Fibercop

Nuovi profili ibridi per guidare l’evoluzione della rete

Le strategie

di A.Bio.

(Adobe Stock)

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Il percorso della fibra italiana è sicuramente un tema di cantieri e investimenti. Allo stesso tempo però il percorso rischia di rimanere interrotto se non si va avanti anche con i necessari avanzamento sul versante professionalità.

L’evoluzione della rete richiede profili nuovi e processi più integrati. Un capitolo meno visibile dei piani industriali, ma determinante per sostenere, nei prossimi anni, l’infrastruttura su cui si innesteranno servizi digitali sempre più spinti. Ne è convinto Stefano Paggi, chief technology & operations officer di Fibercop, la società che ha in pancia la ex rete Tim, guidata da un consorzio che fa capo a Kkr e che ha nel Mef un azionista al 16,1%: « La trasformazione dei processi, dalla creation alla delivery – sottolinea Paggi al Sole 24 Ore – richiede nuove competenze e un cambio culturale. Abbiamo professionisti radicati sul territorio che presidiano ogni fase, garantendo qualità e velocità. Investire sulla rete significa investire su chi la realizza e la gestisce, perché sono loro il vero motore del cambiamento».

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Le nuove competenze e il cambio culturale richiesto rappresentano un passaggio che coinvolge le 18.300 persone della società e che si traduce nella creazione di ruoli inediti, costruiti attorno alle necessità operative della rete di nuova generazione.

Uno di questi è il realizzatore, o final drop manager. È la figura che segue il tratto finale delle infrastrutture, documentandone lo stato in tempo reale grazie a strumenti digitali. Una presenza di campo che collega progettazione, cantiere e attivazione dei servizi, garantendo un controllo più puntuale dei lavori. Un ruolo che riflette un cambiamento più ampio: l’infrastruttura non è più un insieme di interventi frammentati, ma un processo continuo che richiede tracciabilità e standard omogenei.

Parallelamente evolve anche il perimetro delle centrali, destinate a diventare nodi in cui passano non solo dati, ma anche capacità elaborativa. Per gestire questa trasformazione FiberCop introduce un’altra figura nuova: il central office manager, responsabile dell’evoluzione tecnologica degli impianti, del recupero del rame e dell’organizzazione degli spazi che ospiteranno applicazioni cloud distribuite e servizi per l’intelligenza artificiale. Un ruolo di coordinamento che intreccia aspetti tecnici, energetici e gestionali, destinato a diventare centrale nel modello di rete dei prossimi anni.

La revisione delle professionalità arriva in un contesto in cui, nei prossimi tre anni, la società guidata dal presidente e ad Massimo Sarmi prevede di completare il collegamento in fibra Ftth di 20,3 milioni di unità immobiliari, contro i 13,2 milioni raggiunti finora. Sono stati posati oltre 26 milioni di chilometri di fibra, e oltre 6.100 comuni accedono oggi alla banda ultralarga. Una parte del percorso è dedicata anche alla nuova dorsale nazionale, in completamento entro la fine del 2025, che collegherà città, distretti industriali e aree periferiche con maggiore robustezza e continuità.

La trasformazione passa inoltre attraverso strumenti digitali. L’applicazione FiberASK, basata su modelli linguistici e sistemi di retrieval, fornisce ai tecnici risposte immediate e uniformi sulle procedure di installazione e manutenzione. Può servire fino a 10mila utenti interni ed è pensata come supporto operativo quotidiano, non come soluzione sperimentale.

«Siamo passati da un modello verticalmente integrato al modello wholesale», ricorda Paggi, sottolineando come la rete sia ora costruita per essere condivisa da operatori e servizi diversi. Un’impostazione che richiede infrastrutture standardizzate e personale formato in modo omogeneo, più vicino alla logica industriale.

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