Nuova visione fiscale e stabilità delle norme per rafforzare il mercato
Roberto Pietrantonio (Unrae): «Le flotte aziendali sono apripista nell’uso delle nuove tecnologie, con benefici anche per ambiente e sicurezza»
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«Le flotte sono in prima linea nella transizione ecologica: rinnovano spesso i veicoli, ragionano sul Tco (costo totale di possesso) e adottano rapidamente tecnologie green. Le aziende introdurranno obiettivi di sostenibilità sempre più ambiziosi, con effetti a catena anche sull’usato sempre più virtuoso che entrerà sul mercato. Perché possano essere protagoniste della transizione, è essenziale rimuovere le penalizzazioni fiscali residue: le flotte sono e saranno il vero motore della trasformazione ecologica». È questo, in sintesi, il giudizio di Roberto Pietrantonio, nuovo presidente di Unrae (l’associazione che rappresenta le case automobilistiche estere nel nostro paese) sul settore delle flotte aziendali in Italia. Un giudizio che testimonia quanto il mondo delle aziende stia diventando sempre più importante per le case automobilistiche.
Oggi in Europa il comparto aziendale vale mediamente il 60% dell’intero mercato automobilistico, mentre in Italia siamo circa al 45% di quota. «Le flotte aziendali hanno un ruolo cruciale in Europa, ma in Italia il segmento delle auto aziendali pesa molto meno, segno di un potenziale importante inespresso. Le imprese sono tradizionalmente apripista nell’adozione delle nuove tecnologie, e questo gap con l’Europa influisce negativamente su sicurezza ed emissioni del parco circolante italiano. A frenare lo sviluppo è soprattutto una fiscalità obsoleta, che considera l’auto aziendale un lusso da tassare invece che uno strumento di lavoro da sostenere. A questo si aggiungono instabilità normativa, burocrazia e ritardi nelle infrastrutture di ricarica. In altri Paesi Ue le aziende godono di incentivi fiscali più moderni e mirati alle basse emissioni. Allinearsi a queste best practices significherebbe liberare il potenziale delle flotte, con benefici per mercato, ambiente e sicurezza».
A proposito di fiscalità e normative, le proposte di Unrae sono chiare. «Unrae propone una revisione profonda della fiscalità aziendale, per renderla più pro-business e progressivamente green. Significa, ad esempio, legare deducibilità e Iva alle emissioni, aggiornare il tetto di spesa fermo da decenni, ridurre i tempi di ammortamento e rafforzare i fringe benefit per le auto a basso impatto. So che ogni richiesta di sgravio fiscale viene accolta con scetticismo dal legislatore perché implica minori entrate nell’immediato. Noi di Unrae vorremmo aiutare a ribaltare questa prospettiva con dati alla mano: una fiscalità più evoluta sulle flotte genererebbe maggiori entrate per l’erario nel medio termine, grazie a un mercato dell’auto più dinamico e a volumi di vendita maggiori. Per questo ci proponiamo a supporto delle istituzioni per definire misure concrete, anche graduali se necessario. Il pacchetto di proposte che offriamo è organico e pronto: serve la volontà politica di applicarlo per garantire alle flotte italiane pari opportunità rispetto ai paesi europei in cui osserviamo le best practices in questo senso».
Una maggiore stabilità normativa servirebbe anche a programmare le attività e le operazioni di rinnovo delle flotte, con l’obiettivo di implementare la sostenibilità. «Oggi, incentivi discontinui e regole in continuo cambiamento rendono difficile pianificare la transizione all’elettrico e le infrastrutture necessarie. Unrae lavora per un quadro stabile, rafforzando le sinergie con l’intera filiera e chiedendo piani decennali per la mobilità sostenibile. Non servono interventi spot ma una visione di sistema, con misure incentivanti durature e fiscalità allineata agli standard europei. Dare stabilità normativa non è un favore alle imprese, ma un moltiplicatore di benefici per il mercato, l’economia e l’ambiente».
Anche riguardo alla scadenza del 2035 Unrae ha una posizione molto chiara. «Abbiamo sempre detto che la transizione ecologica va gestita con realismo, tenendo insieme obiettivi ambientali e fattibilità industriale. Il 2035 è un obiettivo sfidante: le Bev crescono, ma restano una quota ridotta del mercato, oggi siamo in Europa poco più che al 17%. Questo è dovuto a tantissimi fattori, tra cui costi, infrastrutture insufficienti e incertezze normative. Per questo riteniamo che un eventuale slittamento non debba essere un tabù, purché deciso a livello europeo e accompagnato da misure concrete: se servirà andare oltre il 2035, meglio deciderlo per tempo e con misure di accompagnamento, piuttosto che ritrovarsi all’ultimo momento con un settore in crisi. L’obiettivo finale – decarbonizzare i trasporti – deve però restare fermo, anche se servirà più tempo. In parallelo, è fondamentale che l’Europa sostenga la filiera con investimenti, riconversioni industriali e formazione per accompagnare consumatori e costruttori lungo la strada della transizione».


