Italia seconda in Europa per giovani Neet: analisi del fenomeno e divari territoriali nel 2024
Fenomeno in calo, ma il dato resta ancora alto. Per gli esperti è necessario intervenire
di Davide Madeddu (Il Sole 24 Ore) e Ana Somavilla (El Confidencial, Spagna)
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Il fenomeno è in calo, ma l’Italia rimane il secondo Paese dell’Ue con la più alta percentuale di Neet (Not in Education, Employment or Training). Ossia i giovani, tra i 15 e i 29 anni, che vivono in una sorta di limbo senza studiare, lavorare o seguire un corso di formazione. Un esercito che vive ancora con i genitori e che sembra quasi non pensare al futuro. A delineare questo scenario è l’elaborazione di Openpolis insieme alla fondazione sociale Con i Bambini su dati Eurostat.
Il quadro europeo
Il quadro europeo non è, comunque, omogeneo. Di certo, a leggere i dati, emerge che la condizione migliore si registra nei Paesi del Nord e Centro Europa e più alto in quelli mediterranei e dell’Est: Olanda e Svezia dove il tasso di Neet è il più basso. I dati peggiori, ossia le percentuali di Neet più alte si registrano in Romania, Paese al primo posto con una percentuale del 19,4%, seguita dall’Italia con il 15,2% e a seguire la Lituania (14,7%) e la Grecia (14,2%).
Gli stati con la minor percentuale di Neet nel 2024 sono invece i Paesi Bassi (4,9%), la Svezia (6,3%) e Malta (7,2%). «Questi Paesi, insieme ad altri 6, hanno già raggiunto il target Ue per il 2030 - si legge nello studio -. Un obiettivo che riguarda la questione giovanile, in primo luogo da un punto di vista sociale, essendo inserito nel piano d’azione sul pilastro europeo dei diritti sociali - si legge nello studio -. Ma che ha anche evidenti risvolti educativi che, in modi diversi, investono il nostro sistema di istruzione».
Il caso italiano
Nonostante il calo (nel 2023 la percentuale era pari a 16,1%, mentre nel 2022 del 19%), l’Italia resta, nel contesto europeo, uno dei Paesi con più giovani cosiddetti Neet. Nel 2024 la percentuale di Neet di età compresa tra i 15 e i 29 anni è stata del 15,2%.
Una quota superiore rispetto alla media europea (11%) e distante dall’obiettivo Ue per il 2030 che indica come traguardo quello di scendere al di sotto del 9% di giovani Neet.« Ridurre questa percentuale significa mitigare la dispersione della risorsa più importante a disposizione di un Paese - prosegue lo studio-: l’energia e il talento delle sue giovani generazioni».


