Chernobyl

Nucleare, ecco perché dopo l’addio Italia e Germania ci ripensano

Sono i due grandi Paesi Ue senza atomo. Chicco Testa: «fiducioso in caso di nuovo referendum

di Raffaella Calandra

3' di lettura

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I punti chiave

  • Chernobyl
  • I due referendum
  • La svolta tedesca
  • Il nuovo dibattito
  • In Germania sfida sull’atomo
  • La Francia e il nucleare
  • I ripensamenti

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Il primo ad accorgersene fu un ingegnere svedese della centrale di Forsmark: troppo alti erano i valori delle radiazioni quel 26 aprile 1986. Dopo due lunghi giorni, l’allora Unione sovietica lo ammise: «si è verificato un incidente nella centrale nucleare di Chernobyl».

Chernobyl

Quarant’anni dopo, resta il peggior disastro mai avvenuto. E nell’attuale crisi internazionale, Chernobyl è anche la memoria della perduta indipendenza energetica. Soprattutto per Italia e Germania, i due grandi Paesi europei senza l’atomo. La Svezia continua ad averlo. Come l’Ucraina, le cui centrali sono finite nel mirino dei russi. O come il Giappone, nonostante l’incidente di Fukushima.

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La centrale nucleare di Chernobyl quarant'anni dopo il disastro

I due referendum

«Se si tornasse ad un referendum, sono relativamente fiducioso». Chicco Testa, da convinto oppositore del nucleare come presidente di Legambiente nell’86, ne è diventato un fervente sostenitore dopo la svolta raccontata nel libro «Tornare al nucleare?» (Einaudi 2008). Oggi che il dibattito vive di nuovo vigore parla di «sondaggi favorevoli per il combinato disposto della crisi energetica, di un atteggiamento più pacato dell’opinione pubblica e della posizione dei giovani. Allora percepivano il nucleare come una tecnologia capitalista al contrario delle rinnovabili». Allora è il 1987 quando dopo le nubi tossiche e il divieto di consumare verdure a foglia larga, l’85% dei partecipanti al referendum sentenziò l’abrogazione delle leggi che facilitavano costruzione e gestione delle centrali. Netta fu la voce degli italiani anche alla seconda consultazione: in un’Italia più appassionata al quesito sul legittimo impedimento, che rimandava ai processi del premier, il 94% dei votanti si espresse contro i progetti del Governo Berlusconi di ritornare al nucleare. Era il 13 giugno 2011. Tre mesi prima, l’11 marzo in Giappone un terremoto seguito da un maremoto determinò a Fukushima l’altro incidente classificato, come Chernobyl, col massimo di gravità sulla scala Ines (International Nuclear and Radiological Event Scale). 

La svolta tedesca

Allora anche in Germania ebbe un’accelerazione una Energiewende, svolta energetica, con la decisione di chiudere le centrali nucleari e abbatterle: nel 2023 sono stati spenti gli ultimi reattori; nel 2025 sono state buttate giù le torri di raffreddamento dell’impianto di Gundremmingen in Baviera. All’impatto innescato dalla «Chernobyl del Giappone», secondo la definizione del settimanale Der Spiegel, si unirono contingenze politiche ed economiche: la cancelliera Angela Merkel «aveva bisogno del sostegno dei Verdi e poi- ricorda Testa – c’era una quantità enorme di gas russo a basso costo. Abbiamo pensato potesse durare in eterno. Prima dell’aggressione all’Ucraina, la Germania stava per aprire il secondo oleodotto North Stream. Poi è cambiato il gioco».

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Il nuovo dibattito

Così oggi sia in Italia che in Germania il dibattito è ripreso. Il nostro ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, al convegno de IlSole24ore “Transizione energetica e industria del nucleare” (si veda IlSole24ore del 15 aprile) ha tracciato le possibili tappe del disegno di legge delega sul nucleare: «spero di chiudere il processo legislativo entro l’estate per arrivare a fine anno con i decreti attuativi». E il direttore dell’Agenzia internazionale sull’energia, Faith Birol, ha rinnovato il suo suggerimento a «riconsiderare la scelta fatta sul nucleare. Per la prosperità economica, la sicurezza energetica, la sovranità nazionale».

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In Germania sfida sull’atomo

Negli ultimi tempi, in Germania è in atto quella che la stampa ha battezzato Atomkraft-Streit, una contesa interna alla coalizione sull’energia atomica. Il cancelliere Friedrich Merz (Cdu) considera, come la presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen, un «errore strategico» la rinuncia all’atomo. Ma, a suo dire, ormai è «irreversibel». Contrario il segretario generale della Csu, Martin Huber, che rilancia sui mini reattori, Small Modular Reactors. A Berlino il dibattito sul nucleare non si è mai del tutto sopito e gli osservatori sono convinti che il sentire dell’opinione pubblica sia diverso da 15 anni fa: già nel 2022 in un sondaggio dello Spiegel la maggioranza si disse a favore della conservazione delle centrali per cinque anni. In Germania, come in Italia, le posizioni dei contrari all’energia nucleare si concentrano su sicurezza, alti costi e tempi lunghi di costruzione.

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La Francia e il nucleare

In questi anni, mentre Italia e Germania lo abbandonavano, la Francia «col nucleare ha costruito la sua indipendenza energetica. Oggi – riflette Chicco Testa - ha il livello più basso di emissioni di Co2 d’Europa, un decimo della Germania». Così se negli anni Settanta furono due crisi (nel 1973 e ’79) a spingere sull’atomo, oggi – con la guerra in Ucraina, il blocco del gas russo e le tensioni intorno allo stretto di Hormuz dopo l’attacco Usa in Iran – la memoria di questi quarant’anni da Chernobyl rivive anche da un’altra prospettiva.

I ripensamenti

«Nel mondo ambientalista ci sono stati diversi ripensamenti», ricorda il manager che cita Patrick Moore, già direttore di Greenpeace international, lo scienziato James Lovelock o il professor Giuseppe Zollino con cui sta scrivendo un nuovo libro su «Energia e Nucleare» (Il Mulino). «Da studente votò contro». Oggi insegna Tecnica ed economia degli impianti nucleari a Padova.

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