L’iniziativa

Numa, «pietre» contro la violenza sulle donne: premi a Roia, Melandri, Fiscale, Lugli e Casa delle donne

Al Teatro de’ Servi i riconoscimenti di Lefebvre Giuffrè a chi fa la differenza nell’impegno per contrastare abusi, discriminazioni e pregiudizi

di Redazione Roma

I partner etici della prima edizione di “Numa - Una pietra tra le pietre”

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Tanti mondi insieme a gridare il loro “basta” alla violenza sulle donne: dal diritto all’associazionismo, dallo sport al giornalismo, fino all’impresa. Al tema è stata dedicata la prima tappa dell’iniziativa permanente “Numa - Una pietra tra le pietre” promossa il 10 giugno da Lefebvre Giuffrè in un gremito Teatro de’ Servi a Roma con l’obiettivo di creare uno spazio stabile di riflessione, approfondimento e confronto sui grandi nodi che riguardano la convivenza civile contemporanea.

Antonio Delfino

Riconoscere per contrastare

Non è casuale che si sia deciso di partire dalla violenza sulle donne, una delle piaghe più insidiose e trasversali rispetto a classe sociale, livello di istruzione e reddito che affliggono il nostro tempo, nonostante gli innegabili progressi compiuti in termini di norme e diritti. Per questo, come spiegato sul palco da Antonio Delfino, responsabile delle relazioni esterne e istituzionali della casa editrice, l’idea di Lefebvre Giuffrè - presente l’ad Stefano Garisto - è stata quella di “riconoscere”, che è anche il verbo chiave per sconfiggere abusi e discriminazioni: vederli, senza sminuire, senza derubricarli a “conflitto” tra pari, senza occultarli. Riconoscere chi ha fatto e continua a fare la differenza.

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Fabio Roia

Il giudice Fabio Roia: «Fare ancora di più, attenzione ai passi indietro»

Cinque i nomi selezionati dal Comitato promotore coordinato da Marco Ruotolo, professore ordinario di Diritto costituzionale all’Università di Roma Tre, sulla base di una rosa di proposte offerte dal Comitato tematico guidato da Manuela Perrone, giornalista del Sole 24 Ore. Per la categoria Diritto il riconoscimento - un’opera realizzata con un sampietrino dall’artista Enrico Marcato - è stato consegnato a Fabio Roia, presidente del Tribunale di Milano, magistrato e studioso impegnato da anni sui temi della tutela delle donne e del contrasto alla violenza di genere. Roia ha voluto sottolineare i progressi, ma anche avvertire dei ritardi. «Il problema della violenza non si risolve con i processi, ovviamente, ma facendo abbastanza, ancora di più di quello che stiamo facendo: nella quotidianità, con il coinvolgimento del genere maschile, con l’uomo che deve svolgere una funzione di sentinella sociale. Perché io credo che stiamo facendo dei passi avanti, ma anche indietro». Il magistrato cita due esempi: il consiglio rilanciato sui social dal presidente del Consiglio regionale del Piemonte, Davide Nicco («Quando ricevi in ufficio una donna che non conosci, se sei solo, lascia sempre la porta aperta. Non si sa mai»), e il tramonto dell’accordo politico sulla proposta di legge che introduceva il fattore dell’assenza del consenso libero e attuale per integrare il reato di stupro.

Barbare Leda Kenny (Casa internazionale delle donne)

Kenny (Casa Internazionale delle Donne): «Uno spazio unico costruito dal basso»

Per la categoria Impegno Sociale il riconoscimento è stato attribuito alla Casa Internazionale delle Donne di Roma, storica realtà dell’associazionismo femminile italiano, punto di riferimento per la promozione dei diritti, della cultura e delle politiche delle donne. Il premio è stato ritirato dalla nuova presidente della Casa Barbara Leda Kenny. «Raccolgo un’eredità importante - ha detto - e sono felice di rappresentare qui oggi la Casa di tutte. Il 2 ottobre saranno cinquant’anni dall’occupazione femminista di Palazzo Nardini in via del Governo vecchio: la Casa è nata in seno a un movimento e da un atto di rivolta. Negli anni le donne hanno avuto la forza collettiva di rivendicare quello spazio più volte. Ringrazio tutte le donne che hanno creduto in quello spazio e lo hanno difeso: un bene comune della città, un’infrastruttura politica autogestita da 28 associazioni femministe. Un’istituzione costruita dal basso, e in questo un luogo unico».

