Nuove assunzioni, solo un addetto su dieci a tempo indeterminato
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di Barbara Ganz e Valentina Saini
3' di lettura
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«Un lavoro ancora troppo fragile: le nuove assunzioni dei giovani under 30 nel 2023 mostrano contratti per lo più “instabili”, e solo uno su dieci è a tempo indeterminato. Un motivo di possibile disaffezione verso il territorio e quindi uno stimolo all’abbandono, fenomeno già ampiamente presente». È l’analisi di Gianfranco Refosco, segretario generale Cisl Veneto.
Il lavoro dei giovani – individuati tra le priorità del sindacato per il 2024 da Cisl Veneto - è al centro di una indagine condotta sul mercato del lavoro regionale nell’ultimo decennio per gli under 30. La fonte sono i dati di Veneto Lavoro considerati negli anni 2023, 2018 e 2013, elaborati e comparati dal centro studi Fondazione Corazzin.
Quello che emerge è che nei primi nove mesi del 2023 sono state 257.515 le assunzioni di lavoratori con meno di 30 anni, ossia il 38,1% del totale nuove assunzioni: si tratta solo di un +0,5% rispetto a cinque anni fa (a fronte del +7,7% per gli adulti 30-54 anni, e +17,8% per gli over 54), dopo il considerevole aumento, pari al 56%, segnato nel 2018 rispetto al 2013. «Sono stati anni contrassegnati da crisi ed emergenze di vario genere, con l’ultimo a evidenziare la fine della forte ripresa occupazionale postpandemica», sintetizza Refosco. Indagando le tipologie di nuovi contratti stipulati, emergono i tratti distintivi del lavoro dei giovani: una perdurante frammentazione e una minor continuità. . Indagando le tipologie di nuovi contratti stipulati, emergono i tratti distintivi del lavoro dei giovani: una perdurante frammentazione e una minor continuità. In sostanza il 59,4% dei contratti stipulati con giovani under 30 è rappresentato da contratti a tempo determinato, il 17,2% da contratti di somministrazione, ossia quelli stipulati da una realtà terza rispetto all’impresa utilizzatrice, il 13,7% dall’apprendistato, che può essere stipulato per giovani fino ai 29 anni compiuti.
Le tipologie
Il contratto meno diffuso è proprio quello a tempo indeterminato utilizzato solo nel 9,7% dei casi (sul totale: 16,1%), vale a dire per un solo contratto su 10. Se poi l’analisi si allarga agli ultimi dieci anni, con una comparazione di 2013, 2018 e 2023, è evidente come i contratti che si possono considerare “stabili”, ossia di apprendistato e a tempo indeterminato, mantengano insieme il medesimo peso: neppure un quarto dei contratti stipulati con i giovani under 30.
Guardando, invece, ai contratti a tempo determinato lungo il decennio si coglie il maggior incremento: nel 2013 costituiscono il 54,4% del totale assunzioni under 30 e il 52,4% nel 2018, per arrivare nel 2023, come anticipato, al 59,4%. Dall’altra parte, i contratti di somministrazione aumentano tra il 2013 e il 2018, passando dal 22,4% al 26,2%, ma subiscono un calo nel 2023 attestandosi al 17,2%: un trend che può essere letto come una preferenza delle imprese ad assumere direttamente giovani lavoratori con contratto a tempo determinato anziché tramite agenzie per il lavoro.

