Marketing

Nulla finisce nell’era digitale del foreverism

L’intervista a Grafton Tanner, sociologo dell’Università della Georgia

3' di lettura

English Version

3' di lettura

English Version

«Rendere eterno qualcosa significa proteggerlo dall’usura del tempo. Il passato così non passa: non viene semplicemente ricordato, quanto piuttosto riattivato nel presente». È la promessa paradossale, ma anche il rischio implicito del concetto di foreverismo coniato da Grafton Tanner, docente di communication studies all’Università della Georgia e autore del bestseller americano “Foreverism” edito in Italia per Effequ. Il suo lavoro si concentra sul rapporto tra tecnologia e neoliberismo, studiando il modo in cui tutto viene rimesso in circolo. «La nostalgia si prova quando si soffre con affetto per il passato, mentre il foreverism al contrario ci spinge a far rivivere il passato e a salvarlo dal morire per sempre. Rappresenta una società che, anziché lasciare finire le cose, tende continuamente a conservarle, aggiornarle e rianimarle», dice Tanner.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Professore, partiamo dalla definizione.

Il foreverism è una strategia che riporta cose vecchie nel presente e impedisce loro di scomparire. Pensiamo a Star Wars, ai reboot, ai remake e alle réunion, ma anche ai grandi marchi storici.

Loading...

Come si declina per i brand?

Per anni essere “vecchi” è stato quasi uno svantaggio. Oggi l’estetica vintage, le tecnologie analogiche, i primi videogiochi, le vecchie macchine fotografiche tornano desiderabili. Il passato è una nuova forma di capitale competitivo.

Ma non accettiamo più che qualcosa possa semplicemente finire.

Certamente, ma andrei oltre. Il foreverism è un modo di inquadrare la relazione tra passato e presente. Così aziende e politica importano aspetti del passato nel presente anziché proporre nuove idee. Questo discorso avvantaggia in due modi: si fa affidamento sui successi del passato per trarre profitto nel presente e si possono condurre nuove battaglie contro la nostalgia, che da secoli rende piuttosto inquieto il mondo occidentale.

È un fenomeno nuovo?

No, la cultura occidentale fa affidamento da tempo su reboot popolari ed estetiche vintage. I brand sanno che scavare nel passato alla ricerca di idee per i prodotti è una pratica sicura. E molti consumatori, disposti a separarsi dal proprio denaro pur di avere la possibilità di sfiorare il lembo del passato, si sentono a loro agio nel fare questi acquisti.

Tutto questo che effetto produce?

Il rischio è alto perché la tendenza è a congelare le cose sul posto, producendo cambiamenti incrementali invece di autentico progresso.

Nella nuova economia della permanenza prodotti, personaggi e proprietà intellettuali vivranno per sempre?

Forse, ma è più importante notare come i leader politici e aziendali invitino il pubblico a provare nostalgia comunicandola al meglio, quasi idealizzandola. Tutto ciò può creare una dimensione di passato permanente.

Qual è il rischio dell’effetto nostalgia sul marketing contemporaneo?

L’obiettivo è invitare i consumatori a provare abbastanza nostalgia da comprare qualcosa. Ma cosa accade quando i brand esauriscono la nostalgia che stanno cercando di utilizzare per vendere prodotti? C’è anche la possibilità che questo processo peggiori le performance al punto in cui nessun acquisto sia più in grado di generare beneficio.

Qual è il confine tra autenticità e artificialità?

Le aziende vogliono che le loro proprietà intellettuali del passato sopravvivano al futuro e stanno amplificando il registro nostalgico quanto basta per sopravvivere, in modo da non fallire.

In che modo l’AI potrebbe accelerare questo processo?

Rendendo eterno il passato e invogliando il pubblico a tornare alle classiche storie di Star Wars con la voce di James Earl Jones, inserendola in nuovi film in modo che nessuno debba mai più sentire la mancanza di Darth Vader.

Loading...

Ma se tutto può essere riportato in vita, che spazio resta per qualcosa di nuovo?

Il nuovo c’è sempre grazie ad artisti e produttori che sperimentano di continuo. Piuttosto la vera preoccupazione dovrebbe riguardare la costante presenza e manipolazione del passato. In nome di una presunta longevità, i rischi del foreverism spaziano dalla frustrazione fino a veri e propri dilemmi politici e persino etici.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti