La legge delega

Energia, Italia verso il nucleare entro il 2030: la strategia del Governo in dieci domande e risposte

L’obiettivo è raggiungere, con il contributo di questa fonte di energia, i “target” di decarbonizzazione e sicurezza energetica, così come delineati dal Piano Nazionale Integrato Energia e Clima

Nuclear power plant Dukovany - cooling towers, field and beautiful sky - Czech Republic

6' di lettura

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Il Consiglio dei Ministri ha approvato, in esame preliminare, un disegno di legge per conferire una delega all’Esecutivo sul nuovo nucleare sostenibile. Il testo, che si compone di quattro articoli, ha l’obiettivo di intervenire in forma organica sulla materia della produzione di energia da fonte nucleare sostenibile e da fusione. Si tratta di una cornice di regole. L’obiettivo è raggiungere, con il contributo di questa fonte di energia, i “target” di decarbonizzazione e sicurezza energetica, così come delineati dal Piano Nazionale Integrato Energia e Clima. Nella stessa riunione del Consiglio dei ministri è giunto il via libera al decreto contro il caro bollette.

Pichetto, entro il 2030 avremo il nucleare in Italia

«Entro il 2030 avremo il nucleare in Italia. Ne sono convinto», ha detto il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, intervistato da Bruno Vespa al Forum in Masseria alle Terme di Saturnia. «La legge delega andrà alle Camere settimana prossima e ci sarà certamente molto dibattito. Mi auguro per fine anno che venga approvata - è l’auspicio del ministro -. Da lì ci sono 12 mesi per avere i decreti legislativi. Così avremo un quadro giuridico” e “saremo pronti, potremmo fare una valutazione nel merito e sui costi».

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La portata della delega

La delega sul nucleare sostenibile approvata dal governo prevede che il governo adotti una serie di decreti legislativi, entro 12 mesi dall’entrata in vigore, per disciplinare in maniera organica l’intero ciclo di vita della nuova energia sostenibile, attraverso la stesura di un Programma nazionale: dalla sperimentazione, localizzazione, costruzione ed esercizio dei nuovi moduli, al tema della fabbricazione e riprocessamento del combustibile sarà affrontato in una visione di economia circolare. Si interverrà anche sulla disattivazione e smantellamento degli impianti esistenti, la gestione dei rifiuti e del combustibile esaurito, la ricerca, lo sviluppo e l’utilizzo dell’energia da fusione, la riorganizzazione di competenze e funzioni, anche con l’istituzione di una Autorità indipendente per sicurezza, vigilanza e controllo. La delega servirà anche a prevedere strumenti formativi e informativi, formare nuovi tecnici e figure professionali del settore, individuare benefici per i territori interessati.

Ecco in cinque domande e risposte quello che c’è da sapere sul provvedimento.

Perché il Governo ha deciso di puntare sul nucleare?

Anche a seguito degli eventi avveratisi negli ultimi anni sul piano internazionale – dal punto di vista geopolitico, climatico, ambientale e socio-economico – è emersa la necessità di adottare misure che garantiscano, anche sul piano della sicurezza energetica, la stabilità del benessere della popolazione. Attualmente l’Italia dipende in misura significativa dalle importazioni di energia elettrica, specialmente nelle ore notturne. L’invecchiamento del parco nucleare francese e l’aumento della domanda anche nei Paesi attualmente esportatori potrebbe rendere meno affidabile questa fonte di approvvigionamento nel lungo termine, anche al netto del mutamento degli equilibri geopolitici. Sebbene l’incremento di energia rinnovabile e l’estrazione di maggiori quantitativi di risorse energetiche sul territorio nazionale contribuiscano alla riduzione della dipendenza energetica dei Paesi dell’Ue, ciò non sembra sufficiente. Secondo l’esecutivo, all’attuale mix energetico (fossili, gas, rinnovabili e altro) va sostituito un nuovo mix energetico nazionale, che possa prevedere, tra l’altro, anche lo sviluppo di una fonte low-carbon programmabile e continua quale il nucleare.

Ci sono altri Paesi in Europa che puntano sul nucleare?

Nell’Unione europea, il nucleare è ancora la “spina dorsale” della produzione di energia a basse emissioni di carbonio, nonché la prima fonte energetica in assoluto. Alcuni Paesi dell’Ue (tra cui Francia, Svezia, Finlandia, Estonia, Bulgaria, Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Romania e Slovacchia) prevedono di aumentare o avviare la produzione di energia da fonte nucleare, per applicazioni elettriche e non elettriche.

A che punto siamo e quali sono i tempi?

L’evoluzione tecnologica nel campo della ricerca nucleare, che ha condotto alla realizzazione di un “nucleare di terza generazione avanzata” e, si spera a breve, di “quarta generazione”, ha assicurato un salto di qualità in termini di sicurezza e di efficienza. Ciò vale anche per i piccoli reattori modulari, sui quali è in atto un impegno europeo e mondiale per avviarne la commercializzazione già nei primi anni 2030. Nella conferenza stampa che si è svolta al termine della riunione del Consiglio dei ministri, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin ha ricordato che la stima rispetto all’operatività dei primi impianti di nuova generazione arriva «dalla Piattaforma Nazionale per un Nucleare Sostenibile e dagli elementi che provengono dai vari centri di ricerca. Il Pniec - ha affermato - ha previsto il prossimo decennio; gli analisti dicono il prodotto, i reattori di nuova generazione, verso il 2030».

Qual è il potenziale industriale italiano nel settore nucleare?