Lara Lugli

La ex pallavolista Lara Lugli: «Ogni pietra cruciale per realizzare una strada»

Per la categoria Arte, Sport e Spettacolo il riconoscimento è stato attribuito a Lara Lugli, ex pallavolista, componente dell’associazione Assist - Associazione nazionale atlete e protagonista di una vicenda che ha contribuito ad accendere il dibattito pubblico sui diritti delle atlete e sulla tutela della maternità nello sport. Quando ha deciso di rendere pubblica l’ingiustizia che la ha vista protagonista come sportiva incinta «mi sono sentita una pietra d’inciampo», ha raccontato sul palco. «Perché quando un sistema procede indisturbato, quante certe abitudini ingiuste vengono accettate come normali, distinguersi diventa necessario. E a volte anche far inciampare le coscienze, interrompere il passo, costringere a guardare ciò che si preferirebbe ignorare».

Lea Melandri

Lea Melandri e l’omaggio al femminismo degli anni Settanta

Per la categoria Giornalismo, web e comunicazione il riconoscimento è stato assegnato a Lea Melandri, scrittrice, saggista, femminista e presidente della Libera Università delle Donne di Milano, tra le figure più autorevoli del pensiero femminista italiano. Melandri, che ha voluto ricordare la collega Angela Azzaro prematuramente scomparsa, ha sottolineato l’importanza di «aver messo a tema un fenomeno che ancora stenta ad arrivare al dibattito pubblico, politico, per la gravità che ha. È un premio per la grande rivoluzione che è stata il femminismo degli anni Settanta: se oggi parliamo di violenza contro le donne è perché c’è mezzo secolo di una cultura e di una pratica che ha portato consapevolezza sul tema. Fino ad allora le donne non erano soggetti, ma funzioni: madri di, figli di». Melandri ha voluto anche evidenziare come il peso del “dominio maschile” gravi anche sugli uomini, obbligati a indossare corazze e seguire il «copione della virilità»: «Sì, sono stati dalla parte del privilegio e del potere, ma anche loro, identificando la donna con la sessualità, il corpo, i sentimenti e la cura, hanno mutilato sé stessi di una parte essenziale dell’umano».

Anna Fiscale (Progetto QUID): «Il luogo di lavoro deve essere un posto sicuro»

Per la categoria Economia e Imprese il riconoscimento è stato attribuito a Progetto QUID, impresa sociale fondata da Anna Fiscale che promuove inclusione lavorativa e sostenibilità attraverso il recupero dei tessuti e l’inserimento professionale di donne provenienti da situazioni di fragilità. Fondata nel 2013 a Verona, oggi Progetto QUID ha 180 dipendenti, in gran parte donne, spesso uscite da situazioni di violenza. «È una delle fragilità a cui abbiamo guardato sin dall’inizio», ha affermato Fiscale. «Per chi ne è vittima, anche il luogo di lavoro deve essere un posto sicuro».

