Il ritorno dell’atomo

Nuovo nucleare: dopo il primo ok alla legge delega, ecco quali saranno le prossime tappe

Il governo punta a emanare i decreti attuativi entro Natale una volta incassato il disco verde del Parlamento al Ddl

di Celestina Dominelli

Scatto aereo della costruzione del sito di Linglong-1 (ACP-100), il primo piccolo reattore modulare commerciale on shore al mondo in via di realizzazione in Cina Wang Jian/VCG via Reuters Connec

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Un primo traguardo è stato centrato con il via libera della Camera in prima lettura al disegno di legge delega sul nuovo nucleare firmato dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin. Ma l’iter del provvedimento è appena agli inizi dal momento che il testo, dopo il sì di Montecitorio, dovrà ora passare al vaglio del Senato. I tempi per chiudere il cerchio sono stati più volte ribaditi dal governo: l’obiettivo è arrivare all’approvazione in entrambi i rami del Parlamento entro la pausa estiva. I lavori delle Camere dovrebbero concludersi, salvo cambi dell’ultima ora, nella prima decade di agosto per poi riprendere agli inizi di settembre.

Ci sono, dunque, ancora quasi due mesi a disposizione per completare il percorso e assicurare il disco verde al Ddl che, come noto, contiene la cornice normativa per favorire la partenza in Italia del nuovo nucleare e procedere allo smantellamento delle vecchie centrali. Il ministro Pichetto Fratin ha ribadito ieri che il governo conta di emanare i decreti attuativi entro Natale. Ma quali e quanti saranno?

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I decreti attuativi

La risposta è contenuta all’interno dello stesso Ddl che definisce, all’articolo 2 l’oggetto della delega legislativa ma va detto che sarà il lavoro di impostazione della fase attuativa a stabilire quali e quanti saranno i decreti da adottare entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore della legge, la quale fa comunque riferimento, all’articolo 1, alla possibilità di procedere a una codificazione unitaria. Restano aperte, quindi, più opzioni ma la via da percorrere sarà frutto di valutazione una volta ottenuto il disco verde del Parlamento alla delega.

I tasselli clou

Come detto, l’articolo 2 del provvedimento elenca una serie di materie che dovranno essere normate, ma ci sono sicuramente alcuni tasselli clou che dovranno essere attentamente sviluppati, a cominciare dall’iter autorizzativo, le cui coordinate generali sono messe nero su bianco nella delega laddove si accenna al fatto che il titolo abilitativo rilasciato a seguito della sperimentazione, costruzione, installazione o esercizio degli impianti nonché delle opere connesse «sostituisce ogni provvedimento amministrativo, autorizzazione, concessione, licenza, nulla osta e atto di assenso, comunque denominati, a eccezione dei provvedimenti di valutazione ambientale».

Accanto a questo, poi, andrà dettagliata tutta la partita relativa alla gestione delle scorie radioattive, come chiarisce la stessa delega. E dovranno essere sciolti anche i nodi relativi alla definizione di un’Authority su cui il Ddl si limita a sottolineare l’esigenza di un riordino della materia anche al fine di valutare l’istituzione di un’autorità amministrativa indipendente per la sicurezza nucleare.

La mission di Nuclitalia

L’altro grande tassello riguarda, infine, i modelli di impianti su cui la delega non si esprime ma che andranno a un certo punto definiti anche sulla base del lavoro che sta portando avanti Nuclitalia, la newco partecipata da Enel, Ansaldo Energia e Leonardo e incaricata di studiare quale tecnologia dovrà essere implementata per favorire il rilancio del nucleare in Italia e come si potrà valorizzare la filiera nazionale.

Il precedente della piattaforma nazionale

Insomma, i fronti da definire sono diversi e spetterà al ministro Pichetto Fratin a decidere quale sarà lo schema di gioco. Il precedente al quale guardare è quello della piattaforma nazionale per il nucleare sostenibile che l’esponente di Forza Italia ha costituito a fine 2023 con l’0biettivo di sviluppare linee-guida e una roadmap, con orizzonte 2050, in modo da consentire la definizione di un percorso per la possibile ripresa del nucleare nel nostro Paese. Per facilitare il lavoro della piattaforma, sono stati costituiti all’epoca sette gruppi di lavoro tematici dedicati ad altrettanti temi (dalla fissione al decommissioning) e chiamati a elaborare un corpus di informazioni tecnico-scientifiche trasmessi poi al ministro. Che, non è da escludere, potrebbe replicare lo stesso modello per mettere a terra la fase attuativa della delega.

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