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Titoli di Stato sotto tiro
Non si arresta l’ondata di vendite sul segmento dei governativi. Perché? Ne parliamo con Andrea Campisi, senior investment manager di Pictet AM
Ascoltalo oradi Barbara Ganz e Valentina Saini
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«Un lavoro ancora troppo fragile: le nuove assunzioni dei giovani under 30 nel 2023 mostrano contratti per lo più “instabili”, e solo uno su dieci è a tempo indeterminato. Un motivo di possibile disaffezione verso il territorio e quindi uno stimolo all’abbandono, fenomeno già ampiamente presente». È l’analisi di Gianfranco Refosco, segretario generale Cisl Veneto.
Il lavoro dei giovani – individuati tra le priorità del sindacato per il 2024 da Cisl Veneto - è al centro di una indagine condotta sul mercato del lavoro regionale nell’ultimo decennio per gli under 30. La fonte sono i dati di Veneto Lavoro considerati negli anni 2023, 2018 e 2013, elaborati e comparati dal centro studi Fondazione Corazzin.
Quello che emerge è che nei primi nove mesi del 2023 sono state 257.515 le assunzioni di lavoratori con meno di 30 anni, ossia il 38,1% del totale nuove assunzioni: si tratta solo di un +0,5% rispetto a cinque anni fa (a fronte del +7,7% per gli adulti 30-54 anni, e +17,8% per gli over 54), dopo il considerevole aumento, pari al 56%, segnato nel 2018 rispetto al 2013. «Sono stati anni contrassegnati da crisi ed emergenze di vario genere, con l’ultimo a evidenziare la fine della forte ripresa occupazionale postpandemica», sintetizza Refosco. Indagando le tipologie di nuovi contratti stipulati, emergono i tratti distintivi del lavoro dei giovani: una perdurante frammentazione e una minor continuità. . Indagando le tipologie di nuovi contratti stipulati, emergono i tratti distintivi del lavoro dei giovani: una perdurante frammentazione e una minor continuità. In sostanza il 59,4% dei contratti stipulati con giovani under 30 è rappresentato da contratti a tempo determinato, il 17,2% da contratti di somministrazione, ossia quelli stipulati da una realtà terza rispetto all’impresa utilizzatrice, il 13,7% dall’apprendistato, che può essere stipulato per giovani fino ai 29 anni compiuti.
Il contratto meno diffuso è proprio quello a tempo indeterminato utilizzato solo nel 9,7% dei casi (sul totale: 16,1%), vale a dire per un solo contratto su 10. Se poi l’analisi si allarga agli ultimi dieci anni, con una comparazione di 2013, 2018 e 2023, è evidente come i contratti che si possono considerare “stabili”, ossia di apprendistato e a tempo indeterminato, mantengano insieme il medesimo peso: neppure un quarto dei contratti stipulati con i giovani under 30.
Guardando, invece, ai contratti a tempo determinato lungo il decennio si coglie il maggior incremento: nel 2013 costituiscono il 54,4% del totale assunzioni under 30 e il 52,4% nel 2018, per arrivare nel 2023, come anticipato, al 59,4%. Dall’altra parte, i contratti di somministrazione aumentano tra il 2013 e il 2018, passando dal 22,4% al 26,2%, ma subiscono un calo nel 2023 attestandosi al 17,2%: un trend che può essere letto come una preferenza delle imprese ad assumere direttamente giovani lavoratori con contratto a tempo determinato anziché tramite agenzie per il lavoro.