Non solo tennis. Incontro con Alejandro Galán, il campione del mondo di padel
Il suo colpo vincente è la volée di rovescio. L’atleta vanta 23 titoli e, di 278 match disputati, ne ha vinti 236 e adess punta a tornare ad essere il numero uno del ranking mondiale.
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Con una rimonta che ha fatto impazzire tutti gli appassionati di padel, Alejandro Galán è diventato campione del mondo conquistando, insieme al suo compagno Federico Chingotto, la FIP World Cup Pairs a Kuwait City. Un finale memorabile per il campione spagnolo che, ad oggi, è il più titolato giocatore in attività di uno sport in costante ascesa. Galán è anche friend of the brand del marchio orologiero Hublot.
Partiamo dal presente: qual è il tuo obiettivo per quest’anno? Nel breve termine è tornare a essere il numero uno al mondo. Nel 2025 io e Federico ci siamo arrivati vicini. Ci riproveremo, ma senza che diventi un’ossessione.
Qual è la sensazione che si prova ad essere considerato tra i più forti giocatori di sempre e un simbolo di questo sport? Sono molte e diverse. Da un lato, gratitudine, verso chi ha creduto in me e verso la mia famiglia, che si è sacrificata per farmi realizzare il mio sogno. Dall’altro, responsabilità. Il padel è uno sport molto recente che noi giocatori dobbiamo far consolidare, continuando il grande lavoro svolto dai nostri predecessori per lasciare un’eredità ai più giovani e renderlo grande e riconosciuto in tutto il mondo. Un risultato che solo diverse generazioni di giocatori possono ottenere e non un singolo atleta.
Le tue statistiche da professionista sono impressionanti. A tutt’oggi, hai conquistato 23 titoli e di 278 match disputati, ne hai vinti 236. Quando hai cominciato pensavi che saresti arrivato a questi risultati? In principio non immaginavo di poter diventare un professionista di padel perché per me era solo un semplice gioco tra amici. Quando ho iniziato ad allenarmi più seriamente e ho capito di avere delle qualità, ho cominciato a sognare di poter arrivare il più in alto possibile.
Qual è stato il momento in cui tu hai realizzato di essere diventato un grande campione? Non te ne accorgi mai in un momento preciso: tutto arriva progressivamente. Ma il momento chiave che ha cambiato la mia carriera è stato quando il mio attuale allenatore, Jorge Martínez, mi ha dato una borsa di studio per potermi allenare e giocare nel circuito giovanile.











