dell’estate romana.

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Borrelli lascia dopo anni di regno silenzioso, ma influente, in cui aveva gestito i delicati meccanismi del tax credit e i rapporti con un’industria cinematografica in perenne bilico tra creatività e burocrazia. La sua uscita, però, appare inevitabilmente come il segnale che sul comparto del cinema e dell’audiovisivo al Ministero si sia toccato il punto di ebollizione.

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Il caso Kaufmann

Dietro le dimissioni di Borrelli si staglia l’ombra lunga del cosiddetto “caso Kaufmann”. Francis Kaufmann, coinvolto in un duplice omicidio a Villa Pamphili, avrebbe beneficiato - tramite il suo socio italiano Marco Perotti della Coevolution srl - di un tax credit da 860mila euro per il film “Stelle della notte”, mai realmente decollato. Il sospetto? Che si tratti dell’ennesimo “film fantasma”.

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La Procura ha aperto un’indagine e la settimana scorsa è scattato il sequestro di documenti proprio negli uffici della direzione Generale Cinema, dove il ministro Giuli si è presentato in prima persona con la polizia giudiziaria. «Mai più film fantasma», ha tuonato in Parlamento il titolare del dicastero della Cultura, promettendo una stretta drastica sui controlli e una riforma del sistema di incentivi «a prova di truffa».

Un addio che pesa

Nicola Borrelli non è un funzionario qualunque: è una delle figure più longeve e rispettate nel mondo del cinema italiano. Uscire in silenzio, nel cuore della notte, è gesto che pesa. Ufficialmente nessuna dichiarazione polemica. Solo i ringraziamenti del ministro e la rituale «conferma di stima». Ma, nel settore, in molti leggono la mossa come un portato di una gestione incalzata da troppe pressioni incrociate.

La resa dei conti

Le dimissioni di Borrelli seguono di pochi giorni quelle, altrettanto rumorose, di Chiara Sbarigia dalla presidenza di Cinecittà. La manager ha rivendicato la volontà di concentrarsi sull’Apa (Associazione Produttori Audiovisivi) - peraltro con il rinnovo della presidenza alle porte - e su una possibile guida della Fondazione Maximo. Ma la tempistica, la frase detta solo qualche giorno prima al Sole 24 Ore in cui parlava del doppio incarico (presidenza di Apa e di Cinecittà) come di «un’opportunità» e il retroscena (i presunti dissidi con il ministro Giuli, e le ombre su un consulente che avrebbe proposto moderazioni a pagamento per ammorbidire la stampa) hanno alimentato sospetti e veleni.

Un clima avvelenato, insomma, in cui un nodo sarebbe anche la guerra sotterranea che gli addetti ai lavori registrano fra il ministro e la sottosegretaria leghista Lucia Borgonzoni, a sua volta accreditata di un legame molto stretto con Chiara Sbarigia. E per questo il passo indietro della ex presidente di Cinecittà è stato anche visto come il risultato di una prova di forza fra ministro e sottosegretaria leghista, senza arrivare a una resa dei conti fra i due che avrebbe potuto risultare fin troppo pesante per i rapporti fra FdI e Lega.

Le dimissioni di Borrelli appaiono così come il capitolo finale - o forse solo il nuovo inizio - di una resa dei conti che investe l’intera catena di comando del ministero della Cultura, in una fase delicata, fra progetti internazionali e riforme decisive per il futuro del settore.

Il ministro Giuli diserta lo Strega

E intanto il ministro Giuli diserta anche il Premio Strega, polemizzando per non aver «ricevuto i libri». Indicazione che ha portato a un’immediata risposta del principale riconoscimento letterario italiano: «I rapporti con il ministro sono sempre stati amichevoli, ci siamo salutati cordialmente in occasione dell’ultimo Salone del libro di Torino. Non gli abbiamo inviato i libri del premio perché chiediamo agli editori di spedirli unicamente alla giuria dello Strega, da cui si è dimesso il giorno stesso della sua nomina al Ministero della Cultura», ha sottolineato il direttore della Fondazione Bellonci, Stefano Petrocchi. «Naturalmente il ministro era tra gli invitati alla serata finale di domani a Villa Giulia, come in precedenza a quella del Premio Strega Poesia lo scorso 9 ottobre, e saremo felici di riaccoglierlo il prossimo anno in occasione della nostra ottantesima edizione. Qualora volesse tornare a far parte anche della giuria del premio ne saremmo ugualmente onorati».

Ma fonti del Mic hanno poi subito fatto notare la “sgrammaticatura istituzionale”: «La Fondazione, chissà per quale motivo, non ha pensato né di reinvitare Giuli in veste di ministro a far parte della giuria del premio, né di inviargli i libri della dozzina, o della cinquina dei finalisti in vista della serata conclusiva».

Di sicuro, hanno aggiunto dal Collegio Romano, «Petrocchi ha declassato lo Strega, allontanandolo dal suo naturale referente istituzionale». Il ministro Giuli ha concluso ironizzando sulla sua assenza: «La serata sarà bella lo stesso. Magari un po’ meno divertente, senza Geppi Cucciari e Alessandro Giuli».

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