Farmaceutica

Novo Nordisk espande la ricerca sulle malattie rare e le dipendenze

L’azienda danese non si concentra solo sui farmaci per perdere peso, ma anche sulle malattie cardiometaboliche e investe in Italia

di Francesca Cerati

Novo Nordisk. (AFP)

4' di lettura

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Dopo il successo dei farmaci per la perdita di peso (agonisti di Glp-1), Novo Nordisk espande la sua ricerca sulle malattie cardiometaboliche, le dipendenze e le malattie rare.

Ormai, grazie al monitoraggio continuo e all’apprendimento dall’esperienza dal mondo reale, è possibile sfruttare il potenziale dei Glp-1 ed ampliarne le opportunità, tanto più ora che il settore dei farmaci dimagranti è estremamente competitivo.

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«L’obiettivo è di affrontare i bisogni insoddisfatti nelle gravi malattie croniche attraverso un approccio olistico - ha detto al Sole24Ore Martin Holst Lange, Executive Vice President, Development di Novo Nordisk - Dopo aver dimostrato, sia nel diabete che nell’obesità, che Glp-1 è associato a una diminuzione del rischio di eventi e malattie cardiovascolari, ora si dimostra efficace anche nel ridurre il rischio di insufficienza cardiaca, malattie renali ed epatiche». Su quest’ultimo fronte, l’azienda è in procinto di aggiornare le indicazioni con i dati sulle malattie del fegato.

Emofilia e disturbi della crescita

Lange ha anche aggiunto che l’azienda esplorerà come i farmaci Glp-1 potrebbero aiutare i pazienti alle prese con la dipendenza, ma è nel settore delle malattie rare che Novo punta a diventare un leader e che ha portato l’azienda ad acquisire nel 2022 per 1,1 miliardi di dollari Forma Therapeutics, focalizzata sull’anemia falciforme, e nel 2024 2seventy bio, attiva nell’emofilia A.

«Le malattie rare sono una delle nostre principali aree di interesse - continua Lange - È stata appena approvata (sia dall’Fda che dall’Ema, ndr) una nostra nuova classe di anticorpi monoclonali chiamati anti-Tpf1, che aiutano a limitare le emorragie nei pazienti con emofilia, attraverso iniezioni sottocutanee al posto di frequenti infusioni endovenose. Ma stiamo sperimentando anche un anticorpo bispecifico mimetico di nuova generazione per prevenire o ridurre la frequenza degli episodi di sanguinamento in modo più confortevole: stiamo parlando di iniezioni sottocutanee una volta al mese, una volta ogni due settimane o una volta alla settimana, rispetto a un’infusione quotidiana. Questa è una vera differenza». Anche nel settore dei disturbi della crescita, Novo Nordisk sta per lanciare un nuovo trattamento settimanale, anziché quotidiano, con ormone della crescita.

Obesità, malattia complessa

Restando in tema di obesità, proprio ieri l’azienda ha rivelato i dati di un secondo studio in fase avanzata (Redefine 2) del suo candidato farmaco per l’obesità Cagrisema (un’iniezione settimanale che combina semaglutide e una seconda molecola chiamata cagrilintide che imita l’ormone pancreatico amilina), che se da un lato offre una migliore perdita di peso rispetto al suo predecessore (Wegovy), dall’altro non ha superato il diretto concorrente (il farmaco di Lilly). E la reazione del mercato è stata di un calo dell’8%.

«L’obesità è una malattia complessa, per cui i pazienti hanno bisogni diversi, ecco perchè dobbiamo fornire una pipeline che soddisfi queste necessità - chiarisce Lange - Non tutti i pazienti devono perdere più del 20% di peso, per alcuni è sufficiente solo il “10-15”% e, in questo caso, la biologia dell’amilina è molto interessante perché è in grado di dare una perdita di peso del 15,7%, con un tasso di eventi avversi che in alcuni è di circa la metà rispetto al solo Glp-1». E il tema della tollerabilità, e non solo della sicurezza, è fondamentale se si pensa che questi farmaci dimagranti vanno presi a vita.

«I nostri studi (ma anche quelli dei nostri concorrenti) dimostrando che se i pazienti interrompono il trattamento per l’obesità, nel 70-80% dei casi riacquisteranno peso entro un anno. Ciò indica che la terapia è cronica. Ma questo non è così sorprendente se si pensa al diabete, all’ipertensione o al colesterolo alto. Anche in questi casi se si interrompe il trattamento, la glicemia, la pressione o il colesterolo aumenteranno di nuovo. L’obesità è una malattia metabolica e, come tale, ha la stessa dinamica: la terapia non è una cura, ma un trattamento. Anche su fronte della somministrazione orale, la competizione tra i farmaci anti-obesità resta alta.

«È un’area in cui c’è una domanda molto alta da parte dei pazienti e dei medici curanti e sappiamo che dobbiamo costruire una catena di approvvigionamento robusta prima di lanciare nuovi prodotti in questo spazio - risponde Lange - Ora abbiamo una capacità di produzione sostenibile e stiamo procedendo verso la sottomissione regolatoria del semaglutide orale, a partire dagli Stati Uniti. Lo stesso rispetto all’amilina, ma la formulazione orale è ancora in fase 1/2».

Gli investimenti in Italia

Negli ultimi anni Novo Nordisk ha intrapreso un percorso di investimenti a livello globale - pari a 35 miliardi di dollari entro il 2030 - che si riflette anche sull’Italia, che, nella visione di Novo Nordisk, è un paese strategico. «L’obiettivo è quello di rafforzare ulteriormente la presenza in Italia, non solo in termini di investimenti, ma soprattutto in termini di benefici per i pazienti e contributo per il sistema paese» precisa Lange. Già nell’ultimo triennio (2021-2023) Novo Nordisk Italia ha investito oltre 12 milioni di euro in ricerca clinica coinvolgendo i principali centri di ricerca italiani, arruolando più di 1000 pazienti in 47 studi clinici su tutto il territorio e ampliando le aree terapeutiche.

A conferma dell’importanza strategica dell’Italia, dal 2024 Novo Nordisk Italia è Clinical development center (Cdc), ossia uno dei pochi paesi nel mondo dotati di un hub di ricerca clinica sia nelle aree in cui Novo Nordisk è già attiva, come diabete, obesità e malattie rare, sia, e soprattutto, in altri ambiti terapeutici, come quello cardiovascolare, cardiometabolico e di malattie croniche quali Alzheimer. «Già nel prossimo biennio, è previsto un incremento del 50% degli studi clinici e raddoppierà il numero di pazienti che avrà accesso all’innovazione scientifica» conclude Lange. Nel 2025, Cdc Italia è stata proposta per 3 trial di fase 1 nel quadro delle malattie rare (pazienti con emofilia, pazienti con acromegalia, pazienti con emocromatosi).

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