Gli strumenti

Non solo piattaforme: come esporti al Bitcoin con azioni Etn, Etf e certificati

A Piazza Affari sono quotati dei cloni che investono in titoli legati alla blockchain mentre sono vietati i replicanti che investono in cripto

di Andrea Gennai

(Naeblys - stock.adobe.com)

3' di lettura

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La strada più gettonata dai risparmiatori retail per puntare sulle cripto negli ultimi due anni è quella degli Etp (Exchange traded product) e in particolare degli Etn (exchange traded notes), ovvero gli strumenti-clone che replicano l’andamento delle varie criptovalute quotate. Gli strumenti su criptovalute sono una sessantina, nessuno di questi è quotato su Borsa Italiana ma prevalentemente su Xetra o Euronext Paris. Oltre che su Bitcoin e Ethereum, esistono prodotti quotati anche su altre cripto.

LE CRIPTO REPLICHE

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I rischi con gli Etn

Essendo dei replicanti la performance riflette le dinamiche delle divise digitali e da inizio anno le performance sono impietose con perdite nell’ordine del 60-70% in media per gli strumenti long. . Gli Etn infatti non sono Oicr (Organismi di Investimento Collettivo del Risparmio) al pari dei fondi comuni e degli Etf. Sostanzialmente sono dei veicoli che lanciano dei titoli di debito legati a un sottostante. Il problema sorge in caso di fallimento dell’emittente. Solitamente investono in Bitcoin o altre cripto conservate presso un depositario regolamentato, provvisto spesso di assicurazione su depositi. Sono soprattutto asset sganciati dalle piattaforme. In caso di insolvenza scatta generalmente una sorta di trustee che rifonderà i possessori delle quote attraverso la vendita degli asset sottostanti segretati.

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QUEL LEGAME CON LE CRIPTO

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I titoli azionari più esposti

Si tratta di gruppi quotati che negli ultimi anni hanno deciso di comprare bitcoin o altre valute digitali per diversificare. Col tempo le oscillazioni di prezzi di queste azioni sono diventate delle proxy del bitcoin. E la storia non finisce qua. Perché questi titoli azionari molto spesso finiscono in Etf o certificati creando un effetto domino, in positivo e purtroppo quest’anno in negativo. Il caso più clamoroso, come rilevato dal sito Bitcoin Treasuries, resta quello di Microstrategy che ha in pancia bitcoin per circa 2 miliardi di dollari secondo gli ultimi valori con un’incidenza del 112% sulla capitalizzazione. Il titolo perde quasi l’80% a un anno, in linea con la criptovaluta.

Gli Etf

«A Piazza Affari - spiega Gabriele Bellelli, formatore e trader - ci sono 6 Etf azionari legati alla blockchain. Si tratta di strumenti che hanno performance diverse tra loro perché utilizzano benchmark diversi. Il concetto della blockchain è ancora difficile da identificare in maniera univoca e questo provoca questi disallineamenti. All’interno di questi strumenti troviamo comunque azioni legate alle criptovalute a partire da Microstrategy, Coinbase e Marathon Digital. Singoli titoli che possono arrivare a pesare oltre il 10% del portafoglio dando un’impronta significativa alle quotazioni degli Etf. A mio avviso si tratta di strumenti da approcciare sempre con quote marginali o attraverso Pac oppure con strategie a gestione attiva cercando di sfruttare le fasi di forza».

GLI ETF CONNESSI ALLE CRIPTO

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I certificati

C’è poi il capitolo certificati d’investimento. Oltre a uno strumento legato alla blockchain, il tema principale è quello dei titoli che investono in criptovalute inseriti nella quasi totalità in certificati a capitale condizionatamente protetto.

«Nelle specifico - continua Bellelli - il titolo Tesla è presente in 266 certificates mentre Coinbase è inserito in 43 e Microstrategy in 6. Il bilancio complessivo non è sicuramente edificante. Nel caso di Microstrategy sono tutti e 6 sotto la barriera discreta, ovvero a scadenza. Nel caso di Coinbase ben 25 su 35 a barriera discreta sono sotto la soglia. Ci sono poi i casi di barriera continua, ovvero non a scadenza. In questo caso se la barriera viene violata è persa la protezione del capitale a scadenza, ma non è automatico che rimborsi un valore negativo. Se la distanza della scadenza è lontana, il sottostante può avere la forza di recuperare. In generale questa forte volatilità si registra sui titoli acquistati sull’onda della moda del momento e poi in uno scenario di medio termine spesso gli esiti sono diversi da quelli sperati».

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