Nove liceali italiani su dieci scelgono ancora l'anno o il semestre a stelle e a strisce
StudyAway, tra l'estate e gennaio partiranno oltre 90 studenti italiani. Il 94,5% degli ex partecipanti rifarebbe la scelta e per il 70% le tensioni internazionali non hanno inciso sulla vita scolastica
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L'esperienza di sei mesi o un anno scolastico oltre Oceano resta tra le più formative per gli studenti delle superiori. Gli Stati Uniti continuano a rappresentare un importante punto di riferimento e un sogno per moltissimi studenti di tutto il mondo: l'immersione nella lingua, nella vita scolastica e nelle relazioni quotidiane accresce indipendenza, adattabilità e spirito critico, competenze oggi decisive per l'università e per il lavoro in ogni parte del mondo senza dimenticare lo sport.
Sono oltre 90 gli studenti che in questo periodo, tra la fine dell'estate e gennaio, si preparano a volare oltreoceano con StudyAway, agenzia specializzata nel programma “Semestre e Anno Scolastico all'Estero” in USA e Canada per gli studenti delle superiori dai 15 ai 18 anni (programma riconosciuto dal Ministero dell'Istruzione). Se gli Stati Uniti confermano la loro solidità come meta di riferimento – accogliendo circa il 70-80% del totale dei partecipanti – il Canada registra una crescita significativa, con un aumento del 25%. Un interesse, quello verso il Paese della foglia d'acero, alimentato dalla sua proposta educativa peculiare, dalla sicurezza percepita e da un multiculturalismo che lo rende una destinazione sempre più appetibile e distintiva per le nuove generazioni.
Le turbolenze internazionali non bloccano il flusso
Nonostante le turbolenze del contesto internazionale e le complesse dinamiche globali, le esperienze di studio all'estero rimangono un'aspirazione forte e concreta, come dimostrato dai risultati di una survey su un campione di 100 studenti che hanno vissuto l'anno scolastico negli Stati Uniti nel biennio 2025-2026. Il dato più netto è la quasi totale assenza di pentimento: il 94,5% dei ragazzi dichiara di non essersi pentito della scelta di partire. L'integrazione appare solida, con l'87% degli intervistati che descrive la propria esperienza come positiva, sia per l'inserimento nella comunità locale sia per la scoperta di una realtà diversa dall'Italia. Anche sul fronte del clima internazionale i dati rassicurano: per il 70% le tensioni geopolitiche discusse nei media non hanno avuto impatti sulla vita scolastica e più in generale sul programma, o lo hanno fatto solo marginalmente, un quadro confermato dal fatto che secondo quasi sette intervistati su dieci, il tema non viene affrontato dai docenti in classe. Le preoccupazioni non annullano comunque il desiderio di partire. Il 47,3% degli studenti ammette di avere avuto qualche timore, ma afferma che rifarebbe ugualmente la stessa scelta.
Dubbi sul clima politico interno negli Usa
I dubbi riguardano soprattutto il clima politico interno agli Stati Uniti, indicato dal 34,5% del campione, più che la sicurezza percepita durante la permanenza. Il dato più significativo resta il passaparola: il 91% degli studenti consiglierebbe oggi la stessa esperienza a un coetaneo, a conferma di come il valore formativo dell'esperienza negli USA prevalga sulle incertezze del contesto globale.
Il ruolo dello sport
A sostenere l'interesse verso gli USA si aggiunge un fattore inedito: lo sport. Complice l'avvicinamento ai grandi eventi internazionali e il crescente interesse per il calcio negli States — alimentato dall'entusiasmo post-Mondiali — i ragazzi italiani riscoprono il modello americano dove lo sport è parte integrante del curriculum scolastico. “L'intero ecosistema sportivo americano rappresenta un valore formativo unico: un luogo dove competizione e meritocrazia scolastica vanno di pari passo, offrendo ai ragazzi un contesto di crescita che in Italia è spesso frammentato” - spiega Giulia Salamone, Responsabile del supporto agli studenti di StudyAway.
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