Nuove partite Iva, l’e-commerce sostiene ancora le richieste degli operatori esteri
La riforma Ue sugli scambi digitali dovrebbe ridurre l’impatto dei non residenti nel 2027-28
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I dati pubblicati dall’Osservatorio sulle partite Iva offrono qualche spunto per riflettere sull’andamento e sulle possibili evoluzioni del sistema impositivo in una prospettiva sovranazionale. Se guardiamo allo “storico” dell’anno 2025, si osserva infatti che l’apertura di posizioni ai fini dell’imposta da parte di non residenti ha riguardato quasi integralmente (91,8%) il settore del commercio, ingrosso e dettaglio. Per quanto il dato sia aggregato, le indicazioni del Mef suggeriscono che, nell’ultimo quinquennio, si tratta per lo più di operatori dell’e-commerce, essendo peraltro minoritarie le aperture nel commercio tradizionale.
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Ciò, tuttavia, pare in contrasto con l’obiettivo perseguito dall’Ue attraverso l’estensione del regime dello sportello unico (Oss in testa), attuata con il primo pacchetto d’interventi del 2019-2021, la quale – proprio per le vendite a distanza via internet (negozi virtuali e marketplace) e i servizi transfrontalieri nei confronti di privati in ambito comunitario – mirava a ridurre l’esigenza delle plurime identificazioni Iva, consentendo di applicare l’imposta dovuta nei vari Stati membri senza dotarsi di una partita Iva locale.
La ragione di numeri (ancora) così elevati è verosimilmente dovuta proprio al fatto che la riforma avviata con l’estensione del regime “One stop shop” (Oss) – cui è stato affiancato il sistema Ioss per le vendite a privati di beni importati – non è ancora giunta a compimento. Nel frattempo, sono però aumentati esponenzialmente i servizi dei grandi operatori della logistica che, garantendo tempi minimi di consegna, inevitabilmente impongono la presenza di depositi di “prossimità” per la custodia dei beni da recapitare al domicilio dei clienti. Sotto il profilo Iva, questo significa trasferimenti di stock fra Stati membri con conseguente necessità di avere posizioni Iva negli Stati coinvolti (di partenza e arrivo). Lo stesso dicasi per merci che, introdotte nell’Ue da Paesi terzi, vengono poi movimentate verso altri Stati membri.
Inoltre, la presenza di una partita Iva locale è necessaria per talune operazioni che non sono gestibili in regime Oss. È il caso delle vendite con installazione e montaggio nello Stato Ue dell’acquirente o delle vendite interne al singolo Stato membro nei confronti di privati. Senza contare che l’imposta assolta in altri Stati per gli acquisti di beni/servizi non è scomputabile dall’Iva dovuta in applicazione dell’Oss e può implicare quindi una partita Iva locale per esercitare la detrazione.
Le cose dovrebbero cambiare in futuro. Il pacchetto ViDa per l’Iva nell’era digitale dovrebbe infatti ridurre nei prossimi anni (2027-2028) la necessità di disporre di più numeri identificativi. Con il sistema della Single Vat registration sarà infatti estesa l’applicazione dell’Oss a operazioni che ne sono ora escluse e dovrebbero ridursi i casi in cui occorre la partita Iva di altri Stati per trasferimenti di merci da stoccare.







