Il programma

Non solo per studenti, l’Erasmus apre alle imprese

La Commissione europea supporta l’imprenditorialità e l’internazionalizzazione, finanziando le esperienze all’estero e gli scambi

di Valentina Saini

In ogni Paese coinvolto nell’Erasmus c’è una rete di organizzazioni intermediarie, che ricevono le candidature. Sul territorio opera Unioncamere del Veneto

3' di lettura

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Chi ha detto che l’Erasmus è solo per studenti universitari? Anche coloro che hanno un’idea imprenditoriale, o aperto un’attività da poco, possono partire. A permetterlo è un programma della Commissione Europea volto a sostenere l’imprenditorialità e l’internazionalizzazione, e pensato per nuovi o aspiranti imprenditori, senza limiti di età.

L’Erasmus for Young Entrepreneurs, questo il nome del programma, consiste in un finanziamento a fondo perduto per fare un’esperienza all’estero, a cavallo tra la collaborazione e il tutoraggio, presso una realtà già avviata nel proprio settore di interesse. Un requisito fondamentale? Conoscere almeno una lingua parlata nel Paese di destinazione. Ma a partecipare al programma non sono solo neo-imprenditori o aspiranti tali, bensì anche i cosiddetti host: imprenditori già avviati, con un’esperienza di almeno tre anni nella gestione di un’azienda.

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In ogni Paese coinvolto nell’Erasmus for Young Entrepreneurs c’è una rete di organizzazioni intermediarie, che ricevono le candidature, le valutano e accompagnano i partecipanti selezionati lungo tutto il percorso. Tra le organizzazioni attive in Italia c’è Unioncamere del Veneto. Qui, la coordinatrice dell’Erasmus for Young Entrepreneurs è Geyleen Gonzalez. «Il programma consiste nell’incontro tra due realtà imprenditoriali» dice Gonzalez.

«Da una parte l’aspirante imprenditore, o la persona che ha da poco avviato un’azienda, ha l’opportunità di imparare e di testare le sue competenze e la propria idea di impresa. Dall’altra, ospitando una persona proveniente da un altro Paese, le Pmi con esperienza hanno la possibilità di aprirsi a nuove idee, nuove collaborazioni, e anche nuovi mercati. Ogni scambio deve comportare benefici per entrambe le parti».

Tra i segnali di uno scambio di successo, infatti, c’è il proseguimento della collaborazione anche quando il neo-imprenditore torna a casa, e magari le due aziende diventano partner stabili con un accordo di joint venture o instaurando rapporti di fornitura, come si legge sul sito del programma.

Su una cosa Gonzalez è molto chiara: non si tratta di uno stage, pertanto la collaborazione non consiste in un periodo di lavoro subordinato: «Si va a lavorare con l’azienda per acquisire competenze e conoscenze utili per il proprio progetto». È anche una sorta di reality check, un’opportunità di toccare con mano la realtà di un’azienda attiva nel proprio settore di interesse, andando al di là dell’idea astratta che se ne può avere quando si è privi di esperienza concreta. «Capita che un partecipante, quando torna, modifichi completamente la propria idea iniziale, o che addirittura decida di non avviare l’attività che aveva immaginato perché si rende conto che non funziona» osserva Gonzalez.

Oggi l’Erasmus for Young Entrepreneurs si è allargato fino a coinvolgere decine di Paesi europei, dall’Albania all’Ucraina, dall’Estonia alla Francia.

Ha dato luogo a oltre 11.800 scambi imprenditoriali, e ricevuto la candidatura di quasi 22mila neo/aspiranti imprenditori e oltre 13.230 imprese ospitanti, che sono sempre Pmi. Da parte sua, Unioncamere Veneto ha seguito oltre duecento neo-imprenditori o aspiranti tali, con un 97% di scambi di successo. Il suo presidente, Mario Pozza, rileva come gli imprenditori italiani all’estero siano «i migliori ambasciatori della nostra cultura. Ma forse sono in pochi a sapere che l’Italia è il secondo Paese più richiesto dagli aspiranti imprenditori che vengono dall’estero». Grazie a programmi come l’Erasmus for Young Entrepreneurs, spiega Pozza, «le nostre aziende hanno creato ottime collaborazioni internazionali con startup e aspiranti imprenditori provenienti da tutta Europa, confermando quanto preziosi e arricchenti siano il trasferimento di competenze e lo scambio di professionalità, anche al di fuori dei confini nazionali».

Per candidarsi bisogna scegliere una delle organizzazioni intermediarie al sito www.erasmus-entrepreneurs.eu e seguire le indicazioni. Dopodiché comincia un processo di valutazione che, se si conclude positivamente, apre le porte alla piattaforma che riunisce tutti i partecipanti al programma, sia neo-imprenditori che ospitanti, e che suggerisce dei possibili partner di interesse sulla base delle lingue conosciute e dell’idea imprenditoriale. Se il neo-imprenditore trova interessante un’azienda le propone la sua idea attraverso la piattaforma. E se l’azienda ospitante la valuta positivamente, lo scambio ha inizio, con una durata da uno a sei mesi che può essere suddivisa in periodi diversi a seconda delle proprie esigenze. Ogni quindici giorni va inviato un rapporto delle proprie attività, e il finanziamento a fondo perduto consiste in un aiuto mensile, il cui importo varia a seconda del Paese di destinazione, per contribuire a coprire spese di trasferimento, vitto e alloggio del neo o aspirante imprenditore all’estero.

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