Nuove strategie per fermare l’esodo dei giovani
Cresce il numero di laureati e laureandi trasferiti all’estero: a spingere ad emigrare la ricerca di percorsi di carriera, il salario e la meritocrazia
di Barbara Ganz e Valentina Saini
3' di lettura
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È
un rapporto sempre più difficile, quello fra il NordEst e i suoi giovani. E in un Paese in pieno inverno demografico, con una natalità in caduta libera, le tre regioni fanno peggio anche dei “vicini di casa” come Lombardia ed Emilia Romagna. Un fenomeno fotografato negli ultimi anni dalla Fondazione Nordest: il fenomeno in buona parte riguarda persone fresche di studi, e dunque si traduce in un impoverimento del territorio che vede partire le persone più preparate, privandosi di competenze sempre più difficili da trovare.
Il tema della migrazione dei giovani laureati italiani che trovano occupazione all’estero e non rientrano in Italia ha un’importanza strategica in un’ottica di crescita e di innovazione del tessuto economico, in un contesto in cui, rispetto ai competitor europei, l’Italia ha da un lato meno giovani laureati, dall’altro una minore capacità di attirare stranieri in Italia per completare gli studi. Il fenomeno della dispersione dei giovani laureati - indagato da un report firmato da Anna Maria Moressa, direzione Studi e ricerche Intesa Sanpaolo - è aumentato negli ultimi dieci anni anche nel Veneto con un ampliamento del saldo negativo tra quelli che vanno all’estero e quelli che rientrano: è la seconda regione con il saldo negativo più alto dopo la Lombardia. Eppure al momento della laurea i giovani veneti in cerca di lavoro, seppur disposti a spostarsi anche all’estero in altri Paesi europei (44% del campione, e il 28% anche fuori dalla Ue), preferirebbero trovare occupazione vicino a casa (il 65,3% nella provincia di residenza) o nella regione, «a patto però che l’entrata nel mondo del lavoro garantisca loro l’acquisizione di professionalità e carriera, prima che di guadagno», spiega la ricercatrice. Nel merito sono stati intervistati circa 140 tra laureati che lavorano all’estero o studenti che stanno completando gli studi all’estero; si tratta di giovani che possiedono per la maggior parte lauree a indirizzo Stem e che hanno meno di 35 anni di età. Obiettivo, capire dai laureati veneti che risiedono all’estero quali sono state le motivazioni che li hanno fatti migrare e che cosa potrebbe incidere sulla loro decisione di tornare.
Emerge un chiaro identikit: si tratta per lo più di laureati brillanti con votazioni elevate (più di 106 su 110, il 96% del campione) che avevano già fatto esperienze all’estero, soprattutto master ed Erasmus, e che usano portali, piattaforme online o social (LinkedIn è il più usato). I laureati veneti Stem all’estero hanno occupazioni stabili e rivestono ruoli altamente qualificati. Ma cosa spinge i giovani talenti a emigrare? Laureati e laureandi che studiano all’estero indicano opportunità di carriera, valorizzazione del merito, profilo innovativo e tecnologico più elevato nelle aziende estere; di rilievo anche l’aspetto salariale che è importante sia come fattore di spinta quando si decide di emigrare che come freno in fase di possibile rientro. Dalla ricerca nascono molti stimoli per le imprese del territorio: «I giovani conoscono poco le opportunità offerte dalle tante eccellenze produttive presenti in loco; è pertanto fondamentale promuovere un avvicinamento tra imprese e giovani, già durante il percorso universitario, attraverso ad esempio stage in azienda, in mansioni vicine e coerenti con gli studi realizzati», si legge. Il ruolo di facilitatori del contatto fra laureati e aziende può e deve essere svolto da più soggetti, con le università sempre più spesso in primo piano, e con loro il mondo del credito, che con le imprese dialoga. «Se i giovani laureati sono attratti dall’elevata innovazione e dalla valorizzazione del talento delle imprese estere, dobbiamo far conoscere loro le enormi potenzialità delle nostre aziende, che stanno investendo in tecnologia e digitale. Come banca del territorio, facciamo da tramite tra atenei e mondo produttivo, agevolando le connessioni tra Università e lavoro e aiutando le imprese ad adottare modelli di produzione al passo con il mercato», spiega Cristina Balbo, direttrice regionale Veneto Ovest e Trentino Alto Adige Intesa Sanpaolo.


