Nuovi insulti sui social a Liliana Segre dopo il 25 aprile. Indagini su un centinaio di account
Questa volta ad “accendere la miccia” la sua partecipazione lo scorso 25 aprile alla commemorazione della festa della Liberazione a Pesaro, città dove trascorre le vacanze e dove conobbe il marito Alfredo Belli Paci, e la proiezione sabato sera su Rai 3 del documentario di Ruggero Gabbai “Liliana”. Sulla pagina social dell’europarlamentare Pd Matteo Ricci, che ha postato una foto a Pesaro con la senatrice a vita, sono arrivati una ridda di commenti, alcuni positivi, ma altri di puro insulto
4' di lettura
I punti chiave
- La senatrice a vita valuterà la denuncia
- Indagini su un centinaio di account
- Gip, accusare di nazismo Segre è uno sfregio alla memoria
- Piantedosi, «solidarietà a Liliana Segre attaccata da codardi»
- La Russa, Segre vittima di insulti vergognosi
- Fontana, Segre oggetto di vili e intollerabili insulti
- Schlein, il Pd sta con Segre, faro ed esempio contro l’odio
- Conte, «solidarietà a Segre, vili insulti»
- Il documentario
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Liliana Segre continua ad essere oggetto degli attacchi sui social. Questa volta ad “accendere la miccia” la sua partecipazione lo scorso 25 aprile alla commemorazione della festa della Liberazione a Pesaro, città dove trascorre le vacanze e dove conobbe il marito Alfredo Belli Paci, e la proiezione sabato sera su Rai 3 del documentario di Ruggero Gabbai “Liliana”. Sulla pagina social dell’europarlamentare Pd Matteo Ricci, che ha postato una foto a Pesaro con la senatrice a vita, sono arrivati una ridda di commenti, alcuni positivi, ma altri di puro insulto come «il lavoro rende liberi ma questa è rimasta schiava di Netanyahu», «Invece di invitare lei potevate invitare chi racconta le sue disavventure senza rubarci lo stipendio da senatrice a vita». E altri insulti sono arrivati sulla pagina del sindaco Andrea Biancani e su quella del Comune. Frasi come «La più nazista di tutte», «vecchia il popolo italiano non ti vuole», «stanno facendo la raccolta differenziata».
La senatrice a vita valuterà la denuncia
«Sono parole gravi che andrebbero perseguite dalla giustizia - ha sbottato il sindaco -. Pesaro è con lei e bene, benissimo, abbiamo fatto a darle la cittadinanza onoraria». Già in passato la senatrice, attraverso il suo legale Vincenzo Saponara, ha presentato denunce e la Procura di Milano ha chiuso le indagini su 12 persone accusate di minacce e diffamazione aggravate da motivi di odio razziale nei suoi confronti (per altre 17) presentando una tabella con 246 account social con gli insulti e le minacce che contengono). Ed ora pare scontato che valuterà la denuncia anche per i nuovi insulti. Una situazione che ha continuato ad aggravarsi dal 7 ottobre 2023 ma che non fa desistere la senatrice, che il 10 settembre compirà 95 anni, dal partecipare ad incontri e continuare il suo lavoro di tenere viva la memoria sull’Olocausto.
Indagini su un centinaio di account
Devono proseguire le indagini sugli insulti social per diffamazione, con l’aggravante della discriminazione dell’odio razziale, nei confronti di Liliana Segre. Lo ha deciso il gip di Milano Alberto Carboni, che ha ordinato alla Procura di identificare con nuovi accertamenti 86 account, accogliendo in sostanza l’istanza ad andare avanti con il procedimento avanzata dalla senatrice a vita, tramite l’avvocato Vincenzo Saponara. Lo stesso giudice ha ordinato l’iscrizione di nove persone che non erano state indagate e l’imputazione coatta per altre sette. La Procura aveva chiesto l’archiviazione per 17 posizioni. Archiviata l’accusa nei confronti di chef Rubio.
Gip, accusare di nazismo Segre è uno sfregio alla memoria
Accusare «di nazismo una reduce dai campi di sterminio integra di per sé» la diffamazione ed è «uno sfregio alla verità oggettiva» e «la più infamante delle offese per la reputazione di chi ha speso la propria vita per testimoniare gli orrori del regime e per coltivare la memoria dell’olocausto». Lo scrive il gip Alberto Carboni nell’ordinanza con cui, respingendo in gran parte le richieste della Procura, ha ordinato di andare avanti con le indagini su 86 account per gli insulti a Liliana Segre, di indagare altre nove persone e di disporre l’imputazione coatta per sette. Il “web”, scrive il gip, non può essere una zona franca.
Immediata la solidarietà bipartisan alla senatrice a vita.