Inntervenuta in audizione davanti alle Commissioni riunite VIII (Ambiente, Territorio E Lavori Pubblici) e X (Attività produttive, commercio e turismo) della Camera, Enea ha spiegato che grazie alle attività di ricerca e sviluppo in ambito fusione nucleare, e alle collaborazioni internazionali con i Paesi che utilizzano la fissione come fonte energetica, in Italia è presente una filiera industriale molto sviluppata: nel settore dei reattori refrigerati ad acqua (i cosiddetti SMR - Small Modular Reactor) le aziende italine partono con un gap in quanto si tratta di “miniaturizzare” reattori già in operazione e chi già costruisce quelli di grandi dimensioni si trova in vantaggio. Per i reattori raffreddati a metallo liquido (i cosiddetti AMR - Advanced Modular Reactor), invece, le industrie italiane, con il supporto di Enea, sono ben posizionate rispetto alle filiere industriali estere: in questo settore il potenziale è rilevante perché la maggiore sostenibilità di tale tecnologia, una volta dimostrata sul campo, consentirà lo sviluppo di un mercato in cui l’Italia potrà giocare un ruolo da protagonista. Relativamente ai costi e ai benefici, si può ipotizzare che i costi di realizzazione dei primi reattori di piccola taglia potranno essere piuttosto alti, con ripercussioni sul costo del kWh prodotto. Tale costo, però, è destinato a ridursi, fino ad essere competitivo con quello da fonti rinnovabili, con l’aumentare della numerosità dei reattori installati grazie alla produzione in serie dei componenti. Inoltre, questi reattori sono caratterizzati da sistemi di sicurezza di livello superiori a quelli di grandi dimensioni e, nel ciclo di funzionamento, non emettono gas climalteranti.

I progressi compiuti in ambito scientifico, tecnico e tecnologico negli ultimi anni sono stati considerevoli: le tecnologie del piombo, su cui si basano i più promettenti sistemi di ultima generazione, vedono un impegno italiano significativo, sia in termini di ricerca e sviluppo, sia in termini di realizzazione e successiva dimostrazione.

Che cosa si intende per “superamento delle esperienze nucleari precedenti”?

Con questo provvedimento l’esecutivo va nella direzione di una cesura netta rispetto agli impianti nucleari del passato (cosiddetti di “prima” o di “seconda generazione”), destinati alla definitiva dismissione, salvo eventuale riconversione, e l’utilizzo delle migliori tecnologie disponibili, incluse le tecnologie modulari e avanzate. In quest’ottica, si valuterà l’istituzione di un’Autorità indipendente competente per la sicurezza nucleare, con compiti di regolazione, vigilanza e controllo sulle infrastrutture nucleari.

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Il disegno di legge delinea un iter preciso verso l’energia nucleare?

Con questo documento viene regolato il procedimento di adozione dei decreti legislativi, precisando che l’esercizio della delega prevista potrà avvenire anche mediante il compimento di un’opera di codificazione. In particolare, i decreti legislativi dovranno essere adottati, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge, su proposta del Ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica, di concerto, per gli aspetti di competenza in relazione all’oggetto dei decreti stessi, con i Ministri delle imprese e del made in Italy, dell’università e della ricerca. Il tutto previa acquisizione dell’intesa della Conferenza unificata, del parere del Consiglio di Stato e del parere delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari. Si prevede altresì che, qualora il termine previsto per l’espressione del parere delle Commissioni parlamentari scada nei trenta giorni che precedono la scadenza del termine per l’esercizio della delega, o successivamente, quest’ultimo è prorogato di novanta giorni. Il disegno di legge prevede la possibilità di interventi integrativi e correttivi entro due anni.

Qual è l’oggetto della delega?

La previsione di un programma nazionale, finalizzato allo sviluppo della produzione di energia da fonte nucleare sostenibile; la previsione di un programma nazionale, finalizzato allo sviluppo della produzione di energia da fonte nucleare sostenibile; la disciplina della disattivazione e dello smantellamento delle installazioni nucleari esistenti sul territorio nazionale al momento dell’entrata in vigore legge. Tra le soluzioni oggetto della delega anche la disciplina, secondo il principio di regolazione dell’intero ciclo di vita degli impianti, della sperimentazione, della localizzazione, della costruzione e dell’esercizio di nuovi impianti di produzione di energia da fonte nucleare sostenibile, degli impianti di fabbricazione e di riprocessamento del combustibile nucleare sul territorio nazionale e dei relativi sistemi di sicurezza e di radioprotezione e degli impianti di stoccaggio temporaneo dei rifiuti radioattivi e del combustibile esaurito, nonché di impianti di smaltimento definitivo e relative garanzie finanziarie a carico dei proponenti.

Qual è l’appproccio all’intero ciclo di vita dell’energia nucleare?

Il disegno doi legge prevede una disciplina organica dell’intero ciclo di vita dell’energia nucleare (eventuale fase di sperimentazione - progettazione - autorizzazione degli impianti - esercizio degli impianti - gestione, stoccaggio e smaltimento dei rifiuti radioattivi - smantellamento degli impianti).

È previsto un coordinamento con i gestori delle reti elettriche?

Il Governo sottolinea che lo sviluppo della nuova politica nucleare viene valutato anche nel suo impatto sull’assetto complessivo del sistema elettrico nazionale, incluso quello sul mercato elettrico.

Ci sono delle garanzie a copertura dei costi?

I promotori dei progetti nucleari devono fornire adeguate garanzie finanziarie e giuridiche per coprire i costi di costruzione, gestione e smantellamento degli impianti e per i rischi, anche a loro non direttamente imputabili, derivanti dall’attività nucleare.

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