I fari accesi sugli orfani di femminicidio

La serata, condotta dalla giornalista Rai Maria Soave, ha visto la testimonianza commovente di Giuseppe Delmonte, orfano di femminicidio e fondatore della Fondazione Olga che sostiene i figli di mamme uccise dai padri, anche con borse di studio per permettere loro di continuare i percorsi di istruzione dopo il trauma subito. Per questi bambini, come lo è stato lui, la violenza è «una ladra di sogni» e di futuro. Sul palco è salita Maria Claudia Celadin a illustrare #MaiPiù, la campagna permanente della Divisione Serie A femminile professionistica che lungo tutto l’arco della stagione prevede diverse iniziative di sensibilizzazione che possano dare un contributo concreto alla lotta alla violenza contro le donne. La cantautrice Assia Fiorillo si è esibita con alcuni dei suoi brani più toccanti, come “Cambia il vento”. L’attrice Jaele Fo ha portato in scena il monologo “Una donna sola” dei suoi nonni Franca Rame e Dario Fo: la storia di una giovane madre, rinchiusa e vessata, che si ribella in modo tragico ai suoi aguzzini.

Un’iniziativa corale

Numa è il prodotto di tante sensibilità e ha l’ambizione di diventare una piattaforma annuale di confronto. Ogni anno il progetto - attraverso il Comitato promotore permanente composto da Ruotolo, Federica Cappelletti Rossi, Marta Cartabia, Ferruccio de Bortoli, Geppy Gleijeses, Elena Granaglia, Giovanni Grasso, Vittorio Manes, Valeria Marcenò, Daniele Piccione - individuerà un tema di rilevanza sociale intorno al quale sviluppare analisi, contenuti, relazioni e momenti di approfondimento, culminando in un appuntamento pubblico. Il Comitato tematico cambierà in base al focus scelto: nel 2026 è stato composto, oltre che da Perrone, da Francesca Astrei, Marta Caredda, Titti Carrano, Stefano Ciccone, Iside Castagnola, Maria Rosaria Marella, Francesco Menditto, Corrado Tomassini e Giacomo Zani. Al progetto, che ha avuto il patrocinio di Roma Capitale, della Regione Lazio, di Confcommercio Terziario Donne Roma, di Save The Children e della Serie A di Volley femminile, hanno inoltre aderito, in qualità di partner etici, numerose associazioni e organizzazioni del terzo settore quotidianamente impegnate nella prevenzione e nel contrasto alla violenza e nella promozione dei diritti delle donne: Assogentile, Donnexstrada, Telefono Rosa, Stivale Rosso, Women of Change, Mica Macho, Codice Donna, Giuridicamente Libera, Permesso Negato, Working Mom, Fondazione Fo Roma, 100 donne vestite di rosso, Side by Side, WOW Foundation, L’Abbraccio del Mediterraneo, Maschile Plurale, LGA.

In platea anche il presidente della Corte costituzionale

In platea personalità d’eccezione come Giovanni Amoroso, presidente della Corte costituzionale; Pasquale D’Ascola, primo presidente della Corte di Cassazione; Pietro Gaeta, procuratore generale presso la Cassazione; i giudici costituzionali Maria Alessandra Sandulli, Maria Rosaria San Giorgio e Stefano Petitti; la giudice della Cassazione Paola Di Nicola, in prima linea contro la violenza e componente del Comitato tecnico-scientifico dell’Osservatorio nazionale antiviolenza del Dipartimento Pari opportunità; il presidente dell’Autorità anticorruzione Giuseppe Busia; Daniele Cabras, consigliere del presidente della Repubblica per gli Affari giuridici e le relazioni costituzionali; Roberto Chieppa, presidente della Settima sezione giurisdizionale del Consiglio di Stato, già segretario generale della presidenza del Consiglio dei Ministri; Marco Martino, direttore del Servizio centrale anticrimine della Polizia di Stato; la deputata di Azione e presidente della commissione d’inchiesta sulla transizione demografica Elena Bonetti. Presenze importanti: perché ogni pietra è preziosa per lastricare il sentiero comune contro la violenza sulle donne, in tutte le sue forme. Per imparare a vederla indossando le lenti giuste, ovunque pregiudizi e stereotipi la nascondano: nelle case, nei luoghi di lavoro e anche nelle aule di giustizia.

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